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Legge 24 novembre 1981, n. 689

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208 provvedimenti

Pene Sostitutive e Precedenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego delle pene sostitutive a un condannato, chiarendo un principio fondamentale. Sebbene i soli precedenti penali non siano sufficienti per negare il beneficio, la decisione è legittima se il giudice motiva adeguatamente sulla base di un'analisi complessiva della personalità del reo e di un concreto e attuale rischio di recidiva, come nel caso di specie, dove sono stati valutati la gravità dei reati, la loro ripetizione e l'inefficacia delle sanzioni passate.
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Pene sostitutive: la Cassazione chiarisce le regole
Un individuo condannato per truffa online si è visto accogliere parzialmente il ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, pur confermando la sua responsabilità penale, ha annullato la sentenza d'appello riguardo al diniego delle pene sostitutive. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato inammissibile la richiesta perché presentata dal difensore senza procura speciale, applicando in modo errato le norme processuali succedutesi nel tempo. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione sulle sanzioni.
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Sanzioni sostitutive: no recupero in fase esecutiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di ammissione alle sanzioni sostitutive non può essere presentata al giudice dell'esecuzione dopo che la sentenza di condanna è diventata definitiva. L'eventuale omissione del giudice di primo grado doveva essere contestata durante l'appello. La Corte ha ritenuto legittimo il provvedimento 'de plano' del giudice dell'esecuzione che ha dichiarato l'istanza inammissibile per manifesta infondatezza, confermando che la sede naturale per tali doglianze è il processo di cognizione e non la fase esecutiva.
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Opposizione atti esecutivi: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opposizione a una cartella esattoriale basata su vizi formali, come la mancata notifica degli atti precedenti, si qualifica come opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.). Di conseguenza, la sentenza di primo grado non è appellabile, ma può essere impugnata solo con ricorso per cassazione. La Corte ha quindi annullato la sentenza d'appello, dichiarando il gravame inammissibile e confermando la decisione del primo giudice.
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Detrazione IVA Spese Legali: Limiti e Requisiti
Una società si è vista negare la detrazione dell'IVA sulle spese legali sostenute per la difesa dei propri dipendenti in un procedimento penale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che per la detrazione IVA spese legali è necessario un nesso diretto e immediato con l'attività d'impresa, nesso che non sussiste in questi casi. Viene ribadita la distinzione tra il concetto di inerenza ai fini delle imposte dirette e quello, più stringente, ai fini IVA.
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Giurisdizione amministrativa per sanzioni a concessionari
Una società concessionaria del servizio di riscossione tributi per un Comune veniva sanzionata per ritardato versamento delle somme. A seguito di un conflitto tra giudice amministrativo e giudice tributario, la Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza a decidere spetta alla giurisdizione amministrativa. La decisione si fonda sul principio che la controversia non ha natura tributaria, ma riguarda l'inadempimento di obblighi derivanti da un rapporto di concessione di pubblico servizio.
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Vigilanza e governance: la responsabilità dei sindaci
Una Corte d'Appello ha confermato le sanzioni CONSOB a carico dei membri dell'organo di controllo di una società quotata. La decisione si fonda sulla violazione dei doveri di vigilanza e governance, in particolare per non aver comunicato al mercato e all'autorità di vigilanza le significative divergenze tra le pratiche di governo societario effettivamente adottate e quelle dichiarate nel codice di autodisciplina. La sentenza chiarisce che la responsabilità sorge dalla mancata trasparenza verso il mercato, indipendentemente dal merito delle scelte gestionali.
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Sanzione software senza licenza: la guida completa
Un'azienda è stata multata per oltre 28.000 euro per l'utilizzo di software non licenziato. Si è opposta alla sanzione, sostenendo che il calcolo per i programmi obsoleti fosse errato. Il tribunale ha respinto l'opposizione, confermando che la sanzione software senza licenza deve essere basata sul prezzo di mercato al momento dell'ispezione, anche per le versioni più vecchie. La precedente sentenza penale è stata un fattore determinante.
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