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Legge 24.12.12 n. 228

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Cessazione della materia del contendere: la guida
In una controversia di lavoro riguardante il riconoscimento di un rapporto subordinato, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo presso l'Ispettorato del Lavoro durante il giudizio di legittimità. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che l'accordo negoziale ha eliminato l'interesse alla decisione e ha escluso l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Cessazione materia del contendere: accordo e sentenza
Una lavoratrice ottiene in Appello il corretto inquadramento professionale contro un'Azienda Sanitaria. L'Azienda ricorre in Cassazione, ma durante il giudizio le parti raggiungono un accordo. La Suprema Corte dichiara la cessazione della materia del contendere, specificando che tale pronuncia fa venir meno l'efficacia della sentenza d'appello, in quanto superata dalla volontà delle parti espressa nell'accordo transattivo.
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Cessazione materia del contendere: effetti sulla sentenza
La Corte di Cassazione dichiara la cessazione materia del contendere in un caso di inquadramento lavorativo, a seguito di un accordo tra un'Azienda Sanitaria e due dipendenti. La sentenza d'appello impugnata perde così la sua efficacia.
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Spese di lite: quando il giudice può liquidarle al minimo
Una recente sentenza della Corte d'Appello ha esaminato un caso relativo alla liquidazione delle spese di lite in una controversia condominiale. La Corte ha confermato la decisione di primo grado che liquidava i compensi legali secondo i minimi tariffari, respingendo l'appello dei vincitori che ne chiedevano un aumento. La motivazione si fonda sulla semplicità delle questioni trattate e sul ruolo meramente illustrativo, e non tecnicamente complesso, della Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) disposta nel corso del giudizio. La decisione sottolinea che la liquidazione delle spese di lite deve essere proporzionata all'effettiva attività processuale svolta.
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Canone aggiuntivo: legittima la richiesta regionale
Una società energetica ha contestato la legittimità e il metodo di calcolo di un canone aggiuntivo richiesto da un ente regionale per la prosecuzione temporanea di una concessione idroelettrica scaduta. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha respinto il ricorso, confermando che l'imposizione del canone aggiuntivo rientra nei poteri della Regione. La Corte ha inoltre stabilito che il giudice amministrativo non può sostituire la propria valutazione a quella della Pubblica Amministrazione, ma deve limitarsi a un controllo di legittimità, verificando che la scelta non sia palesemente irragionevole o arbitraria, anche se fossero possibili soluzioni alternative.
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