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Legge 2359/1865

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86 provvedimenti

Indennità di esproprio: quando spetta la rivalutazione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23378/2025, ha respinto il ricorso di alcuni proprietari terrieri che chiedevano una rivalutazione dell'indennità di esproprio ricevuta. La Corte ha ribadito che l'indennità di esproprio costituisce un 'debito di valuta' e non si rivaluta automaticamente. Per ottenere un risarcimento per il danno da svalutazione (maggior danno), il creditore deve fornire una prova specifica, che nel caso di specie è mancata. I motivi di ricorso relativi alla stima del valore del terreno e del danno alla proprietà residua sono stati dichiarati inammissibili per mancanza di autosufficienza.
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Indennità di occupazione: fino a quando è dovuta?
La Corte di Cassazione chiarisce il calcolo dell'indennità di occupazione per le procedure antecedenti al Testo Unico Espropri (d.P.R. 327/2001). Confermando un principio consolidato, ha stabilito che l'indennità è dovuta solo fino alla data di emissione del decreto di espropriazione e non fino al successivo pagamento dell'indennità di esproprio. Il ricorso dei proprietari è stato quindi rigettato, consolidando la distinzione tra il regime normativo previgente e quello attuale.
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Risarcimento esproprio: no agli indici ISTAT per il valore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21545/2025, ha stabilito due principi fondamentali in materia di risarcimento esproprio. In primo luogo, ha dichiarato illegittimo il calcolo del valore di un immobile basato sull'applicazione retroattiva degli indici ISTAT, poiché questi non riflettono l'andamento del mercato immobiliare. In secondo luogo, ha confermato che il termine di prescrizione per l'indennità di occupazione legittima è decennale e non quinquennale. La vicenda riguarda un proprietario che ha subito un'occupazione d'urgenza mai seguita da un decreto di esproprio.
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Tassazione plusvalenza e ritardo P.A.: le novità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19093/2025, stabilisce un principio fondamentale sulla tassazione plusvalenza derivante da occupazione usurpativa. Sebbene tali somme siano generalmente tassabili, l'imposta non è dovuta qualora il pagamento da parte della Pubblica Amministrazione avvenga con un ritardo ingiustificato, tale da far ricadere l'operazione sotto un regime fiscale successivo e più oneroso per il cittadino. La Corte ha rinviato il caso al giudice di merito per verificare la sussistenza di tale ritardo.
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Indennità di asservimento: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22345/2025, si è pronunciata sul tema dell'indennità di asservimento. Il caso riguardava la richiesta di risarcimento danni da parte di proprietari di un immobile danneggiato da lavori per un'opera pubblica ferroviaria. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello che aveva riconosciuto il danno, evidenziando due errori cruciali: la non corretta verifica della legittimità urbanistica di tutte le parti dell'edificio danneggiato e l'inammissibile produzione di nuovi documenti in appello. La Corte ha ribadito che l'indennità spetta solo per le porzioni di immobile legittimamente realizzate prima dell'approvazione dell'opera pubblica.
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Impugnazione consumata: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune contro una condanna per risarcimento danni da occupazione illegittima. La decisione si fonda sul principio dell'impugnazione consumata, poiché le questioni sollevate erano già state decise in un precedente giudizio di Cassazione su una sentenza non definitiva dello stesso procedimento. La Corte ha rigettato anche il ricorso incidentale dei proprietari dei terreni, confermando la valutazione del danno operata dalla Corte d'Appello.
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