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Legge 233/1990

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Contributi INPS redditi di capitale: esclusi gli utili dei soci
L'ente previdenziale ha emesso un avviso di addebito richiedendo a un contribuente maggiori contributi per la Gestione Commercianti. L'istituto ha incluso nel calcolo non solo i redditi da lavoro d'impresa, ma anche gli utili percepiti come socio di capitale non lavoratore in una S.r.l. Il contribuente ha impugnato l'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che per il calcolo dei contributi INPS redditi di capitale e utili da mera partecipazione societaria non devono essere compresi nella base imponibile se manca la prestazione lavorativa. Di conseguenza, la pretesa contributiva dell'ente è stata annullata con condanna dell'istituto alle spese di lite.
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Contributi INPS su utili societari: esclusi i soci di capitale
L'INPS ha notificato un avviso di addebito a una socia di tre società a responsabilità limitata per recuperare i contributi previdenziali relativi alla Gestione Commercianti. L'Istituto pretendeva il calcolo dei versamenti anche sui redditi derivanti dalle quote societarie. La Socia ha impugnato l'atto dimostrando la sua posizione di mera investitrice senza svolgimento di compiti operativi. I giudici hanno annullato la richiesta dell'Istituto. La Suprema Corte ha confermato la decisione, affermando che i contributi INPS su utili societari non sono dovuti sui redditi di puro capitale. Chi partecipa a una società senza lavorare nell'impresa non deve versare contributi previdenziali sui dividendi percepiti.
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Redditi da Capitale e INPS: La Cassazione Esclude i Dividendi dai Contributi
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dei Redditi da capitale contributi INPS per i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Commercianti. L'INPS aveva contestato a un socio di S.r.l. il mancato versamento di contributi su utili derivanti dalla sua partecipazione societaria. La Corte ha confermato la decisione dei giudici precedenti: i redditi da capitale, come i dividendi, non rientrano nella base imponibile su cui calcolare i contributi INPS per i commercianti. Solo i redditi d'impresa, come definiti dalla normativa fiscale, sono rilevanti. Pertanto, il ricorso dell'INPS è stato rigettato, e il lavoratore ha vinto.
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INPS vs Artigiano: Redditi di Capitale Esclusi dalla Base Contributiva
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla Base imponibile contributi INPS per gli artigiani. Un lavoratore autonomo aveva contestato la richiesta dell'INPS di pagare contributi su redditi derivanti dalla mera partecipazione a società di capitali, senza svolgere attività lavorativa. La Corte ha confermato che questi utili, essendo classificati come redditi di capitale secondo la normativa fiscale, non rientrano nella base imponibile per il calcolo dei contributi INPS. L'INPS ha perso il ricorso, dovendo pagare le spese legali.
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Indennità di disoccupazione agricola: salario convenzionale escluso, il ‘terzo elemento’ già incluso
Una lavoratrice agricola ha chiesto all'Istituto di Previdenza Sociale l'Indennità di disoccupazione agricola per il 2014, sostenendo che dovesse essere calcolata sul salario minimo contrattuale maggiorato di un 'terzo elemento' e che andassero accreditate le relative contribuzioni figurative. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che per il calcolo dell'Indennità di disoccupazione agricola dei lavoratori a tempo determinato non si usa il salario medio convenzionale e che il 'terzo elemento' era già incluso nel salario contrattuale. La lavoratrice ha perso la causa e dovrà pagare un contributo unificato aggiuntivo.
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Indennità di disoccupazione agricola: Cassazione nega aumento a Lavoratrice
Una Lavoratrice agricola ha chiesto all'INPS un calcolo più alto dell'indennità di disoccupazione agricola per il 2014. La Lavoratrice sosteneva che il calcolo dovesse basarsi sul salario medio convenzionale e includere un "terzo elemento" aggiuntivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha confermato che il salario medio convenzionale non è più il riferimento per l'indennità di disoccupazione agricola per gli operai a tempo determinato. Inoltre, ha chiarito che il "terzo elemento" era già compreso nella retribuzione contrattuale. L'INPS ha quindi vinto, e la Lavoratrice non ha ottenuto l'aumento richiesto.
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Redditi di Capitale e Contributi INPS: la Cassazione esclude il nesso
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dei **redditi di capitale e contributi INPS**, stabilendo che gli utili derivanti dalla mera partecipazione in società di capitali non rientrano nella base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali dovuti alla Gestione Commercianti. Un Lavoratore aveva contestato all'INPS il rigetto della sua domanda di pensione, poiché l'Istituto aveva incluso i redditi da partecipazioni societarie nel calcolo dei contributi. La Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti, ribadendo che solo i redditi d'impresa, come definiti fiscalmente, costituiscono la base per i contributi INPS, escludendo i redditi di capitale.
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Socio non lavoratore: utili da capitale esclusi dalla Base imponibile contributiva INPS
L'Istituto di Previdenza chiedeva a un Socio il pagamento di contributi sulla sua quota di utili da una società di capitali. Il Socio non svolgeva alcuna attività lavorativa nella società, ricoprendo solo il ruolo di partecipante. I Giudici di merito avevano stabilito che questi utili, essendo redditi di capitale, non rientravano nella Base imponibile contributiva INPS per gli artigiani. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione, rigettando il ricorso dell'Istituto di Previdenza. Ha ribadito che i redditi da mera partecipazione in società di capitali non sono soggetti a contributi previdenziali.
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Base imponibile contributi INPS: dividendi esclusi dal calcolo
L'INPS ha notificato un avviso di addebito a un lavoratore iscritto alla Gestione Artigiani per richiedere contributi previdenziali aggiuntivi sui dividendi percepiti da una società a responsabilità limitata. Il cittadino partecipava a tale società esclusivamente come socio di capitale, senza svolgere alcuna attività lavorativa al suo interno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che gli utili derivanti da mera partecipazione societaria costituiscono redditi di capitale. Pertanto, tali somme non rientrano nella base imponibile contributi INPS. L'ente previdenziale è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Indennità Disoccupazione Agricola: Salario Convenzionale vs. Contratto
Un Lavoratore agricolo ha chiesto all'INPS un calcolo più elevato dell'indennità di disoccupazione agricola per l'anno 2014. Il Lavoratore sosteneva che l'indennità dovesse basarsi sul salario medio convenzionale e includere una maggiorazione per il "terzo elemento". La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che per gli operai agricoli a tempo determinato il calcolo dell'indennità deve basarsi sulla retribuzione prevista dai contratti collettivi, non sul salario medio convenzionale. Inoltre, ha ribadito che il "terzo elemento" era già incluso nella retribuzione contrattuale provinciale. La richiesta di rideterminazione della contribuzione figurativa è stata di conseguenza respinta.
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Elevazione figurativa: no al taglio INPS della pensione agricola
Un lavoratore agricolo, già coperto da contributi come coltivatore diretto, ha svolto anche brevi periodi come bracciante dipendente. L'Ente Previdenziale ha rideterminato l'assegno applicando l'elevazione figurativa e distribuendo il reddito da dipendente su tutte le cinquantadue settimane annue. Tale meccanismo ha provocato un drastico abbattimento del trattamento pensionistico. Il lavoratore ha impugnato il ricalcolo e la Corte di Cassazione gli ha dato ragione, rigettando il ricorso dell'Ente Previdenziale. I giudici hanno stabilito che l'elevazione figurativa non può applicarsi quando la settimana risulta già interamente coperta da contributi obbligatori per lavoro autonomo, esistendo un principio di incompatibilità tra contribuzione obbligatoria e figurativa. L'assegno deve essere ricalcolato in modo favorevole al lavoratore.
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Deducibilità contributi previdenziali: serve la prova certa
Un collaboratore familiare all'interno di un'azienda commerciale ha indicato nella propria dichiarazione dei redditi la deducibilità contributi previdenziali versati dalla titolare dell'impresa. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'agevolazione tramite un controllo formale, notificando una cartella di pagamento. Il lavoratore ha presentato una dichiarazione congiunta non autenticata per dimostrare di aver rimborsato la titolare dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, stabilendo che un accordo privato privo di data certa e di sottoscrizione autenticata non dimostra l'esercizio della rivalsa. Di conseguenza, il lavoratore perde definitivamente il beneficio fiscale ed è tenuto a saldare i contributi e le imposte pretese dall'amministrazione finanziaria.
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Contributi Gestione Commercianti: niente somme sui meri utili
L'ente previdenziale ha richiesto il pagamento dei contributi Gestione Commercianti a due soci di una società a responsabilità limitata. L'istituto pretendeva il versamento anche sugli utili derivanti dalla mera partecipazione al capitale sociale. I soci hanno contestato la richiesta, evidenziando la totale assenza di attività lavorativa svolta all'interno della società. I giudici di merito hanno accolto l'opposizione dei contribuenti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha respinto il ricorso dell'ente. I giudici hanno chiarito che i dividendi percepiti dal semplice socio di capitale costituiscono reddito di capitale e non reddito d'impresa. Di conseguenza, tali somme non rientrano nella base imponibile previdenziale. L'ente deve quindi annullare la pretesa e rimborsare le spese legali.
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Contributi previdenziali su utili societari: ko per l’INPS
L'INPS pretendeva il pagamento di contributi previdenziali sulla quota di utili percepiti da un cittadino in qualità di socio di una società a responsabilità limitata. Il cittadino si è opposto, evidenziando di non svolgere alcuna attività lavorativa all'interno della società, essendone un mero socio di capitale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che i contributi previdenziali su utili societari non sono dovuti se derivano da una semplice partecipazione finanziaria. Gli utili da mero capitale costituiscono infatti redditi di capitale e non redditi d'impresa, gli unici soggetti a contribuzione per la gestione commercianti. Vince il socio, con condanna dell'ente previdenziale al pagamento delle spese processuali.
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Socio s.r.l.: utili esclusi dalla base imponibile contributiva
L'INPS ha richiesto a un socio fondatore e amministratore di una società a responsabilità limitata il pagamento dei contributi previdenziali sui redditi percepiti, sostenendo che tali somme dovessero rientrare nella base imponibile contributiva. Il socio non svolgeva alcuna attività lavorativa all'interno della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che i redditi derivanti dalla sola partecipazione al capitale sociale costituiscono redditi di capitale e non di impresa. Di conseguenza, tali somme non possono essere incluse nella base imponibile contributiva per la gestione commercianti. La qualificazione fiscale di questi redditi come lavoro autonomo costituisce una finzione giuridica valida solo ai fini delle tasse, senza alcun effetto sugli obblighi previdenziali. L'INPS è stato quindi condannato a pagare le spese di giudizio.
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Prescrizione contributi INPS: l’atto del Fisco salva il debito
Il Contribuente ha proposto opposizione contro una cartella esattoriale con cui l'INPS richiedeva oltre ottomila euro per contributi omessi su un maggior reddito accertato dal Fisco. La Corte d'Appello ha accolto l'opposizione, ritenendo il credito estinto per prescrizione e negando che l'accertamento fiscale potesse interrompere i termini. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la notifica dell'avviso di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate interrompe la prescrizione contributi INPS anche a favore dell'istituto di previdenza. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Contributi previdenziali su utili societari: stop alle pretese INPS
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali su utili societari a due contribuenti, derivanti dalla loro mera partecipazione a una società di capitali. I giudici di merito hanno annullato le richieste dell'ente, rilevando l'assenza di un'attività lavorativa abituale e prevalente dei soci all'interno della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che i redditi da sola partecipazione al capitale sociale costituiscono redditi di capitale e non redditi d'impresa. Di conseguenza, tali somme non rientrano nella base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi. L'ente previdenziale è stato condannato anche al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Contributi previdenziali socio s.r.l.: niente INPS senza lavoro
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali a un socio di una società a responsabilità limitata, calcolati sui redditi derivanti dalla sua partecipazione azionaria. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta poiché il socio non svolgeva alcuna attività lavorativa all'interno dell'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che l'obbligo di versare i contributi previdenziali socio s.r.l. sorge solo in presenza di un'effettiva attività di lavoro autonomo. I semplici redditi di capitale, derivanti dalla mera partecipazione societaria senza prestazione lavorativa, sono esclusi dalla base imponibile contributiva. Vince quindi il socio, che non deve pagare alcuna somma aggiuntiva all'INPS.
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Gestione commercianti: si pagano i contributi anche sugli affitti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una socia di una società di persone contro l'avviso di addebito dell'INPS. L'ente previdenziale richiedeva il pagamento dei contributi per la Gestione commercianti sui redditi eccedenti il minimale. La ricorrente sosteneva che i redditi societari derivassero solo da locazioni immobiliari e non da attività d'impresa. I giudici hanno chiarito che, per gli iscritti alla Gestione commercianti, la base imponibile previdenziale comprende tutti i redditi d'impresa dichiarati ai fini fiscali, inclusi quelli da partecipazione in società di persone che si limitano a riscuotere canoni di affitto, senza che sia necessario lo svolgimento di attività lavorativa diretta nella società. Di conseguenza, la contribuente perde la causa e le spese di giudizio vengono compensate.
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Gestione commercianti: contributi dovuti anche sui soli affitti
Un socio accomandante ha impugnato l'avviso di addebito con cui l'INPS richiedeva il pagamento di contributi alla Gestione commercianti. I contributi erano calcolati anche sui redditi derivanti dalla sua partecipazione in una società di persone che si limitava a locare immobili, senza che il socio vi svolgesse attività lavorativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando che la base imponibile per la Gestione commercianti deve includere tutti i redditi d'impresa percepiti nell'anno. Poiché i redditi delle società di persone sono considerati fiscalmente redditi d'impresa a prescindere dall'attività svolta, essi rilevano anche ai fini previdenziali, indipendentemente dall'effettivo svolgimento di attività lavorativa da parte del socio. L'INPS ha quindi legittimamente preteso il pagamento dei contributi.
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