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Legge 228/2012 — Sezione Lavoro Civile

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96 provvedimenti

Altri anni per Legge 228/2012

Indennità mansioni superiori: calcolo e prescrizione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti scolastici che svolgevano mansioni superiori. È stato confermato che l'indennità mansioni superiori va calcolata sottraendo l'intero trattamento retributivo goduto dal dipendente dallo stipendio iniziale della qualifica superiore. Inoltre, la prescrizione quinquennale per i crediti retributivi decorre in costanza di rapporto di lavoro, data la stabilità del pubblico impiego.
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Indennità funzioni superiori: la guida al calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28922/2025, interviene sul calcolo dell'indennità funzioni superiori per il personale amministrativo della scuola. Mentre conferma la legittimità del metodo di calcolo che considera l'intera retribuzione del dipendente, stabilisce un principio fondamentale: la 'posizione economica' maturata, pur riducendo l'importo dell'indennità differenziale, deve comunque essere corrisposta. La Corte ha accolto il ricorso su questo punto, impedendo che un elemento retributivo autonomo venga di fatto azzerato, e ha cassato con rinvio la sentenza d'appello.
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Mansioni superiori scuola: come si calcola la paga?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni assistenti amministrativi che svolgevano mansioni superiori scuola. La Corte ha confermato che, in base alla legge n. 228/2012, l'indennità per tali mansioni si calcola sottraendo l'intero stipendio dell'assistente (inclusa l'anzianità) dallo stipendio iniziale della qualifica superiore. Di conseguenza, l'indennità diminuisce con l'aumentare dell'anzianità del dipendente, potendo anche azzerarsi, un meccanismo ritenuto legittimo.
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Incarichi superiori scuola: niente scatti anzianità
Un'assistente amministrativa che per anni ha svolto funzioni superiori di Direttore dei Servizi Generali ed Amministrativi (DSGA) ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità maturata nel ruolo superiore ai fini retributivi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per gli 'incarichi superiori scuola' la legge prevede un'indennità calcolata come differenza tra lo stipendio iniziale del DSGA e quello complessivo già percepito dall'assistente. Questo meccanismo, che non contempla la progressione di anzianità nel ruolo superiore, è stato ritenuto legittimo e non discriminatorio.
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Blocco assunzioni: la Cassazione sul Patto Stabilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5084/2024, ha stabilito che il blocco assunzioni derivante dalla violazione del Patto di Stabilità da parte di una Regione si estende automaticamente e per legge anche ai suoi enti strumentali. Di conseguenza, l'impossibilità di assumere i vincitori di un concorso pubblico non comporta una responsabilità dell'ente, configurandosi come 'factum principis', ovvero un impedimento derivante da un ordine dell'autorità.
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Società in house: assunzione nulla senza concorso
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con una società in house, a seguito di un presunto appalto di manodopera illecito. La Corte ha stabilito che la natura pubblicistica della società in house impone l'obbligo di procedure di selezione pubblica per le assunzioni. Pertanto, un rapporto di lavoro instaurato in violazione di tali norme è nullo e non può essere costituito giudizialmente, rendendo irrilevante l'analisi sulla genuinità dell'appalto.
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Sostituzione dirigente medico: niente stipendio sup.
Un dirigente medico ha svolto per 12 anni mansioni superiori in sostituzione, chiedendo le relative differenze retributive. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per la dirigenza medica non si applica la regola generale sulle mansioni superiori (art. 2103 c.c.). L'unica compensazione prevista è l'indennità di sostituzione, indipendentemente dalla durata dell'incarico. La decisione si fonda sulla specificità del ruolo dirigenziale sanitario, che prevede incarichi a termine e non una progressione di carriera basata sulle mansioni.
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Rifiuto reintegra: legittimo se entro i 30 giorni
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un secondo licenziamento inflitto a un lavoratore che, dopo un ordine di reintegra, aveva chiesto tempo per valutare le nuove condizioni contrattuali proposte dall'azienda. Secondo la Corte, la richiesta di deliberare entro il termine legale di 30 giorni non costituisce un rifiuto reintegra, ma un legittimo esercizio del diritto del lavoratore. L'azienda ha agito prematuramente, non potendo interpretare l'esitazione come una rinuncia definitiva al posto di lavoro.
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Licenziamento per giusta causa: furto in azienda
Un cuoco è stato licenziato per aver sottratto ripetutamente generi alimentari dal suo luogo di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, stabilendo che il furto reiterato, anche di beni di modesto valore, costituisce una grave violazione del vincolo fiduciario che lede irreparabilmente il rapporto di lavoro. La Corte ha inoltre precisato che un certificato medico generico non è sufficiente a giustificare il rinvio di un'audizione disciplinare.
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Licenziamento collettivo: la scelta dei lavoratori
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui una società aveva limitato la selezione del personale da licenziare ai soli dipendenti di una specifica sede, ignorando altre figure professionali comparabili presenti in altre filiali. Secondo la Corte, in assenza di comprovate e specifiche ragioni tecnico-produttive, la platea dei lavoratori da considerare deve estendersi all'intero complesso aziendale per garantire una scelta corretta e trasparente.
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Salvaguardia pensionistica: i limiti dell’applicazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore in mobilità non ha diritto alla salvaguardia pensionistica se, durante il periodo di fruizione dell'indennità, matura i requisiti per la pensione sia secondo la vecchia che la nuova normativa. La finalità della norma è tutelare chi rimarrebbe senza reddito e pensione, condizione non verificatasi nel caso di specie. Il ricorso dell'ente previdenziale è stato quindi accolto.
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Estinzione del processo: rinuncia e conseguenze
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo in una causa di lavoro a seguito della rinuncia al ricorso da parte della società datrice di lavoro e della relativa accettazione da parte del lavoratore. La decisione chiarisce che, in caso di estinzione, non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese compensate
Una società di management, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza relativa a contributi previdenziali non versati, ha presentato una rinuncia al ricorso. La società aveva infatti aderito a una definizione agevolata, saldando il debito con l'ente previdenziale. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha disposto la compensazione delle spese legali, valorizzando il comportamento collaborativo della ricorrente.
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Lavoro subordinato PA: la prova della subordinazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una lavoratrice che, dopo un contratto di somministrazione e una serie di contratti di collaborazione (co.co.co.) con un Comune, chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, non trovando prove sufficienti del vincolo di subordinazione. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della lavoratrice. È stato sottolineato che, per qualificare un rapporto come lavoro subordinato, non basta la reiterazione dei contratti, ma è necessario dimostrare con prove concrete l'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, elementi che nel caso di specie sono risultati mancanti.
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Destinatario ordinanza ingiunzione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, sottolineando che l'opposizione a una sanzione amministrativa può essere proposta solo dal soggetto specificamente identificato come destinatario dell'ordinanza ingiunzione. Nel caso di specie, l'ordinanza era rivolta unicamente a una persona fisica e non alla società da essa amministrata. Di conseguenza, l'opposizione della società è stata correttamente ritenuta inammissibile e il ricorso della persona fisica tardivo, statuizione passata in giudicato.
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CCNL applicabile: la Cassazione sul personale forestale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori forestali che chiedevano l'applicazione del contratto collettivo del comparto Regioni e Autonomie Locali. La Corte ha stabilito la correttezza del CCNL applicabile di natura privatistica (irrigui e forestali), confermando una continuità normativa nella legislazione regionale, anche a seguito di successive modifiche legislative, che ha sempre inteso mantenere tale regime contrattuale per il personale in questione.
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Indennità mansioni superiori: non assorbe la posizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità per mansioni superiori spettante al personale amministrativo scolastico non può assorbire la 'posizione economica' già percepita. Sebbene la posizione economica sia inclusa nel calcolo per determinare l'importo dell'indennità differenziale, quest'ultima deve essere corrisposta in aggiunta alla retribuzione complessiva del dipendente, che comprende anche la posizione economica stessa. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva negato tale cumulo.
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Contratto a progetto: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che riqualificava due contratti a progetto in contratti di lavoro subordinato. La sentenza sottolinea che la natura del rapporto di lavoro si determina in base alle concrete modalità di svolgimento della prestazione e non alla qualificazione formale data dalle parti. La presenza di indici quali l'osservanza di un orario fisso, la supervisione costante e l'utilizzo di strumenti aziendali ha portato a riconoscere la sussistenza della subordinazione, con conseguente condanna delle società datrici di lavoro al pagamento delle differenze retributive e al ripristino dei rapporti.
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Licenziamento collettivo: l’intera azienda va inclusa
La Corte di Cassazione ha stabilito che in una procedura di licenziamento collettivo, la platea dei lavoratori da considerare per la scelta non può essere limitata al singolo cantiere o appalto in crisi. L'azienda deve estendere la comparazione a tutto il personale con mansioni fungibili nell'intero complesso aziendale. La sentenza ha dichiarato illegittimi i licenziamenti di alcuni operai di una società di pulizie, in quanto la selezione era stata ingiustamente ristretta ai soli addetti dell'appalto cessato, senza una valida ragione tecnico-organizzativa.
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Impugnazione sentenza incompetenza: appello ordinario
Un lavoratore ottiene in appello il riconoscimento del suo rapporto di lavoro subordinato. L'ex datore di lavoro ricorre in Cassazione sostenendo un errore procedurale: la decisione di primo grado, che aveva declinato la competenza a favore della sezione penale per una misura di prevenzione, andava contestata con un mezzo specifico (regolamento di competenza) e non con l'appello ordinario. La Suprema Corte rigetta il ricorso, chiarendo che la ripartizione di cause tra sezioni dello stesso tribunale non è una questione di competenza in senso stretto. Pertanto, l'impugnazione della sentenza di incompetenza tramite appello ordinario era corretta.
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