LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legge 222/1984

15 provvedimenti

Liquidazione delle spese di giudizio: l’ente paga i minimi legali
Un cittadino ha vinto la causa contro l'ente previdenziale per ottenere l'assegno di inabilità, ma il tribunale ha liquidato un importo per le spese legali inferiore ai minimi di legge. Il cittadino ha impugnato la decisione in Cassazione per ottenere il compenso corretto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la liquidazione delle spese di giudizio nelle cause previdenziali deve basarsi sul valore della prestazione calcolato fino a un massimo di dieci annualità, rispettando i compensi minimi obbligatori per la fase di accertamento e per quella di merito.
Continua »
Liquidazione delle spese legali: no ai tagli ingiustificati
Una cittadina vince la causa contro l'ente previdenziale per ottenere l'assegno di invalidità. Il giudice di primo grado riconosce il diritto alla prestazione ma liquida le spese processuali per soli 911 euro. Il difensore contesta l'importo perché inferiore ai minimi di legge. La Suprema Corte accoglie il ricorso della lavoratrice. Il valore della lite previdenziale si calcola sommando dieci annualità della prestazione richiesta. Di conseguenza, lo scaglione applicabile impone una liquidazione delle spese legali pari ad almeno 1.212 euro, oltre al rimborso forfettario. I giudici di legittimità rideterminano il compenso corretto a carico dell'ente.
Continua »
Accertamento tecnico preventivo: invalidità sì, condanna no
L'ente previdenziale ha impugnato la decisione del tribunale che, all'esito di un accertamento tecnico preventivo, lo aveva condannato a pagare la pensione di invalidità a una cittadina. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'opposizione deve limitarsi a verificare il requisito sanitario. La condanna al pagamento non può essere pronunciata prima che l'ente verifichi i requisiti socio-economici del richiedente. La sentenza è stata quindi annullata limitatamente alla condanna al pagamento.
Continua »
Separazione legale assegno sociale: validità titoli
La Corte d'Appello ha stabilito che la separazione legale assegno sociale sussiste ai fini previdenziali anche solo con l'ordinanza presidenziale ex art. 708 c.p.c., nonostante l'estinzione del giudizio. Il diritto alla prestazione è stato confermato poiché l'appellante ha dimostrato di non aver mai ripristinato la convivenza con l'ex coniuge, annullando così la richiesta di restituzione delle somme avanzata dall'ente previdenziale.
Continua »
Indebito previdenziale: quando restituire la pensione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di indebito previdenziale riguardante una pensione di reversibilità erogata a un orfano maggiorenne inabile. L'ente previdenziale ha richiesto la restituzione di circa 89.000 euro poiché il beneficiario svolgeva attività lavorativa dipendente non terapeutica, circostanza che faceva venir meno il requisito dell'inabilità. Sebbene la Corte d'Appello avesse inizialmente negato la restituzione escludendo il dolo del beneficiario, la Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici hanno stabilito che l'omessa comunicazione del rapporto di lavoro integra un dolo omissivo, rendendo le somme ripetibili, specialmente quando l'ente non poteva conoscere la situazione lavorativa del soggetto a causa della gestione dei contributi presso istituti diversi poi accorpati.
Continua »
pensione anticipata invalidità: il limite dell’80%
La Corte d’Appello ha confermato il diritto di una lavoratrice alla pensione anticipata invalidità, avendo raggiunto la soglia dell'80%. Nonostante le contestazioni dell'ente previdenziale sulla natura dell'invalidità (specifica vs generica) e su errori metodologici della perizia iniziale, i giudici hanno ribadito che rileva l'invalidità civile generica e che il complesso delle patologie accertate garantisce l'accesso al beneficio pensionistico.
Continua »
Assegno ordinario d’invalidità: requisiti e decorrenza
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un lavoratore per l'ottenimento dell'assegno ordinario d'invalidità, stabilendo un principio fondamentale: il requisito sanitario e quello contributivo devono coesistere. La verifica dei contributi va effettuata con riferimento alla data di effettiva insorgenza dello stato invalidante, anche se successiva alla domanda amministrativa. Nel caso di specie, a tale data, il lavoratore non possedeva più i contributi necessari.
Continua »
Indebito previdenziale: quando non va restituito
La Corte d'Appello di Perugia ha stabilito che un pensionato non deve restituire un indebito previdenziale se l'ente erogatore ha commesso un errore nel calcolo della pensione e non vi è prova di dolo o colpa grave da parte del cittadino. Nel caso specifico, l'ente aveva tutti i dati reddituali necessari, ma ha errato la liquidazione, rendendo la richiesta di restituzione illegittima.
Continua »
Pensione di reversibilità: no se c’è capacità residua
Un figlio maggiorenne richiede la pensione di reversibilità del padre, sostenendo di essere inabile al lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza chiarisce che il diritto non spetta se, nonostante le patologie, sussiste una residua capacità lavorativa, anche per mansioni semplici, che consenta di produrre un reddito non puramente simbolico. La valutazione, basata su una Consulenza Tecnica d'Ufficio, ha un peso determinante.
Continua »
Decorrenza assegno invalidità: la data che conta
La Corte d'Appello di Bari ha confermato che la decorrenza dell'assegno di invalidità, quando il requisito sanitario sorge in corso di causa, coincide con la data esatta di insorgenza della patologia. In un caso riguardante un cittadino e un ente previdenziale, è stato stabilito che il pagamento per il primo mese deve essere calcolato pro-rata a partire da tale data, respingendo sia la tesi del pagamento per l'intero mese, sia quella del differimento al mese successivo.
Continua »
Pensione a superstiti: No se il lavoro non è terapeutico
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla pensione a superstiti a una figlia maggiorenne, totalmente inabile e a carico del genitore defunto, a causa di un'attività lavorativa svolta. Sebbene il lavoro avesse un reddito minimo e una valenza terapeutica attestata da un medico, non rispettava i rigidi requisiti previsti dall'art. 46 del d.l. n. 248/2007. La Corte ha stabilito che, per non perdere il diritto alla pensione, l'attività lavorativa deve essere svolta esclusivamente presso datori di lavoro specifici (come cooperative sociali) e con determinate forme contrattuali (es. apprendistato), condizioni non soddisfatte nel caso di specie. Il basso reddito non è stato ritenuto sufficiente a superare il mancato rispetto di tali presupposti normativi.
Continua »
Accertamento requisito sanitario: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito i limiti del giudizio di opposizione ex art. 445-bis c.p.c. in materia di invalidità civile. La Corte ha stabilito che in tale sede il giudice deve limitarsi all'accertamento del requisito sanitario, senza poter condannare l'ente previdenziale al pagamento della prestazione. La sentenza di primo grado, che aveva sia accertato il requisito sia condannato l'ente, è stata cassata in parte qua, confermando la netta separazione tra la fase di verifica sanitaria e quella successiva di valutazione degli altri requisiti socio-economici.
Continua »
Vivenza a carico: requisiti per la reversibilità
Un figlio disabile si è visto negare la pensione di reversibilità del padre perché non ha provato la 'vivenza a carico'. La Cassazione chiarisce che la non autosufficienza economica non basta: è necessario dimostrare che il genitore provvedeva al mantenimento in modo prevalente e continuativo.
Continua »
Pensione di reversibilità: l’inabilità deve preesistere
La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale per la pensione di reversibilità a favore dei figli maggiorenni inabili. Con l'ordinanza in esame, ha chiarito che il requisito dell'inabilità lavorativa deve necessariamente sussistere al momento del decesso del genitore pensionato. La Corte ha quindi respinto la richiesta di una madre per la figlia, la cui inabilità era stata accertata solo in un momento successivo alla morte del padre, annullando la precedente decisione del Tribunale.
Continua »
Pensione anticipata invalidità: la guida completa
Il Tribunale di Torino riconosce il diritto alla pensione anticipata per invalidità a una lavoratrice con invalidità dell'81%. La sentenza chiarisce che il requisito sanitario (invalidità > 80%) si basa sulla capacità lavorativa generica, non specifica, confermando anche l'applicabilità della cosiddetta 'finestra mobile' per la decorrenza del trattamento.
Continua »