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Legge 22 aprile 2005, n. 69, art. 2

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Mandato di arresto europeo: stop alla consegna per celle strette
La Corte di Appello ha rifiutato la consegna di un cittadino straniero al suo Paese d'origine in esecuzione di un Mandato di arresto europeo. La decisione è nata dalla mancanza dello spazio minimo personale di tre metri quadrati all'interno della cella carceraria, considerata la detenzione in regime chiuso e l'ingombro degli arredi fissi. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che lo spazio fosse sufficiente e che dovessero applicarsi i fattori compensativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha confermato che nei regimi chiusi non operano benefici compensativi e che nel calcolo dello spazio calpestabile occorre detrarre l'ingombro del letto singolo non facilmente spostabile. Di conseguenza, la consegna dello straniero rimane definitivamente bloccata per tutelarne i diritti fondamentali.
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Mandato d’arresto europeo: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello che concedeva la consegna di un cittadino turco alla Germania in esecuzione di un mandato d'arresto europeo per terrorismo. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla fondatezza dell'accusa spetta allo Stato emittente (Germania) e che i rischi paventati in un Paese terzo (Turchia) sono irrilevanti ai fini della decisione sulla consegna.
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Mandato di arresto europeo: i requisiti di validità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina polacca contro la consegna richiesta dalla Polonia per reati di truffa. La sentenza chiarisce che, a seguito delle recenti riforme, il mandato di arresto europeo è valido se contiene una descrizione sufficientemente dettagliata dei fatti, senza la necessità di allegare ulteriori fonti di prova. Errori materiali marginali nella sentenza di merito non inficiano la decisione se la sostanza del provvedimento è corretta.
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Mandato d’arresto europeo: quando l’Italia dice no
Un cittadino italiano, condannato in Belgio, si oppone alla consegna tramite un mandato d'arresto europeo. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46360/2024, annulla la decisione di consegna. Sancisce il diritto del cittadino a chiedere di scontare la pena in Italia, in base all'art. 18-bis della L. 69/2005, per favorire la finalità rieducativa della sanzione, anche se la condanna estera è avvenuta in assenza, purché sia garantita la possibilità di un nuovo processo.
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Mandato di arresto europeo: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino italiano contro una sentenza della Corte d'appello di Milano. Il caso riguarda un mandato di arresto europeo emesso dal Belgio per una condanna per truffa. In un precedente giudizio, la Cassazione aveva stabilito che il ricorrente potesse scontare la pena in Italia. Il nuovo ricorso, che sollevava questioni su punti già decisi dalla stessa Cassazione, è stato respinto in quanto non consentito dalla legge, che vieta di rimettere in discussione il 'decisum' della Corte suprema.
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