Gli Eredi di un collezionista italiano rivendicavano la proprietà di alcuni reperti archeologici precolombiani ricevuti in eredità. Lo Stato Estero ne chiedeva la restituzione, ritenendoli parte indisponibile del proprio patrimonio culturale. La Corte d'Appello aveva riconosciuto l'acquisto per usucapione di beni culturali a favore degli eredi, ritenendo sufficiente il decorso di vent'anni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dello Stato Estero. I giudici hanno stabilito che, per usucapire beni mobili in mala fede, il possesso non deve essere clandestino. Custodire i reperti in un'abitazione privata, visibili solo a una stretta cerchia familiare, può configurare clandestinità, impedendo il decorso del tempo utile. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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