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Legge 218/1952

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29 provvedimenti

Compensazione spese di lite: quando è legittima?
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto la reintegrazione nel posto di lavoro, ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che aveva disposto la parziale compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la compensazione spese di lite è legittima in casi di eccezionale complessità processuale, anche se una parte risulta totalmente vittoriosa nel merito. La Corte ha inoltre chiarito che sui contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro in caso di reintegrazione spettano solo gli interessi legali e non la rivalutazione monetaria.
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Pensione di reversibilità: l’inabilità deve preesistere
La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale per la pensione di reversibilità a favore dei figli maggiorenni inabili. Con l'ordinanza in esame, ha chiarito che il requisito dell'inabilità lavorativa deve necessariamente sussistere al momento del decesso del genitore pensionato. La Corte ha quindi respinto la richiesta di una madre per la figlia, la cui inabilità era stata accertata solo in un momento successivo alla morte del padre, annullando la precedente decisione del Tribunale.
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Principio di automaticità: no per Gestione Separata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31303/2024, ha stabilito che il principio di automaticità delle prestazioni non si applica ai lavoratori iscritti alla Gestione Separata. In caso di mancato versamento dei contributi da parte del committente, il collaboratore non ha diritto all'indennità, poiché resta coobbligato al versamento, a differenza del lavoratore dipendente. La Corte ha così riformato la decisione di merito che aveva concesso l'indennità DIS-COLL a un lavoratore a progetto.
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Spese di lite e vittoria parziale: la Cassazione decide
Una dipendente pubblica ha citato in giudizio il proprio Comune per differenze retributive. Pur ottenendo un accoglimento parziale della sua domanda, la Corte d'Appello l'aveva condannata a pagare tutte le spese di lite. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, riaffermando il principio secondo cui la parte parzialmente vittoriosa non può essere condannata a rimborsare le spese legali della controparte. Il giudice, in questi casi, può al massimo disporre la compensazione delle spese.
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Contributi previdenziali lavoratore: quando sono dovuti?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10084/2025, ha chiarito che in caso di fallimento, il lavoratore ha diritto di insinuarsi al passivo per la retribuzione lorda, comprensiva della quota dei contributi previdenziali lavoratore che il datore di lavoro ha trattenuto ma non versato. La Corte ha stabilito che la mancata corresponsione dei contributi all'ente previdenziale rende il datore di lavoro debitore dell'intera somma verso il dipendente. Il ricorso della società fallita è stato quindi rigettato.
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Regolarizzazione Contributiva: No all’azione vs l’Ente
Un lavoratore, a seguito del mancato versamento dei contributi da parte del suo ex datore di lavoro, ha citato in giudizio l'ente previdenziale per ottenere la regolarizzazione contributiva della propria posizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il lavoratore non ha un'azione diretta contro l'ente per tale finalità. Il principio di automaticità delle prestazioni garantisce il diritto alla pensione, ma non il diritto a pretendere la regolarizzazione dell'estratto conto. L'unica tutela per il lavoratore è l'azione di risarcimento danni nei confronti del datore di lavoro inadempiente.
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Prescrizione contributi: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione chiarisce che la prescrizione dei contributi previdenziali sui premi di produzione decorre dal momento in cui il premio doveva essere corrisposto (principio di competenza) e non da quando viene effettivamente pagato. Annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva applicato il principio di cassa, la Suprema Corte afferma che il ritardo nel pagamento non sposta il termine iniziale (dies a quo) per il calcolo della prescrizione contributi.
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Sostituto d’imposta: obbligo anche post-licenziamento?
Due lavoratori, licenziati illegittimamente da un ente pubblico, si vedono riconosciuto un risarcimento. Nasce una controversia sul calcolo dell'importo: deve essere versato al lordo o al netto delle ritenute fiscali? I tribunali di merito sostengono l'obbligo per l'ente di agire come sostituto d'imposta e versare il netto. La Corte di Cassazione, rilevando orientamenti giurisprudenziali non univoci sulla persistenza di tale obbligo dopo la cessazione del rapporto di lavoro, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la decisione a un'udienza pubblica per un esame più approfondito della questione.
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Calcolo retribuzione lorda: la Cassazione decide
Un'azienda ha contestato una condanna al pagamento di differenze retributive a un dipendente, sostenendo che l'importo dovesse essere calcolato al netto delle ritenute. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il principio consolidato secondo cui il calcolo della retribuzione lorda è corretto in sede giudiziale. L'obbligazione tributaria sorge solo al momento dell'effettiva percezione della somma da parte del lavoratore, mentre il datore di lavoro perde il diritto di trattenere i contributi previdenziali in caso di pagamento tardivo.
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