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legge 20 novembre 2017 n° 168

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Usi civici e recinzioni: decide il giudice ordinario
Un cittadino ha promosso un'azione cautelare davanti al Commissario regionale dopo l'installazione di una recinzione su un terreno già accertato come demanio collettivo. La controversia riguardava la tutela del possesso contro una privata cittadina. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che, una volta accertata in via definitiva la natura demaniale del bene, la successiva lite possessoria tra privati non rientra nelle competenze speciali del Commissario. Trattandosi di un conflitto tra privati che non mette più in discussione la qualitas soli, la giurisdizione appartiene al giudice ordinario. La sentenza delimita chiaramente i confini della giurisdizione speciale in materia di usi civici rispetto alle azioni a tutela del possesso.
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Domini collettivi: Comune sconfitto sui terreni della vicinia
Un Ente esponenziale comunitario del territorio carsico ha promosso un'azione legale per ottenere l'accertamento della piena ed esclusiva titolarità su diverse particelle fondiarie. L'Ente chiedeva la disapplicazione di un vecchio bando commissariale del 1955, il quale aveva qualificato tali terreni come demanio civico generale assoggettato a usi civici comunali. Il Comune e la Regione territorialmente competenti si sono opposti alle pretese comunitarie. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che ha dato piena ragione all'Ente proprietario. I giudici supremi hanno stabilito che i domini collettivi costituiscono un ordinamento giuridico primario, direttamente protetto dalla Costituzione. Di conseguenza, i provvedimenti amministrativi del passato non possono trasformare la proprietà originaria della comunità in demanio civico comunale, rendendo tali terreni del tutto franchi da pesi pubblici a favore di terzi estranei.
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Beni gravati da uso civico: affitto privato o demanio pubblico
Un ente esponenziale per la gestione collettiva intima lo sfratto per morosità al gestore di un rifugio alpino a causa del mancato pagamento dei canoni. Il conduttore contesta la procedura, sostenendo che i beni gravati da uso civico appartengono al demanio civico e possono essere concessi solo tramite atto pubblico amministrativo e non mediante contratto di locazione ordinario. Il Tribunale e la Corte d'Appello accolgono la domanda dell'ente, convalidando lo sfratto per grave inadempimento. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della natura giuridica dei patrimoni collettivi e l'impatto della legge sui domini collettivi, sospende la decisione camerale e dispone il rinvio alla pubblica udienza per chiarire se tali beni possano essere concessi con normali contratti privatistici.
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Usi civici: il Comune vince contro i privati in Cassazione
Il Comune ha impugnato la decisione che dichiarava alcuni terreni liberi da usi civici a favore di privati cittadini. I terreni, originariamente destinati ai bisogni della popolazione rurale e gestiti da un'antica associazione agraria, erano passati al Comune dopo lo scioglimento dell'ente. La Corte d'Appello aveva ritenuto i terreni di natura privata per mancanza di prova dell'uso effettivo da parte dell'intera cittadinanza. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune, stabilendo che i beni appartenenti alle associazioni agrarie mantengono la loro natura collettiva anche dopo il trasferimento al Comune. Non è necessario dimostrare l'esercizio concreto del diritto, poiché la destinazione pubblica e collettiva è intrinseca all'origine stessa del bene. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Espropriazione Usi Civici: Invalida Senza Sdemanializzazione
Una società energetica scopre di aver acquistato da un Comune dei terreni che in realtà le appartenevano già, a seguito di un'espropriazione del 1927. Il Comune si difende sostenendo che quei terreni, gravati da usi civici, non potevano essere espropriati. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite stabilisce un principio fondamentale: l'espropriazione usi civici è illegittima se non preceduta da un apposito atto formale di 'sdemanializzazione'. I terreni di dominio collettivo sono assimilabili ai beni demaniali e non possono perdere il loro vincolo a seguito di un semplice decreto di esproprio. La loro speciale natura giuridica richiede una procedura specifica per cambiarne la destinazione, che qui mancava.
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Espropriazione terreni uso civico: bacino idroelettrico illegittimo
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite affronta il tema della espropriazione terreni uso civico. Un Comune si opponeva a due aziende energetiche, sostenendo l'illegittimità di un'espropriazione avvenuta decenni prima per costruire un bacino idroelettrico. I terreni, infatti, erano di proprietà collettiva. Le aziende ritenevano l'esproprio per pubblica utilità sufficiente a estinguere tali diritti. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: i terreni di dominio collettivo sono assimilabili ai beni demaniali e non possono essere espropriati senza un preventivo e formale atto di 'sdemanializzazione'. In assenza di tale provvedimento, il decreto di esproprio è invalido. La vittoria va quindi al Comune, riaffermando la speciale protezione di queste proprietà.
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Usi civici: occupazione senza titolo e vecchie leggi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che occupava con i propri impianti un terreno comunale soggetto a usi civici, invocando normative risalenti al 1810. La Corte ha stabilito che la legislazione successiva, in particolare la legge n. 1766/1927, ha superato le vecchie disposizioni, rendendo necessario un formale provvedimento di "legittimazione" per regolarizzare l'occupazione. In assenza di tale atto, l'occupazione è considerata senza titolo e il terreno deve essere restituito alla collettività.
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