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Legge 20 maggio 1970, n. 300

7 provvedimenti

Demansionamento avvocato pubblico: prevale il ruolo o la mansione?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di demansionamento avvocato pubblico. Un avvocato dipendente di un Ente Pubblico era stato trasferito dall'ufficio legale a mansioni diverse, ritenute dalla Corte d'Appello illegittime e lesive della professionalità. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che, per gli avvocati inseriti in enti pubblici, prevale la disciplina del pubblico impiego. Il datore di lavoro può esercitare un ampio ius variandi (diritto di cambiare mansioni), purché i nuovi compiti siano inerenti al campo giuridico, salvaguardino il patrimonio professionale e non comportino un totale svuotamento delle mansioni o un intento vessatorio. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione sull'effettiva deprivazione professionale.
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Aliunde perceptum: detrazione dal danno da licenziamento
La Corte d'Appello di Trento ha affrontato il caso di un lavoratore il cui licenziamento era stato dichiarato nullo. La società datrice di lavoro ha ottenuto in appello la detrazione dell'aliunde perceptum, ovvero dei redditi guadagnati dal lavoratore presso un'altra ditta durante il periodo di estromissione, riducendo sensibilmente l'indennità risarcitoria dovuta.
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Part-time misto: Cassazione chiarisce i requisiti
Un autista di scuolabus ha contestato il suo contratto, attivo solo durante l'anno scolastico, chiedendone la conversione in full-time. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la piena validità della tipologia contrattuale del part-time misto. La sentenza chiarisce che questo contratto combina legittimamente la riduzione dell'orario giornaliero (tipica del part-time orizzontale) con la concentrazione dell'attività in specifici periodi dell'anno (tipica del part-time verticale). Inoltre, il superamento dei limiti percentuali di assunzioni part-time previsti dal CCNL non comporta, in assenza di una specifica previsione, la conversione automatica del rapporto in un tempo pieno.
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Retribuzione adeguata: il CCNL corretto è un diritto
La Corte di Cassazione stabilisce che per un lavoratore in appalto, il parametro per determinare una retribuzione adeguata deve essere il contratto collettivo del settore in cui l'attività è effettivamente svolta (in questo caso, alimentare) e non un diverso CCNL (logistica) applicato dalla cooperativa datrice di lavoro. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente posto sul lavoratore l'onere di provare le differenze retributive, affermando il dovere del giudice di verificare d'ufficio la congruità della paga.
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Controllo investigativo dipendenti: i limiti del datore
Un lavoratore è stato licenziato dopo un'indagine privata. La Cassazione ha stabilito che il controllo investigativo dipendenti non può riguardare l'adempimento della prestazione lavorativa, ma solo la scoperta di illeciti. La sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Part-time misto: quando il contratto è legittimo?
Un lavoratore del settore trasporti ha contestato il suo contratto di part-time misto, attivo solo durante il periodo scolastico, chiedendone la conversione a tempo pieno. Ha lamentato la violazione dei limiti di utilizzo e la mancata applicazione delle tutele previste dal CCNL per altre forme di part-time. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità del contratto. La Corte ha chiarito che il part-time misto combina correttamente elementi orizzontali (orario giornaliero ridotto) e verticali (periodi di inattività), e che le tutele specifiche previste per altri tipi di part-time non possono essere estese in via interpretativa se non espressamente previsto dal contratto collettivo.
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Lavoro Marittimo: lo sbarco non è licenziamento
Un lavoratore con contratto di lavoro marittimo a tempo indeterminato viene sbarcato per avvicendamento. La Cassazione chiarisce che tale atto non equivale a licenziamento. Il rapporto prosegue e la sua cessazione richiede un atto formale di recesso con giusta causa o giustificato motivo, applicando la normativa generale del lavoro.
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