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Legge 183/2014

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Obbligo di repêchage: no a formazione per altre mansioni
Un lavoratore, licenziato per giustificato motivo oggettivo a seguito di una riorganizzazione aziendale, ha contestato la violazione dell'obbligo di repêchage, sostenendo che l'azienda avrebbe dovuto formarlo per ricollocarlo in mansioni diverse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che l'obbligo di repêchage si limita alla verifica di posizioni lavorative già esistenti e fungibili con la professionalità del dipendente, senza imporre al datore di lavoro un dovere di riqualificazione professionale per ruoli totalmente differenti.
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Telelavoro negato: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente a cui era stato negato il rinnovo del telelavoro. La decisione si fonda sul fatto che la lavoratrice non aveva collaborato alla definizione del progetto, ignorando le richieste dell'ente datore di lavoro. La Corte ha stabilito che il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione dei fatti già accertati in appello, confermando la correttezza dell'operato dell'ente nel considerare venuto meno l'interesse della dipendente al telelavoro negato.
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Automaticità prestazioni e DIS-COLL: il caso risolto
Un lavoratore a progetto si è visto negare l'indennità di disoccupazione (DIS-COLL) a causa di contributi non versati dal committente. La Corte d'Appello aveva esteso il principio di automaticità delle prestazioni, tipico del lavoro subordinato, anche a questo caso. Tuttavia, prima della decisione della Corte di Cassazione, l'ente previdenziale ha accolto la domanda del lavoratore. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, chiudendo il caso senza una pronuncia sul merito della questione giuridica e compensando le spese processuali.
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Revoca dimissioni periodo prova: sì alla reintegra
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore può legittimamente revocare le proprie dimissioni anche se presentate durante il periodo di prova. La normativa sulle dimissioni telematiche e sulla facoltà di revoca entro sette giorni si applica pienamente, prevalendo sul principio di libera recedibilità del patto di prova. A seguito della revoca, l'azienda deve reintegrare il dipendente per consentirgli di completare il periodo di prova, poiché il rapporto di lavoro si considera come mai interrotto.
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Procedimento disciplinare autoferrotranvieri: le regole
La Corte di Cassazione ha annullato il licenziamento di un dipendente del settore trasporti, riaffermando la vigenza delle norme speciali che regolano il procedimento disciplinare autoferrotranvieri. La sentenza chiarisce che la mancata attivazione del Consiglio di Disciplina, quando richiesta dal lavoratore, costituisce un vizio procedurale insanabile che determina la nullità della sanzione espulsiva, in quanto le garanzie previste dal R.D. 148/1931 non sono state abrogate dalle successive riforme del settore.
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Destituzione autoferrotramvieri: il Consiglio di disciplina
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità della destituzione di un autista di una società di trasporti. La sanzione era stata irrogata senza la pronuncia del Consiglio di disciplina, nonostante la richiesta del lavoratore, come previsto dalla normativa speciale (R.D. 148/1931). La Corte ha ribadito che questa procedura è una garanzia inderogabile per il dipendente e la sua omissione determina la nullità del licenziamento, con conseguente reintegrazione e risarcimento del danno. La sentenza chiarisce che le successive evoluzioni normative non hanno soppresso l'obbligo di costituire tale organo. Di conseguenza, il ricorso dell'azienda è stato respinto, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Procedimento disciplinare autoferrotranvieri: le regole
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del licenziamento di un dipendente di un'azienda di trasporti, ribadendo la piena vigenza dello speciale procedimento disciplinare autoferrotranvieri previsto dal R.D. n. 148/1931. La mancata applicazione di questa procedura, più garantista per il lavoratore rispetto a quella generale, costituisce una violazione di norme imperative che comporta la tutela reintegratoria piena.
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