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Legge 173/1988

6 provvedimenti

Imponibile contributivo: addio esenzione senza vero incentivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda editoriale contro l'ente previdenziale dei giornalisti, confermando l'obbligo di pagare i contributi previdenziali su una somma erogata al direttore alla cessazione del rapporto. L'azienda sosteneva che tale importo fosse escluso dall'imponibile contributivo in quanto legato alla fine del rapporto. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che, non essendoci una finalità di incentivo all'esodo (poiché il lavoratore si era già dimesso), la somma costituiva una mera integrazione del trattamento di fine rapporto (T.F.R.). Di conseguenza, l'importo rientra pienamente nell'imponibile contributivo, obbligando il datore di lavoro al versamento dei relativi contributi.
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Assegno sociale: l’eredità perde contro l’INPS dopo la vendita
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per l'erede di un pensionato di restituire all'INPS le somme ricevute a titolo di assegno sociale. Il beneficiario originario aveva venduto un immobile per oltre 500.000 euro, omettendo di comunicare il cospicuo incasso all'ente previdenziale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'erede, stabilendo che l'ingente somma derivante dalla compravendita esclude lo stato di bisogno e qualsiasi legittimo affidamento sulla spettanza del sussidio. Di conseguenza, l'INPS ha il diritto di recuperare l'indebito assistenziale, in quanto la mancata comunicazione della variazione reddituale impedisce l'applicazione delle regole di irripetibilità previste per chi agisce in buona fede.
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Indennità di trasferta: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione ha stabilito che spetta al datore di lavoro, e non all'ente previdenziale, l'onere di provare la sussistenza dei requisiti per l'esenzione contributiva sull'indennità di trasferta. Se non sono soddisfatte le condizioni per il regime speciale dei trasfertisti, si deve verificare l'applicabilità del regime generale di esenzione parziale, la cui prova è sempre a carico dell'azienda. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per non aver seguito questo principio.
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Onere della prova indennità di trasferta: chi prova?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22923/2024, ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova per l'indennità di trasferta. In un caso tra l'ente previdenziale e una società cooperativa, la Corte ha chiarito che, una volta che l'ente dimostra l'erogazione di somme al lavoratore, spetta al datore di lavoro provare la sussistenza delle condizioni per l'esenzione contributiva. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva posto l'onere a carico dell'ente, è stata annullata con rinvio.
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Indennità di trasferta: chi prova l’esenzione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22920/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in materia di indennità di trasferta. L'Ente Previdenziale deve solo dimostrare l'erogazione di somme al lavoratore, mentre spetta al datore di lavoro provare la sussistenza dei requisiti per l'esenzione contributiva, come il rispetto dei limiti di importo previsti dalla legge. Nel caso specifico, il ricorso dell'Ente è stato rigettato poiché la Corte d'Appello aveva correttamente accertato che le indennità pagate non superavano i limiti di esenzione, rendendole non soggette a contribuzione.
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Indebito assistenziale: quando restituire le somme?
La Corte di Appello ha stabilito che un cittadino deve restituire le somme percepite a titolo di indennità di accompagnamento a partire dalla data di comunicazione del verbale medico che ne negava i requisiti. La sentenza chiarisce che il ritardo dell'ente previdenziale nel sospendere l'erogazione non genera un legittimo affidamento nel percipiente. La conoscenza legale del verbale, anche per compiuta giacenza della raccomandata, fa venire meno la buona fede e impone la restituzione dell'indebito assistenziale.
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