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legge 17 ottobre 2014, n. 146

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Convalida del DASPO: legittimo l’obbligo di firma
La Questura ha emesso a carico del Tifoso una misura di divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma presso la polizia. Il Giudice per le indagini preliminari ha confermato la misura tramite convalida del DASPO, motivando la decisione con la pericolosità desumibile da precedenti per reati contro la persona. Il difensore del Tifoso ha contestato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, eccependo l'omessa valutazione delle memorie difensive e dei decreti di assoluzione e archiviazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Il giudice di merito può valutare le memorie difensive in forma concisa e l'obbligo di comparizione scatta automaticamente per i soggetti già colpiti da precedenti provvedimenti analoghi nel triennio.
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Obbligo di presentazione: limiti e illegittimità
Un tifoso, destinatario di un provvedimento di DASPO della durata di cinque anni, ha contestato l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria imposto dal Questore. La Corte di Cassazione ha analizzato i diversi motivi di ricorso, ritenendone fondato solo uno: la mancanza di motivazione sull'imposizione di una doppia presentazione (all'inizio e alla fine della partita) per le gare disputate in trasferta. Secondo la Corte, tale obbligo risulta irragionevole e sproporzionato quando la distanza rende impossibile per l'interessato raggiungere il luogo dell'incontro. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente a questo specifico punto, con rinvio al GIP per un nuovo esame, dichiarando inammissibile il ricorso nel resto.
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DASPO recidivo: la Cassazione sull’obbligo di firma
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un tifoso destinatario di un secondo DASPO con obbligo di presentazione. La sentenza chiarisce che la violazione del termine dilatorio di 48 ore per la difesa è irrilevante se non si dimostra un pregiudizio concreto. Inoltre, in caso di DASPO recidivo, l'obbligo di firma è automatico e non richiede una nuova valutazione della pericolosità del soggetto, in quanto questa è presunta dalla legge.
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DASPO recidiva: firma obbligatoria e nullità
Un tifoso, già destinatario in passato di un divieto di accesso a manifestazioni sportive, riceve un nuovo DASPO con obbligo di firma per cinque anni. L'interessato ricorre in Cassazione lamentando una violazione del suo diritto di difesa, poiché il provvedimento di convalida del giudice sarebbe stato emesso prima della scadenza del termine di 48 ore a sua disposizione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo due principi fondamentali: in caso di DASPO recidiva, l'obbligo di firma è automatico e non richiede una nuova valutazione di pericolosità. Inoltre, la violazione del termine dilatorio per la difesa costituisce una nullità che può essere fatta valere solo se si dimostra un pregiudizio concreto ed effettivo al diritto di difesa, non essendo sufficiente la mera allegazione astratta della violazione.
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Daspo: invasione di campo gioiosa è pericolosa?
La Corte di Cassazione ha confermato un Daspo di cinque anni con obbligo di firma nei confronti di un tifoso che aveva invaso il campo per festeggiare la vittoria della sua squadra. Nonostante il ricorrente sostenesse la natura pacifica del suo gesto, la Corte ha stabilito che l'invasione di campo costituisce di per sé un reato e una condotta pericolosa che giustifica l'applicazione del Daspo, soprattutto in presenza di precedenti specifici.
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DASPO per recidiva: obbligo di firma è automatico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso destinatario di un secondo provvedimento di DASPO. La sentenza chiarisce che in caso di DASPO per recidiva, l'imposizione dell'obbligo di presentazione all'autorità di polizia è automatica e non richiede una specifica motivazione sulla pericolosità attuale del soggetto. La Corte ha inoltre confermato che la procedura di convalida del DASPO non è soggetta alla sospensione feriale dei termini e che anche un atto compiuto a distanza dal luogo dell'evento sportivo può giustificare la misura, se ad esso collegato.
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