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Legge 16.5.2014 n. 79

28 provvedimenti

Spaccio di lieve entità: Cassazione nega beneficio per contesto organizzato
Un imputato ha presentato ricorso contro una sentenza che lo condannava per spaccio di droga, chiedendo il riconoscimento del "fatto di lieve entità". La Corte d'Appello aveva negato questa attenuante, evidenziando che la quantità e l'elevato principio attivo della droga, insieme al contesto organizzato del narcotraffico, escludevano lo spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di droga: quando il fatto di lieve entità non è riconosciuto
Un soggetto è stato condannato per spaccio di droga e ha presentato ricorso in Cassazione. Chiedeva il riconoscimento del 'fatto di lieve entità', sostenendo che la Corte d'Appello avesse errato nel negare tale attenuante, in quanto marijuana e cannabis sono la stessa cosa e la diversità di sostanze non dovrebbe precludere la qualificazione meno grave. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il 'fatto di lieve entità' si applica solo per condotte di minima offensività, valutando quantità, qualità delle droghe (diverse tipologie come cocaina, marijuana e cannabis), mezzi e circostanze. La detenzione di più tipi di stupefacenti e il possesso di denaro proveniente dallo spaccio escludono la lieve entità. La sentenza conferma il principio di una valutazione unitaria della condotta.
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Spaccio di droga di lieve entità: quando il giudice non crede al pentimento
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un tribunale inferiore contro un individuo coinvolto nello spaccio di droga. L'individuo aveva chiesto di classificare la sua condotta come "spaccio di droga di lieve entità" e di ottenere circostanze attenuanti generiche. La Corte ha respinto queste richieste, ritenendo che la quantità e la qualità della droga (cocaina), insieme all'attività di spaccio organizzata e alla mancanza di un pentimento sincero, non soddisfacessero i criteri per un reato minore. La pena imposta è stata ritenuta adeguata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Spaccio di droga: quando il “fatto di lieve entità” non è riconosciuto
Un Lavoratore, già sottoposto a restrizione domiciliare per spaccio, ricorre contro la condanna per detenzione di cocaina, chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato la professionalità criminale del Lavoratore, la violazione delle prescrizioni e l'elevata quantità (141 dosi) e purezza (86% di principio attivo) della droga. Questi elementi, uniti alla sua capacità di diffondere sostanze stupefacenti in modo non occasionale, hanno escluso la possibilità di considerare il fatto come di lieve entità.
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Fatto di lieve entità e valutazione complessiva
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per reati di droga, chiarendo il corretto approccio per il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Corte ha stabilito che i giudici di merito avevano errato nel negare tale qualifica basandosi esclusivamente sul quantitativo di stupefacente. Richiamando le Sezioni Unite, la Suprema Corte ha ribadito che la valutazione deve essere complessiva e considerare tutti gli indici (mezzi, modalità, circostanze), poiché la sola quantità non può escludere a priori l'applicazione della norma più favorevole.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di spaccio e resistenza. La decisione si basa sulla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, ritenendo che il contesto organizzato dell'attività di spaccio e i precedenti dell'indagato giustificassero la misura, escludendo l'ipotesi di un fatto di lieve entità. La Corte ha ribadito che, in fase cautelare, è sufficiente un giudizio di qualificata probabilità di colpevolezza.
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Fatto di lieve entità: no se lo spaccio è sistematico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non riconoscere l'ipotesi del 'fatto di lieve entità' (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90), sottolineando che la natura sistematica, professionale e continuativa dell'attività di spaccio, rivolta a una clientela fidelizzata e con l'uso di cautele per eludere i controlli, prevale sulla modesta quantità delle singole cessioni. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato in tutti i suoi punti.
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Fatto di lieve entità: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando la non applicabilità dell'attenuante del "fatto di lieve entità" per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sulla notevole quantità di droga (quasi mezzo chilo, per oltre 2800 dosi) e sulle modalità organizzate della cessione, avvenuta in un parcheggio per eludere i controlli. Questi elementi, secondo la Corte, indicano una offensività incompatibile con la nozione di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione e la droga
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Esclusa l'ipotesi del fatto di lieve entità a causa dell'ingente quantitativo e varietà di droghe, dell'organizzazione dello spaccio e dell'uso di una ricetrasmittente, elementi che indicano un'attività non occasionale ma strutturata.
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Fatto di lieve entità: no se lo spaccio è sistematico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina. Viene confermato che l'attività di spaccio sistematica, continuativa e fonte primaria di sostentamento non può essere qualificata come fatto di lieve entità, giustificando la pena severa e la confisca dei beni sproporzionati rispetto ai redditi leciti.
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Fatto di lieve entità: no se lo spaccio è business
La Corte di Cassazione ha stabilito che una serie di cessioni di stupefacenti, seppur di piccole quantità, non può essere qualificata come fatto di lieve entità se inserita in un contesto di attività organizzata e altamente redditizia. La sentenza analizza due ricorsi contro misure cautelari, respingendone uno per carenza di interesse e l'altro nel merito, sottolineando che la valutazione complessiva dell'attività criminale, inclusi i guadagni e la struttura organizzativa, prevale sulla singola quantità ceduta.
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Fatto di lieve entità: i limiti quantitativi di droga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23188/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato che il possesso di 300 grammi di cocaina, una quantità notevolmente superiore ai limiti giurisprudenziali, esclude la possibilità di qualificare il reato come fatto di lieve entità. È stato inoltre ribadito che la sola incensuratezza non è sufficiente per la concessione delle attenuanti generiche.
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Fatto di lieve entità: quando lo spaccio è escluso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato, negando l'applicazione dell'attenuante del fatto di lieve entità. La decisione si fonda sulla natura sistematica e professionale dell'attività di spaccio, evidenziata dall'ingente quantitativo di droga, dall'ampio bacino di clienti e dal fatto che l'attività illecita costituisse la principale fonte di reddito dell'imputato, escludendo così la minima offensività della condotta.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso nello spaccio
Una coppia ricorre in Cassazione contro una condanna per spaccio, chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità e contestando la complicità della donna. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando la piena partecipazione della donna e l'impossibilità di qualificare il reato come lieve a causa della varietà di droghe, del volume d'affari e dell'organizzazione dell'attività su più appartamenti. La decisione sottolinea l'importanza di una valutazione complessiva di tutti gli indici di gravità del reato.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità per detenzione di stupefacenti. La decisione si fonda su una valutazione complessiva che ha escluso la minima offensività della condotta, considerando la notevole quantità di droga (957 dosi), le modalità di confezionamento e occultamento sul corpo, e il luogo del sequestro, avvenuto nei pressi di un carcere.
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Droga parlata: condanna valida anche senza sequestro
Due soggetti ricorrono in Cassazione contro una condanna per traffico di stupefacenti, sostenendo che fosse basata unicamente su intercettazioni, la cosiddetta "droga parlata", senza alcun sequestro di sostanza. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili, ribadendo un principio consolidato: la condanna per droga parlata è legittima quando il giudice, attraverso una motivazione rigorosa, dimostra che il contenuto delle conversazioni prova in modo inequivocabile l'attività di spaccio. La Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti, data la gravità dei fatti inseriti in un contesto di criminalità organizzata.
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Fatto di lieve entità: Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15571/2025, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati contro la mancata applicazione della circostanza del fatto di lieve entità in un caso di stupefacenti. La Corte ha ritenuto i motivi generici, confermando la decisione della Corte d'Appello basata sulla professionalità, l'organizzazione, la quantità e la diversità delle sostanze. La valutazione per il riconoscimento del fatto di lieve entità deve essere sempre complessiva.
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Possesso di stupefacenti: quando è reato di spaccio?
La Cassazione conferma la condanna per spaccio, respingendo la tesi dell'uso personale. Decisivi per la qualificazione del reato di possesso di stupefacenti la grande quantità di droga (oltre 1500 dosi), la presenza di bilancini e i precedenti penali specifici dell'imputato.
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Coltivazione domestica e uso terapeutico: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la coltivazione di 32 piante di marijuana. L'imputato sosteneva si trattasse di cannabis "light" per uso terapeutico personale. La Corte ha ribadito che il numero elevato di piante e le modalità di occultamento escludono la configurabilità della coltivazione domestica per uso personale, rendendo irrilevante il movente terapeutico, peraltro non adeguatamente provato. È stata inoltre confermata la mancata concessione dell'attenuante del fatto di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: quando il ricorso è inammissibile
Un individuo ha impugnato una condanna per spaccio, chiedendo la riqualificazione del reato come fatto di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che i motivi di appello introdotti tardivamente non possono essere esaminati. Inoltre, ha ribadito che la valutazione del fatto di lieve entità richiede un'analisi complessiva della condotta criminale, non basata solo sulla quantità di sostanza stupefacente.
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