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Legge 15/2005

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Azione risarcitoria senza diffida: il ritardo pubblico si paga
Un professionista ha chiesto il risarcimento dei danni a un funzionario del Ministero della Salute per il ritardo nel riconoscimento del suo titolo di studio estero, necessario per esercitare l'odontoiatria in Italia. La Corte d'Appello aveva dichiarato la domanda improcedibile perché il danneggiato non aveva inviato una preventiva diffida formale al funzionario e all'amministrazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista, stabilendo che l'azione risarcitoria senza diffida è pienamente valida quando si fa valere un diritto soggettivo, come quello di esercitare una professione dopo una valutazione puramente tecnica del titolo di studio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza d'appello e ha rinviato la causa per un nuovo esame del merito.
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Accordo Urbanistico violato: decide il TAR, non il Giudice Civile
La Corte di Cassazione ha chiarito la questione della giurisdizione sugli accordi urbanistici. Alcuni proprietari avevano stipulato un accordo con un Comune per cedere delle aree in cambio di impegni sulla destinazione urbanistica di altri loro terreni. Quando il Comune è venuto meno a tali impegni, i privati hanno agito in giudizio. La Cassazione ha stabilito che, anche se l'atto era chiamato 'transazione', la sua vera natura era quella di un accordo sulla gestione del territorio. Poiché la controversia riguarda l'esercizio del potere pubblico di pianificazione urbanistica, la competenza non è del giudice civile, ma spetta in via esclusiva al giudice amministrativo. La sostanza dell'accordo prevale sulla sua forma.
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Revoca finanziamento e affidamento incolpevole
Una società si oppone alla restituzione di un finanziamento pubblico, sostenendo di aver agito in buona fede. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la revoca del finanziamento, se causata da negligenza della società stessa, esclude la tutela del legittimo affidamento. L'ordinanza sottolinea anche l'inammissibilità dei ricorsi che confondono i motivi di impugnazione e condanna la società per lite temeraria, confermando la richiesta di restituzione delle somme.
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Risarcimento danno ritardo PA: il caso dell’alloggio
Un cittadino ha richiesto il risarcimento del danno alla Pubblica Amministrazione per un ritardo di quattordici anni nella gestione di una pratica di riscatto di un alloggio pubblico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando come il ricorrente non abbia contestato in modo specifico le motivazioni della corte d'appello e non abbia utilizzato gli strumenti amministrativi a sua disposizione per contrastare l'inerzia dell'ente. La decisione chiarisce i limiti della richiesta di risarcimento danno da ritardo.
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Processo tributario telematico: ammesso il deposito misto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11729/2025, ha stabilito che nel processo tributario telematico è ammissibile il deposito di un atto in formato digitale anche se il giudizio era iniziato in modalità cartacea. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva dichiarato inammissibile un atto per questo motivo, sottolineando che l'eccessivo formalismo va evitato quando l'atto ha raggiunto il suo scopo e non ha leso il diritto di difesa. Il caso riguardava l'impugnazione di cartelle di pagamento per contributi di bonifica.
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Avviso di accertamento: requisiti di validità
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per l'imposta sulla pubblicità, lamentandone la carenza di motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che l'atto era sufficientemente dettagliato e che il ricorso del contribuente era inammissibile per violazione del principio di autosufficienza, non avendo riportato il contenuto dell'atto contestato. La Corte ha inoltre chiarito che la mancata indicazione del responsabile del procedimento non invalida l'avviso di accertamento.
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Avviso di accertamento: requisiti di validità
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per imposta sulla pubblicità, lamentandone la carenza di motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo i requisiti minimi di validità dell'atto. La Corte ha stabilito che l'avviso è valido se contiene gli elementi essenziali per identificare la pretesa tributaria, anche senza indicazioni iperdettagliate come il numero civico. Inoltre, ha confermato che l'omessa indicazione del responsabile del procedimento non comporta la nullità dell'avviso di accertamento.
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