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Legge 146/1994

5 provvedimenti

Esenzione TARI imballaggi: la Cassazione chiarisce
Una società di commercio all'ingrosso ha contestato il pagamento della TARI per le aree di magazzino e vendita, sostenendo di produrre solo rifiuti speciali (imballaggi terziari) smaltiti autonomamente. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31702/2023, ha chiarito che l'esenzione TARI imballaggi si applica solo alla parte variabile del tributo, a condizione che il contribuente dimostri la produzione prevalente e continuativa di tali rifiuti. La parte fissa della TARI, invece, è sempre dovuta in quanto copre i costi generali del servizio e si basa sulla mera detenzione di superfici idonee a produrre rifiuti.
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Esenzione TARI imballaggi: la quota fissa si paga?
Una società di commercio all'ingrosso ha contestato il pagamento della TARI per le aree destinate a magazzino e vendita, sostenendo di produrre prevalentemente rifiuti speciali (imballaggi terziari) smaltiti a proprie spese. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31677/2023, ha confermato che l'esenzione TARI imballaggi si applica alla sola quota variabile del tributo, in quanto tali rifiuti non possono essere assimilati a quelli urbani. Tuttavia, ha stabilito che la quota fissa della TARI resta sempre dovuta, poiché copre la disponibilità del servizio di gestione dei rifiuti a livello generale, indipendentemente dalla sua effettiva fruizione.
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TARI Rifiuti Speciali: quando si paga la tassa?
Una società che produceva rifiuti speciali da imballaggio ha contestato una richiesta di pagamento TARI. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in questi casi, è esclusa solo la parte variabile del tributo, a condizione che l'azienda provi l'autonomo smaltimento. La parte fissa della TARI rifiuti speciali, invece, resta sempre dovuta in quanto copre i costi generali del servizio di igiene urbana. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione dei fatti.
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Assimilazione rifiuti speciali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 4423/2023, ha accolto il ricorso di tre società contro un Comune, stabilendo un principio fondamentale in materia di tassa sui rifiuti (TARSU). La Corte ha chiarito che l'assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani, decisa da un regolamento comunale, è illegittima se si basa solo su un criterio qualitativo (la tipologia di rifiuto) e non prevede anche un limite quantitativo. Di conseguenza, il regolamento deve essere disapplicato dal giudice. La causa è stata rinviata alla corte territoriale per una nuova valutazione basata su questo principio, applicando la disciplina precedente che prevede l'esenzione dalla tassa per le sole superfici dove si producono esclusivamente rifiuti speciali non assimilati.
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Assimilazione rifiuti speciali: la Cassazione decide
Una società ha impugnato avvisi di accertamento per la tassa rifiuti (TARSU), sostenendo l'illegittimità del regolamento comunale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per una corretta assimilazione rifiuti speciali a urbani non è sufficiente il solo criterio qualitativo, ma è indispensabile anche quello quantitativo. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio per un nuovo esame che tenga conto di questo principio.
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