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Legge 13 dicembre 1989, n. 401

5 provvedimenti

DASPO recidivo: la Cassazione sull’obbligo di firma
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un tifoso destinatario di un secondo DASPO con obbligo di presentazione. La sentenza chiarisce che la violazione del termine dilatorio di 48 ore per la difesa è irrilevante se non si dimostra un pregiudizio concreto. Inoltre, in caso di DASPO recidivo, l'obbligo di firma è automatico e non richiede una nuova valutazione della pericolosità del soggetto, in quanto questa è presunta dalla legge.
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Obbligo di presentazione: valido anche senza reato
Un tifoso ha impugnato un provvedimento di obbligo di presentazione (DASPO) di cinque anni, emesso dopo una rissa tra tifoserie. Lamentava la violazione dei termini di difesa e la mancanza di prove, dato che una misura cautelare penale per gli stessi fatti era stata annullata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che la violazione dei termini di difesa è irrilevante senza un pregiudizio concreto. Inoltre, ha chiarito che l'obbligo di presentazione è una misura di prevenzione che non richiede la commissione di un reato, essendo sufficiente una condotta di istigazione alla violenza per giustificarne l'applicazione.
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Riunioni pubbliche: stadio escluso dal divieto
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale, stabilendo che il divieto di partecipare a riunioni pubbliche non si applica alle manifestazioni sportive in luoghi aperti al pubblico, come gli stadi. La Corte ha ribadito che per imporre un tale divieto è necessaria una prescrizione specifica e motivata, distinguendo nettamente tra 'luogo pubblico' e 'luogo aperto al pubblico'.
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Incaricato di pubblico servizio: no per lo steward
La Cassazione ha stabilito che lo steward addetto al controllo biglietti non riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio. La sua attività è materiale e priva di poteri autoritativi. Di conseguenza, è stata annullata la condanna per corruzione emessa nei confronti di uno steward che aveva permesso l'ingresso a tifosi senza biglietto in cambio di denaro.
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Pubbliche riunioni: la Cassazione chiarisce i limiti
Due soggetti sottoposti a sorveglianza speciale vengono condannati per aver partecipato a un evento sportivo. Le Sezioni Unite della Cassazione annullano la condanna, stabilendo un principio fondamentale: il divieto di partecipare a pubbliche riunioni, previsto come misura di prevenzione, si applica esclusivamente alle riunioni in "luogo pubblico" (es. piazze, strade) e non a quelle in "luogo aperto al pubblico" (es. stadi, teatri), a meno che non sia imposta una prescrizione specifica e motivata dal giudice. La sentenza ridefinisce così l'ambito di applicazione di una delle più comuni prescrizioni per i sorvegliati speciali.
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