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Legge 118/2021

6 provvedimenti

Concordato Semplificato: il cambio di sede non cambia il giudice
Una società agricola, dopo un fallito tentativo di composizione negoziata della crisi presso il Tribunale di Siena, trasferisce la propria sede a Pesaro e lì deposita domanda di concordato semplificato. La Corte di Cassazione interviene per risolvere il conflitto di competenza. La Corte stabilisce un principio chiave sulla competenza territoriale del concordato semplificato: il trasferimento della sede legale nell'anno precedente al deposito della domanda è irrilevante. La competenza resta radicata presso il tribunale del luogo in cui è iniziata la procedura di composizione negoziata (Siena), applicando per analogia le regole già valide per le altre procedure concorsuali per evitare abusi nella scelta del foro.
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Concordato Semplificato: i limiti del controllo
Una società in liquidazione, dopo il fallimento di un accordo di ristrutturazione e di una composizione negoziata, ha proposto un concordato semplificato. I tribunali di merito hanno dichiarato la proposta inammissibile. La Corte di Cassazione, pur dichiarando a sua volta inammissibile il ricorso per motivi procedurali, ha enunciato un principio di diritto fondamentale: il controllo del giudice sul concordato semplificato non è meramente formale. Deve estendersi a una verifica di legalità sostanziale, includendo l'analisi dei presupposti iniziali della precedente composizione negoziata, per evitare abusi dello strumento.
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Composizione Negoziata: quando non ferma il fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'impresa non può accedere alla composizione negoziata della crisi se è ancora formalmente pendente una precedente domanda di concordato preventivo. Anche se l'impresa ha manifestato la volontà di rinunciare al concordato, la pendenza cessa solo con una pronuncia del tribunale. Di conseguenza, l'istanza di composizione negoziata è inammissibile e non può impedire la dichiarazione di fallimento. Il tribunale fallimentare ha il potere di valutare incidentalmente tale inammissibilità.
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Cram down fiscale: omologa anche con voto contrario
La Corte di Cassazione ha stabilito che un concordato preventivo può essere omologato dal tribunale anche in presenza del voto contrario dell'Amministrazione Finanziaria. La decisione si basa sul principio del cram down fiscale, che richiede al giudice di valutare unicamente se la proposta concordataria sia più conveniente per i creditori rispetto all'alternativa della liquidazione fallimentare, senza estendere il sindacato alla fattibilità economica del piano. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che sosteneva l'applicabilità della norma solo in caso di inerzia e non di dissenso espresso, è stato rigettato.
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Classi di creditori: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ente previdenziale contro l'omologazione di un concordato preventivo. L'ente contestava l'inserimento dei propri crediti nella stessa classe dei crediti tributari. La decisione si fonda su un vizio processuale: il ricorrente non ha specificamente impugnato tutte le autonome ragioni (le 'ratio decidendi') su cui si basava la decisione della Corte d'Appello, in particolare quella relativa alla cosiddetta 'prova di resistenza'. Di conseguenza, la Corte non è entrata nel merito della corretta formazione delle classi di creditori.
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Opposizione omologa concordato: le regole formali
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato un decreto di omologa di un concordato preventivo, approvato nonostante il suo dissenso tramite "cram down". La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la formale opposizione omologa concordato, presentata tramite avvocato e depositata in cancelleria, è un requisito indispensabile per poter contestare la decisione. Una semplice comunicazione al commissario giudiziale non è sufficiente.
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