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Legge 111/2023

10 provvedimenti

Operazioni inesistenti: onere della prova e sanzioni
Una società e i suoi soci hanno impugnato un accertamento fiscale per l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'Amministrazione Finanziaria può dimostrare la fittizietà tramite presunzioni (es. assenza di struttura del fornitore). L'onere della prova si sposta quindi sul contribuente, che deve dimostrare l'effettività della prestazione. Irrilevante, in tal senso, l'archiviazione del procedimento penale. I ricorrenti sono stati sanzionati anche per abuso del processo.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19981/2024, ha ribadito la validità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci di una società di capitali a ristretta base partecipativa. A seguito di un accertamento fiscale che aveva rettificato il reddito di una S.r.l., l'Amministrazione Finanziaria aveva recuperato a tassazione, in capo a una socia, il maggior reddito da partecipazione basandosi sulla suddetta presunzione. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo che la ristretta base azionaria da sola non fosse sufficiente a provare la distribuzione. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, cassando la sentenza e affermando che tale presunzione è legittima e sposta l'onere della prova sul contribuente, il quale deve dimostrare che gli utili non sono stati distribuiti ma accantonati o reinvestiti.
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Imposta unica scommesse: obblighi per operatori esteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando l'obbligo di versamento dell'imposta unica scommesse per l'attività di raccolta gioco effettuata in Italia tramite centri di trasmissione dati, anche in assenza di concessione statale. La Corte ha stabilito che tale imposizione non viola il diritto dell'Unione Europea e non costituisce una forma di discriminazione, basando la decisione sulla territorialità dell'attività e richiamando precedenti pronunce della Corte di Giustizia e della Corte Costituzionale. È stata inoltre confermata la natura di solidarietà paritetica tra il bookmaker estero e il gestore del centro raccolta scommesse.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9961/2024, si è pronunciata sulla responsabilità per l'imposta unica scommesse in un caso riguardante un bookmaker estero e una ricevitoria italiana per le annualità 2010 e 2011. La Corte ha confermato la responsabilità solidale di entrambi i soggetti per l'imposta dovuta dal 2011 in poi, seguendo un precedente della Corte Costituzionale. Tuttavia, ha accolto il ricorso della società limitatamente alle sanzioni per l'anno 2010, annullandole a causa della condizione di 'obiettiva incertezza normativa' preesistente alla legge interpretativa del 2010.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7533/2024, ha respinto il ricorso di una società di scommesse estera, confermando il suo obbligo di versare l'imposta unica sulle scommesse per le giocate raccolte in Italia nel 2008 tramite un centro trasmissione dati. La Corte ha chiarito che la responsabilità del bookmaker estero sussiste indipendentemente da quella del centro locale e che la normativa fiscale italiana non viola i principi del diritto dell'Unione Europea sulla libera prestazione di servizi, in quanto non è discriminatoria.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6588/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo. Applicando la nuova normativa (ius superveniens), i giudici hanno stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo è possibile solo se il debitore dimostra un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo. In assenza di tale prova, il ricorso è inammissibile per carenza di interesse ad agire, a prescindere dalla presunta omessa notifica della cartella di pagamento originaria.
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Sentenza penale assoluzione: effetti sul fisco
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso alle Sezioni Unite una questione fondamentale: quali sono gli effetti di una sentenza penale assoluzione su un accertamento fiscale basato sugli stessi fatti? Il caso riguarda due contribuenti, accusate di evasione fiscale per presunta residenza fittizia all'estero, che sono state assolte in sede penale. A seguito di una nuova legge (art. 21-bis d.lgs. 74/2000), è sorto un contrasto giurisprudenziale sull'applicabilità di tale assoluzione al processo tributario: se essa annulli solo le sanzioni o anche l'imposta, e se valga anche per le assoluzioni per insufficienza di prove. La decisione delle Sezioni Unite definirà il rapporto tra processo penale e tributario.
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Giudicato penale: assoluzione blocca accertamento
Una società bancaria cooperativa ha ottenuto l'annullamento di un accertamento fiscale milionario per IRES e IRAP. La Corte di Cassazione ha applicato una nuova legge (ius superveniens) che rende vincolante nel processo tributario il giudicato penale di assoluzione "perché il fatto non sussiste". Dato che l'amministratore era stato assolto in sede penale per gli stessi fatti contestati in ambito fiscale, l'accertamento è stato ritenuto infondato e annullato, segnando una svolta fondamentale nei rapporti tra processo penale e tributario.
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Giudicato penale nel tributario: limiti e condizioni
Una società, accusata di utilizzare fatture per operazioni inesistenti, ottiene l'annullamento degli accertamenti fiscali in appello, poiché il giudice tributario ritiene vincolante una sentenza penale di non luogo a procedere. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, chiarendo che il nuovo principio sull'efficacia del giudicato penale nel processo tributario si applica solo alle sentenze di assoluzione emesse dopo un dibattimento completo e non a quelle pronunciate in fase di indagini preliminari. Inoltre, la Corte sottolinea che una legge delega non può essere applicata prima dell'emanazione dei relativi decreti attuativi.
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Giudicato penale nel tributario: Cassazione alle Sezioni Unite
Un contribuente, accertato sulla base di indagini bancarie, fa valere in Cassazione una sentenza di assoluzione penale. La Corte, di fronte al nuovo art. 21-bis che regola l'efficacia del giudicato penale nel tributario, rileva dubbi interpretativi sulla norma. Per questo, in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite su un caso analogo, rinvia la causa a nuovo ruolo.
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