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Legge 105/2024

7 provvedimenti

Recupero del sottotetto: la Cassazione ferma la demolizione
I proprietari di un immobile eseguivano un recupero del sottotetto a fini abitativi, realizzando una sopraelevazione. I vicini confinanti facevano causa lamentando la violazione delle distanze legali dal confine e tra pareti finestrate. Il Tribunale e la Corte d'Appello ordinavano l'arretramento della struttura. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha annullato la sentenza di appello con rinvio. La Suprema Corte ha rilevato l'entrata in vigore della Legge n. 105/2024 (Decreto Salva Casa), che introduce norme di favore per il recupero del sottotetto. Questa legge consente tali interventi anche in deroga alle distanze minime tra edifici e confini, purché si rispettino i limiti vigenti all'epoca della costruzione originaria. La Corte d'Appello dovrà quindi rivalutare il caso applicando la nuova normativa nazionale.
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Recupero dei sottotetti: la nuova legge batte le vecchie distanze
I proprietari di un immobile venivano condannati ad arretrare una sopraelevazione con abbaini perché considerata nuova costruzione in violazione delle distanze dal confine. I proprietari presentavano anche una domanda contro i vicini per opere nel cortile comune, dichiarata inammissibile nei primi gradi. La Cassazione accoglie il ricorso dei proprietari. Per quanto riguarda le distanze, la Corte stabilisce che il giudice deve applicare la nuova legge sul "Salva Casa" (Legge 105/2024), che agevola il recupero dei sottotetti consentendo deroghe alle distanze minime a determinate condizioni. Inoltre, la Cassazione dichiara errata l'inammissibilità della domanda sul cortile comune, trattandosi di rapporti di vicinato. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Sopraelevazione e Distanze Legali: Ristrutturazione Vince su Demolizione
Un proprietario cita in giudizio il vicino che, recuperando un sottotetto a fini abitativi, ha sopraelevato l'edificio di due metri, violando le distanze legali tra costruzioni. La Corte di Cassazione, applicando nuove leggi entrate in vigore durante la causa, ha ribaltato la decisione precedente. L'intervento non è considerato una 'nuova costruzione', ma una 'ristrutturazione edilizia'. Di conseguenza, non deve rispettare le attuali distanze minime (10 metri), ma solo quelle legittimamente preesistenti all'epoca della costruzione originaria dell'edificio. La Corte ha quindi annullato la condanna alla demolizione e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio, dando ragione al costruttore.
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Case mobili: quando sono considerate nuova costruzione?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del titolare di un campeggio contro il sequestro di diverse case mobili. La Corte ha stabilito che le case mobili, quando sono stabilmente collegate a servizi come acqua, luce e fognature e destinate a un uso non temporaneo ma stagionale, devono essere considerate a tutti gli effetti "nuova costruzione". Di conseguenza, per la loro installazione è necessario il Permesso di Costruire, altrimenti si configura un abuso edilizio.
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Demolizione opere abusive: no stop con delibera generica
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un tribunale che aveva revocato un ordine di demolizione opere abusive. La revoca si basava su una delibera comunale che destinava l'immobile a fini di pubblica utilità. La Suprema Corte ha stabilito che tale delibera era troppo generica, programmatica e priva dei requisiti di concretezza, attualità e specificità necessari per giustificare un'eccezione così importante alla regola della demolizione, riaffermando il rigore necessario per sospendere l'esecuzione di una sentenza penale.
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Sanatoria abuso edilizio: quando è inammissibile
Un cittadino condannato per un abuso edilizio ricorre in Cassazione invocando la nuova sanatoria. La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché la richiesta di sanatoria abuso edilizio era generica e non pertinente a un'opera realizzata senza alcun titolo, confermando la condanna.
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Ordine di demolizione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino contro un'ordinanza della Corte d'Appello che aveva confermato un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La sentenza chiarisce la netta distinzione tra l'ordine di demolizione giudiziale, conseguenza di una condanna penale, e quello amministrativo, l'unico dal quale può scaturire l'acquisizione dell'area al patrimonio comunale. Viene inoltre ribadito che la sola pendenza di un'istanza di condono non è sufficiente a sospendere l'esecuzione, se non supportata da elementi concreti.
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