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Legge 103/1979

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Compenso professionale dell’avvocato: l’Ente pubblico deve pagare
Un Ente Pubblico regionale ha conferito a un legale del libero foro l'incarico di difendere l'amministrazione in vari giudizi amministrativi. Al termine delle cause, il legale ha richiesto il pagamento delle parcelle. L'Ente si è opposto al pagamento, sostenendo la nullità dell'incarico per assenza di un formale contratto scritto e per mancata motivazione nella deroga all'Avvocatura statale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Ente. I giudici hanno chiarito che il rilascio della procura alle liti e la firma degli atti difensivi soddisfano pienamente il vincolo della forma scritta per la Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, l'Ente deve corrispondere integralmente il compenso professionale dell'avvocato per l'attività svolta.
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Ius postulandi Università: Ricorso inammissibile, spese legali a carico
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due Lavoratrici, ex lettrici di lingua straniera presso un'Università, che chiedevano la ricostruzione della carriera e un adeguamento retributivo. L'Università ha presentato un ricorso principale, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile per un difetto di *ius postulandi* (la capacità legale dei suoi avvocati di rappresentarla), non avendo questi ottenuto la necessaria autorizzazione. Di conseguenza, il ricorso incidentale di una Lavoratrice (Margit Kohl) è divenuto inefficace. Il ricorso incidentale dell'altra Lavoratrice (Mirella Fantin) è stato invece rigettato nel merito, poiché le sue mansioni non erano equiparabili a quelle di un professore associato. L'Università è stata condannata a pagare le spese legali a Margit Kohl.
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Valore nomofilattico: Cassazione rinvia a udienza
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio a pubblica udienza di un complesso caso tra un'amministrazione statale e diverse società concessionarie del settore giochi. La decisione si fonda sul riconosciuto valore nomofilattico della questione relativa alla legittimità della declinatoria di competenza arbitrale sollevata dall'Avvocatura dello Stato. Il Collegio ha ritenuto la questione di principio così importante da necessitare una discussione approfondita e le conclusioni del Procuratore Generale.
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Equa riparazione fallimento: quando spetta l’indennizzo
Una società, creditrice in un lungo procedimento fallimentare, ha ottenuto un indennizzo per l'irragionevole durata del processo. Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione, sostenendo che il credito fosse di valore esiguo (€ 2.000) e che la società fosse consapevole dell'impossibilità di recuperarlo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale in materia di equa riparazione fallimento: il valore della causa si determina sulla base del credito ammesso al passivo, non sulla somma effettivamente riscossa. Inoltre, ha chiarito che un credito di 2.000 euro non è di per sé 'irrisorio' da escludere il diritto al risarcimento.
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Contratti a termine fondazioni liriche: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza il caso sui contratti a termine nelle fondazioni liriche. Una lavoratrice aveva ottenuto in primo grado la conversione del suo rapporto a tempo indeterminato, ma la Corte d'Appello aveva riformato la decisione, ritenendo legittimi i contratti successivi al D.Lgs. 81/2015. La Cassazione ha sollevato un dubbio di compatibilità tra la normativa nazionale, che sembra consentire l'uso acausale e illimitato di tali contratti, e la direttiva europea che impone misure contro gli abusi, rendendo necessario un approfondimento.
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Motivazione apparente: la Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato due sentenze della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. L'Ente Fiscale aveva impugnato decisioni che annullavano un avviso di accertamento INVIM. La Corte ha ritenuto che i giudici d'appello si fossero limitati a richiamare la sentenza di primo grado senza analizzare i motivi specifici dell'appello, violando l'obbligo di motivazione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Transazioni commerciali sanità: guida agli interessi
Una società di factoring ha agito per il recupero di un credito, originato da prestazioni sanitarie fornite da una casa di cura a un'Azienda Sanitaria Locale. Le corti inferiori avevano respinto la domanda per vizi contrattuali e mancanza di prova dell'accreditamento. La Corte di Cassazione, pur confermando il rigetto della domanda principale, ha stabilito un principio fondamentale: le prestazioni sanitarie erogate da strutture private in regime di accreditamento costituiscono transazioni commerciali. Di conseguenza, in caso di ritardato pagamento, anche parziale, sono dovuti gli interessi moratori previsti dal D.Lgs. 231/2002, superiori a quelli legali.
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Giurisdizione elettorato passivo: decide il G.O.
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la giurisdizione sulle controversie relative all'incompatibilità e alla decadenza da cariche elettive, come quella di un rappresentante del personale in un Senato Accademico, spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo. Il caso riguardava un dipendente universitario, e al contempo dirigente sindacale, la cui nomina era stata sospesa dall'Ateneo per un presunto conflitto di interessi. La Corte ha chiarito che il nucleo della controversia non è l'esercizio di un potere discrezionale della Pubblica Amministrazione, ma la tutela del diritto soggettivo perfetto all'elettorato passivo. Pertanto, la competenza a decidere spetta al tribunale ordinario.
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Natura giuridica ente: la Cassazione decide sul caso
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16927/2025, ha stabilito che un consorzio, anche se partecipato da enti pubblici e svolgente attività di interesse pubblico, non può essere qualificato come ente pubblico se non è istituito con una legge specifica. Questa decisione sulla natura giuridica dell'ente conferma che i rapporti di lavoro dei suoi dipendenti sono regolati dal diritto privato e non dal contratto collettivo degli Enti Locali. Il ricorso dei lavoratori, che mirava a ottenere l'applicazione della disciplina del pubblico impiego, è stato quindi respinto.
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Prescrizione contributi INPS: la Cassazione decide
Un'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta la questione della prescrizione dei contributi INPS dopo la notifica della cartella esattoriale. La Corte non decide nel merito se il termine sia di 5 o 10 anni, ma rimette la causa a un'altra sezione per risolvere una questione pregiudiziale sulla legittimità della difesa in giudizio dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione tramite avvocati del libero foro. Il caso riguarda l'opposizione di un contribuente a cartelle per contributi previdenziali, ritenuti prescritti in 5 anni dai giudici di merito.
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Prescrizione contributi: no a 10 anni senza sentenza
L'Ente di riscossione ha impugnato una decisione che confermava la prescrizione contributi previdenziali in cinque anni, sostenendo l'applicazione del termine decennale a seguito della notifica della cartella esattoriale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso la questione alla Sezione Lavoro, senza decidere nel merito, per approfondire sia la durata della prescrizione che una questione preliminare sulla rappresentanza legale del nuovo Ente di riscossione.
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