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Legge 100/2010

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Contratto a termine illegittimo: la rinuncia dà stabilità
Il Lavoratore ha impugnato il contratto a termine stipulato con il Datore di Lavoro, lamentando la genericità della causale. La Corte d'Appello ha dichiarato la nullità del contratto per vizio genetico, disponendo la conversione in rapporto a tempo indeterminato e un risarcimento di dodici mensilità. Il Datore di Lavoro ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, il Datore di Lavoro ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dal Lavoratore. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la decisione d'appello che ha accertato il contratto a termine illegittimo e disposto la stabilizzazione del dipendente è diventata definitiva.
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Risoluzione per mutuo consenso: la Cassazione decide
Un musicista, assunto con contratti a termine da una fondazione teatrale, ha contestato l'illegittimità della clausola del termine. La Corte d'Appello ha respinto la sua domanda, ritenendo che il rapporto di lavoro si fosse risolto per mutuo consenso, data la prolungata inattività del lavoratore per sette anni e la percezione del TFR. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'accertamento della volontà delle parti di sciogliere il contratto è una valutazione di merito, non sindacabile in sede di legittimità se non per vizi specifici non riscontrati nel caso.
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Cessazione materia del contendere: accordo tra le parti
Un ballerino ha contestato una serie di contratti a termine stipulati con una Fondazione Lirico-Sinfonica, chiedendone la conversione in un rapporto a tempo indeterminato. Dopo le decisioni dei giudici di merito, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo durante il giudizio in Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la cessazione materia del contendere, un esito che estingue il processo e priva di efficacia la sentenza impugnata.
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Contratti a tempo determinato: la Cassazione decide
Un lavoratore dello spettacolo ha impugnato la reiterazione di contratti a tempo determinato con una fondazione lirica, chiedendone la conversione. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che non basta indicare lo spettacolo per giustificare il termine. È necessario che l'ente dimostri ragioni oggettive, tecniche e produttive che rendano impossibile l'impiego di personale stabile.
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Contratti a termine: la Cassazione sulle fondazioni
Un lavoratore di una fondazione lirico-sinfonica ha contestato la legittimità di una serie di contratti a termine, chiedendone la conversione in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che anche per le fondazioni liriche, soggette a una disciplina speciale, la mera regolarità formale non basta. È necessario che il datore di lavoro provi l'esistenza di ragioni oggettive, tecniche, produttive o organizzative che giustifichino la natura temporanea del rapporto, in linea con la normativa europea sui contratti a termine.
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Divieto conversione fondazioni liriche: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il divieto di conversione dei contratti di lavoro a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato per i dipendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche. Nel caso di una professoressa d'orchestra impiegata per anni con contratti a termine, la Corte ha stabilito che, nonostante l'accertato abuso, la normativa speciale prevale, escludendo la conversione ma garantendo al lavoratore un risarcimento del danno. La decisione si fonda sulla natura peculiare di tali enti e su norme imperative che limitano le assunzioni. Viene quindi ribadito il principio del divieto conversione fondazioni liriche.
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