LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legge 1/1991

9 provvedimenti

Validità contratti derivati: firma del cliente sufficiente per la banca?
Un Investitore ha citato in giudizio una Banca per ottenere la nullità di due contratti derivati, sostenendo la mancanza della forma scritta (specificamente, la firma della banca) e l'inadempimento degli obblighi informativi. La Corte d'Appello aveva respinto le sue richieste. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che per la validità contratti derivati, la firma del solo cliente sul contratto-quadro e la consegna di una copia sono sufficienti, poiché la norma tutela l'investitore. Ha anche ritenuto che la Banca avesse adempiuto ai suoi doveri informativi, basandosi sul profilo di rischio dichiarato dall'Investitore. Il ricorso principale dell'Investitore è stato rigettato, con condanna al pagamento delle spese legali.
Continua »
Assegni al Promotore: La Responsabilità Intermediario Finanziario Prevale
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di **responsabilità intermediario finanziario** per la condotta illecita di un promotore. Un'investitrice aveva consegnato assegni intestati al promotore, che si era appropriato delle somme. L'intermediario aveva sostenuto un concorso di colpa dell'investitrice per tale modalità di consegna. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'intermediario, ribadendo che la semplice consegna di denaro al promotore in modo non conforme non interrompe il nesso causale della responsabilità dell'intermediario, né configura concorso di colpa dell'investitore, a meno che non si dimostri una condotta 'anomala' (collusione o acquiescenza consapevole) da parte di quest'ultimo. L'intermediario non ha fornito tale prova.
Continua »
Contratto monofirma: la banca vince contro il risparmiatore
Un risparmiatore ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la nullità degli investimenti effettuati, poiché il contratto quadro del 1995 era firmato solo da lui e non dalla banca. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del cliente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della banca. I giudici hanno chiarito che il contratto monofirma è valido anche se manca la firma dell'intermediario finanziario. Il requisito della forma scritta è infatti soddisfatto se il documento è redatto per iscritto, consegnato al cliente e da quest'ultimo sottoscritto. Il consenso della banca si desume dall'esecuzione delle operazioni. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
Continua »
Nullità ordine di acquisto titoli: Banca condannata per contratto
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un ordine di acquisto titoli (obbligazioni argentine) perché impartito telefonicamente, in violazione di una clausola del contratto quadro che imponeva la forma scritta. La Banca sosteneva che le leggi successive avessero superato tale clausola, ma i giudici hanno stabilito che la volontà delle parti, espressa nel contratto, prevale. Inoltre, la Banca non aveva comunque rispettato l'obbligo di legge di annotare per iscritto i dettagli dell'ordine telefonico. Di conseguenza, l'operazione è stata dichiarata nulla e la Banca è stata condannata a restituire le somme all'Investitrice, che a sua volta ha dovuto restituire i titoli.
Continua »
Nullità contratti finanziari: quando è tardiva la domanda
Due risparmiatori hanno agito contro una banca per operazioni finanziarie non autorizzate. In corso di causa, hanno sollevato la questione della nullità dei contratti di investimento, ma troppo tardi. La Corte di Cassazione ha confermato che, anche per la nullità contratti finanziari che può essere rilevata d'ufficio, i fatti a suo fondamento devono essere allegati dalle parti entro le scadenze processuali. L'introduzione tardiva dei fatti rende la domanda inammissibile, ribadendo l'importanza del rispetto delle preclusioni istruttorie.
Continua »
Responsabilità autorità di vigilanza: il caso CONSOB
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'erede di un risparmiatore che chiedeva il risarcimento dei danni alla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB). Il caso riguardava la presunta responsabilità dell'autorità di vigilanza per aver autorizzato una società di intermediazione mobiliare (SIM), poi fallita. La Corte ha confermato la decisione d'appello, sottolineando che la parte ricorrente non ha fornito la prova del nesso di causalità, ovvero non ha dimostrato che gli investimenti fossero stati effettuati dopo e a causa dell'autorizzazione concessa dall'autorità. Senza tale prova, la responsabilità dell'autorità di vigilanza non può essere affermata.
Continua »
Sanzioni consulente finanziario: la Cassazione conferma
Un consulente finanziario è stato sanzionato con la sospensione dall'albo per gravi violazioni, tra cui la falsificazione di firme e la mancata identificazione dei clienti. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo che il termine di contestazione decorre dalla segnalazione all'organo di vigilanza e che le regole deontologiche vanno rispettate in modo assoluto. La decisione sottolinea come le sanzioni per i consulenti finanziari siano severe, anche quando le azioni non causano un danno economico diretto al cliente.
Continua »
Omessa vigilanza: responsabilità e prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28119/2025, affronta un caso di omessa vigilanza da parte di un'autorità di controllo su un intermediario finanziario fallito. La Corte stabilisce che la domanda di ammissione al passivo fallimentare dell'intermediario interrompe la prescrizione anche nei confronti dell'autorità, data la natura risarcitoria del credito e la responsabilità solidale. Tuttavia, annulla la sentenza d'appello per carenza di motivazione riguardo all'effettiva sussistenza della colpa dell'autorità, rinviando la causa per un nuovo esame.
Continua »
Mutatio libelli in investimenti finanziari: la Cassazione
Un investitore ha subito perdite ingenti operando in futures. Dopo aver citato in giudizio la banca chiedendo la nullità dei contratti, ha modificato la sua domanda in risoluzione per inadempimento. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'investitore, stabilendo che tale modifica costituisce una 'mutatio libelli' non consentita. La Corte ha chiarito che i motivi del ricorso devono colpire la specifica ratio decidendi della sentenza impugnata, altrimenti risultano inammissibili.
Continua »