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L. n. 77 del 2020

5 provvedimenti

Licenziamento somministrazione irregolare: la decisione
Un lavoratore, impiegato presso un'azienda tramite un'agenzia interinale, ha visto il suo rapporto di lavoro cessare a seguito di un licenziamento comunicato dall'agenzia. A fronte di una somministrazione irregolare, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'atto di recesso è invalido. In un caso di licenziamento somministrazione irregolare, solo l'azienda utilizzatrice, in qualità di datore di lavoro effettivo, detiene il potere di licenziare. La comunicazione da parte dell'agenzia è quindi inefficace a terminare il rapporto di lavoro di fatto.
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Concessione traslativa: chi paga l’indennità?
Un ente pubblico per la gestione stradale ha delegato le procedure di esproprio a un appaltatore per lavori autostradali. Quando l'appaltatore ha concordato un'indennità con i proprietari terrieri ma l'ente ha rifiutato il pagamento, è nata una controversia. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'ente pubblico, chiarendo che una semplice delega di compiti non costituisce una "concessione traslativa" a meno che una legge specifica non trasferisca la piena responsabilità all'appaltatore. Quest'ultimo ha agito come mero rappresentante, rendendo l'ente pubblico direttamente responsabile del pagamento.
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Appalto illecito: onere della prova e Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che riconosceva un rapporto di lavoro subordinato tra due lavoratori e una nota azienda di abbigliamento, nonostante fossero formalmente assunti da una cooperativa. La Corte ha stabilito che, in un caso di appalto illecito, l'elemento decisivo è l'esercizio effettivo del potere direttivo da parte del committente. Di conseguenza, il licenziamento intimato dalla cooperativa è stato ritenuto inesistente, in quanto proveniente da un soggetto non legittimato (a non domino). I motivi di ricorso dell'azienda, incentrati sull'onere della prova e sulla valutazione delle testimonianze, sono stati respinti poiché la sostanza del rapporto prevale sulla forma contrattuale.
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Opposizione atti esecutivi: limiti e spese legali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7343/2025, si è pronunciata su un complesso caso di opposizione agli atti esecutivi. La controversia nasce da un pignoramento presso terzi in cui il terzo pignorato si opponeva all'ordinanza di assegnazione. La Corte ha stabilito che una domanda di accertamento del credito, seppur formalmente autonoma ma intrinsecamente connessa all'opposizione, segue le stesse regole di impugnazione del rito esecutivo. Inoltre, ha cassato la sentenza d'appello per l'errata liquidazione delle spese legali, precisando che i compensi per la fase istruttoria non sono dovuti se questa non si è concretamente svolta.
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Conciliazione giudiziale: come chiude la lite fiscale
Un contribuente aveva impugnato un avviso di accertamento basato sul redditometro. Dopo un iter giudiziario, la questione è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto una conciliazione giudiziale. La Suprema Corte, applicando la recente riforma dell'art. 48 del d.lgs. 546/1992, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, sottolineando che l'accordo si perfeziona con la sola sottoscrizione, sostituendo la pretesa originaria e definendo la lite.
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