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L. n. 67 del 2024

8 provvedimenti

Fatture inesistenti: il ricorso in Cassazione
Una società cooperativa ha impugnato un avviso di accertamento per fatture inesistenti, vedendo respinti i propri ricorsi nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della contribuente. L'ordinanza chiarisce i limiti della 'prova di resistenza' nel contraddittorio, i requisiti per denunciare una motivazione apparente e l'ammissibilità di prove atipiche come le dichiarazioni ritrattate, confermando l'inammissibilità del riesame dei fatti in sede di legittimità, anche in virtù del principio della 'doppia conforme'.
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Motivazione apparente: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società contro un avviso di accertamento. Viene chiarito che una sentenza non può essere impugnata per motivazione apparente se rispetta il "minimo costituzionale", ovvero se non è del tutto mancante o incomprensibile. Inoltre, la violazione del contraddittorio preventivo è irrilevante se il contribuente non fornisce la "prova di resistenza", dimostrando quali elementi avrebbe potuto presentare per ottenere un esito diverso.
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Bottigliometro: legittimo l’accertamento presuntivo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento a carico del titolare di un ristorante di lusso, basato sul metodo del "bottigliometro". Con l'ordinanza n. 30425/2025, i giudici hanno respinto il ricorso del contribuente, stabilendo che la ricostruzione dei ricavi basata sul consumo di acqua minerale costituisce una presunzione valida. La Corte ha inoltre chiarito che l'omissione del contraddittorio preventivo non invalida automaticamente l'atto per i tributi non armonizzati, come l'IRPEF, e ha ritenuto sufficiente la motivazione della corte di merito sulla quantificazione degli scostamenti.
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Accertamento analitico-induttivo e calcolo IVA errato
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di accertamento fiscale basato su una presunta condotta antieconomica. Pur confermando la legittimità del ricorso all'accertamento analitico-induttivo in tali circostanze, ha accolto il ricorso del contribuente su un punto specifico: l'omessa pronuncia del giudice di merito riguardo l'erroneo calcolo dell'IVA applicata ai maggiori ricavi. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione limitatamente a tale aspetto.
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Accertamento induttivo: ISI non è prova di ricavi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28909/2025, ha stabilito che un accertamento induttivo non può basarsi sulla sola presunzione che il pagamento dell'Imposta sugli Intrattenimenti (ISI), di natura forfettaria, dimostri l'esistenza di ricavi non dichiarati. Il caso riguardava una società del settore intrattenimento che aveva dichiarato ricavi zero a causa della distruzione del magazzino. La Corte ha inoltre ribadito l'obbligo del contraddittorio preventivo per gli accertamenti sull'IVA, in quanto tributo armonizzato, annullando l'atto fiscale.
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Accertamento a tavolino: la Cassazione chiarisce
La Cassazione ha respinto il ricorso di un imprenditore edile contro un accertamento a tavolino. La Corte ha chiarito che in tali controlli, l'obbligo di contraddittorio per i tributi armonizzati richiede che il contribuente dimostri concretamente le sue ragioni, non essendo sufficiente un'opposizione generica. Confermato l'indebito utilizzo del reverse charge e l'indeducibilità dei costi per mancanza di prove.
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Accertamento induttivo: i poteri dell’Agenzia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di call-center contro un avviso di accertamento per IRES, IVA e IRAP. L'Agenzia delle Entrate aveva proceduto con un accertamento induttivo a seguito dell'omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, rilevando operazioni inesistenti. La Corte ha confermato la legittimità dell'operato dell'Agenzia, respingendo tutte le undici eccezioni della società, relative a presunti vizi procedurali come l'incompetenza territoriale dell'ufficio verificatore e la violazione del contraddittorio.
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Accertamento d’ufficio: obbligo di dedurre i costi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25702/2025, chiarisce che in caso di accertamento d'ufficio per omessa dichiarazione, l'Amministrazione Finanziaria ha l'obbligo di determinare, anche in via induttiva, i costi inerenti ai maggiori ricavi accertati. Omettere tale calcolo viola il principio costituzionale di capacità contributiva. La Corte ha quindi accolto il ricorso del contribuente su questo punto, cassando con rinvio la sentenza di merito che negava il riconoscimento dei costi in assenza di prove documentali.
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