LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

L. n. 300 del 1970, art. 18

5 provvedimenti

Licenziamento collettivo: sì alla reintegra se i criteri sono errati
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento collettivo intimato da un'azienda di trasporti aerei a un dipendente con mansioni di supporto vendite. La Corte d'Appello aveva accertato la violazione dei criteri di scelta geografici, poiché il ruolo del lavoratore non era in esubero e un'altra dipendente era stata assegnata alle medesime mansioni. L'azienda ha fatto ricorso sostenendo che la violazione dei criteri di scelta dovesse comportare solo un risarcimento economico e non la reintegrazione. La Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la violazione dei criteri di scelta nei casi di licenziamento collettivo comporta l'annullamento del recesso e la reintegrazione nel posto di lavoro, oltre a un'indennità risarcitoria fino a dodici mensilità. Il lavoratore ottiene così la conferma definitiva del suo diritto a riprendere il servizio.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non riesamina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dirigente licenziato per giusta causa. La decisione si fonda sul principio che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in una nuova valutazione dei fatti. Il ricorrente, secondo la Corte, ha tentato di ottenere un riesame del merito della vicenda, presentando motivi di ricorso che, pur apparendo come violazioni di legge, miravano in realtà a contestare gli accertamenti fattuali dei giudici precedenti. Di conseguenza, il licenziamento basato sulla rottura del rapporto fiduciario è stato definitivamente confermato, con condanna del dirigente al pagamento delle spese legali.
Continua »
Prescrizione lavoro: Cassazione conferma la sospensione
Una società di trasporti ha impugnato una sentenza che riconosceva ad alcuni ex dipendenti il diritto a scatti di anzianità maturati anche durante l'apprendistato. In Cassazione, la società ha rinunciato ai motivi principali, contestando solo l'applicabilità della prescrizione. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, affermando un principio fondamentale sulla prescrizione lavoro: le riforme del 2012 e 2015, riducendo la stabilità del posto di lavoro, giustificano la sospensione dei termini di prescrizione per i crediti retributivi durante il rapporto, a causa del timore di ritorsioni del dipendente.
Continua »
Licenziamento disciplinare: rifiuto DAD è giusta causa
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare di una docente che si era rifiutata di svolgere la didattica a distanza durante l'emergenza pandemica. Le giustificazioni addotte, come la fobia per le telecamere e la mancanza di competenze informatiche, non sono state provate. La Corte ha stabilito che l'assenza prolungata e ingiustificata costituisce un grave inadempimento contrattuale che giustifica la sanzione espulsiva, e che spetta al lavoratore l'onere di provare l'esistenza di cause di giustificazione.
Continua »
Licenziamento disciplinare: non solo per omissioni
Un lavoratore, licenziato per aver danneggiato l'auto di un collega nel parcheggio aziendale prima del turno, ha impugnato il provvedimento. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che confermava il licenziamento disciplinare. I giudici supremi hanno chiarito che il termine "mancanze" nel CCNL non si riferisce solo a condotte omissive, ma anche a quelle attive e aggressive. Il vero discrimine è la gravità del fatto e la sua connessione con la prestazione lavorativa, elemento che la Corte d'Appello non aveva adeguatamente considerato.
Continua »