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l. n. 130 del 2022

6 provvedimenti

Definizione agevolata: sospensione in Cassazione
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF relativo a una plusvalenza immobiliare non dichiarata. Dopo una decisione favorevole in primo grado e una riforma in appello, la causa è giunta in Cassazione. La ricorrente ha presentato istanza di sospensione del giudizio per accedere alla definizione agevolata prevista dalla Legge 130/2022. La Suprema Corte ha verificato che la controversia rientrava tra quelle definibili e ha disposto la sospensione del processo, rinviando la trattazione alla sezione tributaria ordinaria.
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Definizione agevolata: rinvio per cessazione parziale
La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio a nuovo ruolo di una controversia riguardante cartelle esattoriali e iscrizioni ipotecarie a seguito della presentazione di una domanda di definizione agevolata. L'erede del contribuente ha invocato la normativa prevista dalla Legge 130/2022 per chiudere la lite. Tuttavia, poiché l'istanza riguarda solo una parte dei tributi originariamente contestati, la Corte ha ritenuto necessario aggiornare l'udienza per permettere all'ente della riscossione di valutare la portata della cessazione parziale della materia del contendere.
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Gioco illegale: tassa sui totem resta valida
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento per imposte sul gioco illegale a carico di un'impresa individuale che utilizzava quattro apparecchi "totem" non collegati alla rete statale. Il ricorso del contribuente, basato su una precedente dichiarazione di incostituzionalità di una norma simile, è stato respinto. La Corte ha distinto la norma incostituzionale, che era troppo generica, dalla legge applicata al caso di specie (L. 190/2014), che sanziona legittimamente l'uso di apparecchi destinati esclusivamente al gioco illegale.
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Utili extra bilancio: la presunzione per le società
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un socio di una società a ristretta base partecipativa a cui erano stati imputati utili extra bilancio accertati in capo alla società. A seguito di una verifica fiscale, l'Agenzia delle Entrate aveva disconosciuto alcuni costi, recuperando a tassazione maggiori utili sia per la società che, pro quota, per il socio. Il socio ha impugnato l'atto, contestando sia l'accertamento societario sia la presunzione di distribuzione. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extra bilancio in tali società. Ha inoltre stabilito che il socio non può rimettere in discussione l'accertamento societario una volta che questo è divenuto definitivo.
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Utili extracontabili: la presunzione di distribuzione
La Cassazione conferma che per le società a ristretta base sociale, gli utili extracontabili si presumono distribuiti ai soci. Il Fisco può quindi accertare il maggior reddito in capo al socio, che ha l'onere di provare il contrario. Rigettato il ricorso del contribuente, che contestava anche la validità della firma dell'atto da parte di un funzionario delegato.
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Accertamento analitico induttivo: quando è legittimo?
Una società del settore petrolifero ha impugnato un avviso di accertamento per la presunta vendita di carburante non fatturato. L'accertamento era basato sul metodo analitico-induttivo, giustificato da gravi incongruenze contabili come rimanenze negative e registri incompleti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'accertamento analitico induttivo è valido quando la contabilità è inattendibile sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti. La Corte ha inoltre chiarito che la critica al metodo di accertamento non costituisce un 'fatto storico' il cui omesso esame sia censurabile in sede di legittimità.
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