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L. n. 108/96

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Esibizione documentazione bancaria: quando è inammissibile
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'istanza di esibizione documentazione bancaria in corso di causa. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro una banca, stabilendo che la richiesta di produrre documenti ex art. 210 c.p.c. non può essere generica o esplorativa e deve essere preceduta da una richiesta formale alla banca ai sensi dell'art. 119 del Testo Unico Bancario. Senza questa prova preliminare e la specificità della richiesta, l'onere della prova resta a carico del cliente.
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Usura conto corrente: la CTU non può essere ignorata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito relativa a un caso di usura su conto corrente. Il motivo è che il giudice d'appello aveva completamente ignorato gli esiti di una consulenza tecnica d'ufficio (CTU), rinnovata nel corso del secondo grado, che costituiva un fatto decisivo per la risoluzione della controversia, in quanto perveniva a conclusioni radicalmente diverse sulla determinazione del saldo e sulla sussistenza dell'usura stessa.
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Ricorso inammissibile tasso usura: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due mutuatari che lamentavano l'applicazione di un tasso usura su un contratto di mutuo. Il ricorso è stato respinto per motivi procedurali, in quanto basato su premesse fattuali non accertate nei gradi di merito e volto a un riesame del fatto, non consentito in sede di legittimità. La decisione sottolinea che le allegazioni di parte, anche se supportate da perizie, non costituiscono prova se non vengono accolte dal giudice di merito.
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Decreti usura: il giudice deve conoscerli (Cass. 21421/24)
In una causa relativa a un mutuo con interessi usurari, la Corte di Cassazione ha stabilito che i decreti ministeriali che fissano le soglie dell'usura hanno natura normativa. Di conseguenza, in base al principio 'jura novit curia', spetta al giudice conoscerli e applicarli d'ufficio, senza che sia onere della parte che agisce in giudizio produrli come prova. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva respinto la domanda proprio per la mancata produzione di tali decreti usura, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Usura sopravvenuta: la Cassazione conferma i limiti
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per usura sopravvenuta e anatocismo su una linea di credito. Dopo aver perso in primo grado e in appello, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che i principi sull'usura sopravvenuta, stabiliti dalle Sezioni Unite, si applicano anche alle aperture di credito e che il ricorso di legittimità non può essere utilizzato per chiedere un nuovo esame dei fatti già valutati dai giudici di merito.
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Errore di fatto: i limiti alla revoca della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14094/2024, chiarisce la distinzione tra errore di fatto e errore di giudizio. Ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, stabilendo che una valutazione errata delle prove processuali non costituisce un errore di fatto, ma un errore di giudizio, e pertanto non può essere motivo di revocazione della sentenza.
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Mutuo solutorio: la Cassazione ne conferma la validità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27818/2025, ha rigettato il ricorso di una società e del suo fideiussore che contestavano la validità di un mutuo solutorio. La Corte ha stabilito, in linea con una recente pronuncia delle Sezioni Unite, che il contratto di mutuo finalizzato a estinguere un debito preesistente con la stessa banca è pienamente valido. La semplice messa a disposizione della somma sul conto corrente del mutuatario perfeziona il contratto, rendendo irrilevante la successiva destinazione dei fondi. Le ulteriori doglianze relative alla nullità della fideiussione e all'applicazione di tassi usurari sono state dichiarate inammissibili per vizi procedurali.
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Ricorso inammissibile: le conseguenze per le parti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due fideiussori contro una sentenza della Corte d'Appello. Il ricorso è stato giudicato carente dei requisiti di specificità e chiarezza. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati non solo al pagamento delle spese legali, ma anche a versare una somma aggiuntiva per abuso del processo, confermando la solidità della decisione impugnata riguardo la cessione del credito e la validità delle garanzie prestate.
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Onere della prova prescrizione: il correntista decide
Una recente sentenza della Corte d'Appello di Firenze ha riformato una decisione di primo grado, stabilendo un principio cruciale sull'onere della prova prescrizione nei rapporti di conto corrente. A fronte di contratti risultati nulli per firme apocrife, la Corte ha chiarito che spetta al correntista, e non alla banca, dimostrare la natura ripristinatoria delle rimesse per vincere l'eccezione di prescrizione. La causa è stata rimessa in istruttoria per una nuova CTU che ricalcoli il saldo alla luce di questo principio e della nullità degli addebiti non pattuiti.
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