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L. 47/1985

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Condono edilizio: parere paesaggistico obbligatorio
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione per un immobile abusivo situato in un'area vincolata, nonostante il ricorrente avesse ottenuto un condono edilizio ai sensi della normativa post-sisma. Il punto centrale della decisione riguarda l'illegittimità del permesso in sanatoria rilasciato dal Comune in assenza del parere favorevole della Soprintendenza. La Corte ha chiarito che, nelle procedure di condono edilizio per immobili in zone protette, il parere paesaggistico è un requisito obbligatorio e non può essere sostituito dal semplice decorso del tempo previsto per le procedure ordinarie.
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Abuso edilizio: acquisizione automatica al Comune
La Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di abuso edilizio, l'inottemperanza all'ordine di demolizione entro novanta giorni determina l'acquisizione automatica del bene al patrimonio comunale. Nel caso di specie, un cittadino aveva ottenuto un permesso in sanatoria dopo la scadenza di tale termine, portando il giudice dell'esecuzione a revocare la demolizione. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo che il titolo in sanatoria rilasciato a chi non è più proprietario è illegittimo e che l'ex titolare non ha più interesse ad agire per la revoca dell'ordine sanzionatorio.
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Condono edilizio e sospensione demolizione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva sospeso un ordine di demolizione basandosi esclusivamente sulla pendenza di una domanda di condono edilizio. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice dell'esecuzione non può limitarsi a riscontrare la presentazione dell'istanza, ma deve compiere una valutazione approfondita sulla reale condonabilità dell'immobile e sulla probabilità di un rapido accoglimento della pratica. Nel caso di specie, mancava qualsiasi analisi tecnica sui requisiti necessari per bloccare l'abbattimento del manufatto abusivo.
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Servitù di passo carrabile: l’interpretazione del titolo
La Corte d'Appello di Firenze ha confermato la decisione di primo grado, stabilendo l'esistenza di una servitù di passo carrabile basata sull'interpretazione di un contratto del 1958. Il proprietario di un fondo aveva negato il diritto di passaggio veicolare ai vicini, ma i giudici hanno ritenuto che la volontà originaria delle parti, desumibile dal contesto, dalle dimensioni del passaggio e dall'uso protratto nel tempo, fosse quella di costituire un diritto di transito anche per i veicoli e non solo pedonale.
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Inadempimento locatore: onere della prova del conduttore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10807/2025, ha rigettato il ricorso di una società conduttrice che lamentava un grave inadempimento del locatore per la presunta abusività di una parte dell'immobile commerciale locato. La Corte ha stabilito che grava sul conduttore, che agisce per la risoluzione del contratto, l'onere di provare non solo l'esistenza dell'irregolarità edilizia, ma anche e soprattutto il concreto e specifico pregiudizio che tale irregolarità ha causato al godimento del bene, impedendo l'esercizio della sua attività. In assenza di una specifica pattuizione contrattuale, il locatore non è tenuto a garantire l'ottenimento delle autorizzazioni amministrative necessarie per l'attività specifica del conduttore.
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