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L. 39/1989

5 provvedimenti

Diritto alla provvigione: niente compenso per il preliminare
L'Acquirente firmava una proposta di acquisto, qualificata come preliminare di preliminare, per un immobile. L'accordo prevedeva di rinviare la firma del vero contratto preliminare a un momento successivo dinanzi al notaio. Durante le verifiche, il notaio riscontrava la presenza di un pignoramento sul bene con un'imminente vendita all'asta. Il contratto preliminare non veniva stipulato e l'affare sfumava. L'Agente Immobiliare chiedeva comunque il pagamento del compenso in giudizio. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Agente Immobiliare non ha diritto alla provvigione in presenza di un semplice preliminare di preliminare. Il diritto alla provvigione sorge soltanto quando si conclude l'affare vero e proprio, ossia quando nasce un vincolo giuridico che permette di agire in giudizio per l'esecuzione del contratto o per il risarcimento del danno.
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Sequestro conservativo: il rigetto per mancanza urgenza
Il Tribunale di Milano ha respinto un ricorso per sequestro conservativo richiesto da una società svizzera contro una controparte commerciale. Il giudice ha riscontrato l'assenza di fumus boni iuris, poiché la ricorrente aveva precedentemente riconosciuto il debito in una missiva, e la mancanza di periculum in mora, dovuta a un ritardo di oltre due anni nell'agire in giudizio nonostante la presunta instabilità finanziaria del debitore fosse nota.
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Mediazione atipica: obbligo di iscrizione all’albo
Una società incarica un professionista di cercare immobili, promettendogli una provvigione. L'affare viene concluso da una società controllata. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale incarico, anche se unilaterale, si qualifica come mediazione atipica. Di conseguenza, il diritto alla provvigione è subordinato alla necessaria iscrizione del professionista all'albo dei mediatori, pena la nullità del contratto. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva qualificato il rapporto come mandato, è stata cassata con rinvio.
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Produzione documentale appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene su un caso di mediazione immobiliare per chiarire le rigide regole sulla produzione documentale in appello. Una società di mediazione, citata per la restituzione di un acconto, si era vista contestare la mancata iscrizione all'albo solo in secondo grado. La Corte d'Appello aveva ammesso la produzione tardiva del certificato, ma la Cassazione ha annullato la decisione, ribadendo che, ai sensi dell'art. 345 c.p.c., i nuovi documenti sono ammessi solo se la parte dimostra l'impossibilità di produrli prima per causa non imputabile, un principio distinto dalla proponibilità dell'eccezione.
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Domanda nuova in appello e i limiti della modifica
In una causa per una compravendita immobiliare fallita, la Cassazione ha stabilito che introdurre in secondo grado un nuovo motivo di responsabilità a carico del mediatore, come la mancanza del certificato di agibilità, costituisce una domanda nuova in appello, inammissibile ai sensi dell'art. 345 c.p.c. Tale allegazione tardiva altera infatti il tema della controversia, violando i limiti processuali e il diritto di difesa. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
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