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L. 326/2003

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Gestione separata INPS: tra reddito minimo e pretese contributive
Un avvocato ha impugnato un avviso di addebito notificato dall'ente previdenziale per l'omesso versamento dei contributi relativi all'anno 2010. L'ente pretendeva l'iscrizione alla Gestione separata INPS. I giudici d'appello hanno ritenuto sussistente l'obbligo contributivo, pur evidenziando parametri reddituali inferiori alla soglia tipica di abitualità. Il professionista ha quindi proposto ricorso per cassazione, lamentando l'errata interpretazione delle norme previdenziali sui minimi di reddito. La Suprema Corte ha rilevato la pendenza di una complessa questione di diritto dinanzi alle Sezioni Unite in tema di sanzioni per mancata iscrizione. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno disposto la rimessione della causa alla Quarta Sezione Civile per una trattazione ordinaria e approfondita.
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Condono edilizio: regole su rustico e scadenze
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un privato contro il diniego di revoca di un ordine di demolizione. Il fulcro della controversia riguardava la possibilità di applicare i termini di ultimazione previsti dalle leggi di condono successive (1994 e 2003) a una domanda presentata originariamente sotto l'egida del primo condono edilizio del 1985. La Suprema Corte ha stabilito che ogni procedura di condono edilizio è autonoma e soggetta esclusivamente ai requisiti temporali della propria legge di riferimento. Poiché il rustico dell'opera abusiva non risultava ultimato entro i termini fissati dalla legge del 1985, la sanatoria è stata ritenuta illegittima.
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Demolizione manufatto abusivo: guida al condono
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione manufatto abusivo ereditato dalla ricorrente, respingendo la richiesta di sospensione basata su un'istanza di condono pendente. La Corte ha chiarito che, trattandosi di un abuso non minore situato in zona vincolata, la sanatoria prevista dalla L. 326/2003 non è applicabile. Inoltre, le doglianze relative alla situazione economica e personale sono state ritenute generiche e già oggetto di precedenti valutazioni definitive, rendendo il ricorso inammissibile.
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Amministratore di fatto: responsabilità e sanzioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'amministratore di fatto risponde personalmente delle sanzioni fiscali se la società è un mero "schermo" creato per l'evasione a suo beneficio. Con l'ordinanza n. 28296/2025, la Corte ha respinto il ricorso di un contribuente, confermando che la responsabilità per le sanzioni si trasferisce dalla persona giuridica a quella fisica quando quest'ultima agisce nel proprio esclusivo interesse, utilizzando l'ente come paravento.
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Decadenza domanda amministrativa: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito il principio di decadenza della domanda amministrativa in ambito previdenziale. Un lavoratore ha perso il diritto alla rivalutazione contributiva per amianto perché ha agito in giudizio troppo tardi rispetto alla prima istanza del 1996, rendendo inutile la seconda domanda presentata nel 2006 e confermando che i termini non possono essere 'riavviati'.
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