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L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 3

5 provvedimenti

Colpevolezza accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio chiave sulla colpevolezza nell'accertamento basato sugli studi di settore. Il caso riguardava una società sanzionata a seguito di un accertamento fiscale. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato le sanzioni, ritenendo che la società non fosse colpevole poiché non poteva conoscere in anticipo il ricavo calcolato dal software dell'amministrazione. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che l'utilizzo degli studi di settore non esclude automaticamente la colpevolezza del contribuente. Spetta a quest'ultimo dimostrare l'assenza di negligenza, in quanto una contabilità corretta dovrebbe sempre permettere di giustificare eventuali scostamenti.
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Rendita catastale retroattiva: quando si applica?
Una società immobiliare ha contestato un avviso di accertamento ICI per il 2011, basato su una rendita catastale rettificata e notificata solo nel 2012. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22293/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo il principio della rendita catastale retroattiva. La Corte ha chiarito che quando la rettifica deriva da una variazione dichiarata dal contribuente (procedura docfa), la nuova rendita si applica dal momento della dichiarazione stessa, non dalla notifica della rettifica. Di conseguenza, l'imposta maggiore e le relative sanzioni per il 2011 erano legittime.
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Sanzioni IMU rendita catastale: la Cassazione decide
Una società immobiliare ha pagato l'IMU basandosi su una rendita catastale proposta, ignorando quella rettificata e divenuta definitiva. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle sanzioni IMU per rendita catastale applicate dal Comune, stabilendo che il contribuente, una volta a conoscenza del valore definitivo, è tenuto a utilizzarlo per i versamenti, anche se la definitività è intervenuta nello stesso anno d'imposta. L'inadempimento giustifica pienamente l'applicazione delle sanzioni.
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Crisi di liquidità: non esonera dal pagamento tasse
Una società di servizi ha omesso il versamento di IVA e IRAP a causa di una grave crisi di liquidità, provocata dal ritardo nei pagamenti da parte di un cliente principale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9596/2024, ha respinto il ricorso dell'azienda. Ha stabilito che la crisi di liquidità non costituisce una causa di forza maggiore idonea a giustificare l'inadempimento fiscale. Inoltre, ha ribadito che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, confermando così la pretesa fiscale dell'Amministrazione finanziaria.
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Obbligo dichiarativo IMU: no esenzione se omesso
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento IMU, sostenendo di avere diritto all'esenzione per "beni merce". La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il beneficio fiscale non è applicabile se l'impresa omette di presentare la specifica dichiarazione richiesta dalla legge. Questo obbligo dichiarativo IMU è un requisito essenziale la cui inosservanza comporta la decadenza definitiva dal diritto all'esenzione. La Corte ha inoltre confermato la legittimità della motivazione dell'atto e delle sanzioni applicate.
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