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L. 24 dicembre 2012 n. 228

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48 provvedimenti

Mutatio libelli in investimenti finanziari: la Cassazione
Un investitore ha subito perdite ingenti operando in futures. Dopo aver citato in giudizio la banca chiedendo la nullità dei contratti, ha modificato la sua domanda in risoluzione per inadempimento. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'investitore, stabilendo che tale modifica costituisce una 'mutatio libelli' non consentita. La Corte ha chiarito che i motivi del ricorso devono colpire la specifica ratio decidendi della sentenza impugnata, altrimenti risultano inammissibili.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze su spese e contributo
Un cittadino ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello in una controversia con un ente previdenziale. Successivamente, ha formalizzato la rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, chiarendo che in questi casi, se la controparte non si è costituita, non vi è condanna alle spese e non si applica l'obbligo del versamento del doppio contributo unificato.
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Mutuo a tasso agevolato: l’autonomia contrattuale
Un mutuatario ha contestato l'applicazione di un tasso di interesse superiore a quello previsto inizialmente in un mutuo a tasso agevolato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la normativa sui tassi minimi agevolati non limita l'autonomia contrattuale delle parti, le quali possono liberamente accordarsi per un tasso più elevato.
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Prescrizione intermediazione finanziaria: la Cassazione
Un'investitrice ha citato in giudizio un intermediario finanziario per la mancata informativa su obbligazioni ad alto rischio. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha chiarito un punto fondamentale sulla prescrizione in intermediazione finanziaria: per l'azione di risoluzione del contratto, il termine decennale decorre dalla data dell'investimento (momento dell'inadempimento), non da quando si manifesta la perdita economica. Di conseguenza, il ricorso dell'investitrice è stato respinto.
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Notificazione nulla e presunzione di conoscenza del processo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una notificazione nulla, sebbene viziata, può far scattare una presunzione di conoscenza del processo a carico del destinatario. In un caso riguardante un appello tardivo, la Corte ha rigettato il ricorso di una società che lamentava la notifica della sentenza di primo grado a una sede locale anziché a quella legale. È stato chiarito che non è sufficiente dimostrare il vizio della notifica; la parte deve anche provare di non aver avuto conoscenza dell'atto per altra via, superando così la presunzione legale. La notifica a un soggetto collegato al destinatario è stata ritenuta sufficiente a far presumere la conoscenza dell'atto.
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Azione revocatoria e vendita di cosa altrui: la Cassazione
Una creditrice agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita di un immobile effettuata dal suo debitore a una società. Il debitore si difende sostenendo che la vendita, derivante da un preliminare di vendita di cosa altrui, non ha depauperato il suo patrimonio. La Corte di Cassazione, tuttavia, dichiara il ricorso inammissibile per vizi procedurali, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano accolto l'azione revocatoria.
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Compensazione impropria: fondi agricoli e onere prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un agricoltore contro un'agenzia statale. L'agenzia aveva trattenuto nuovi aiuti per recuperare somme erogate in passato e ritenute indebite. La Corte ha confermato la legittimità della cosiddetta compensazione impropria, sottolineando che il provvedimento amministrativo di recupero, non impugnato nelle sedi competenti, era diventato definitivo. L'agricoltore non è riuscito a provare l'infondatezza della pretesa dell'ente.
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Contratto d’opera: il sito web è funzionante?
La Corte d'Appello di Venezia ha confermato la condanna di un'azienda al pagamento del corrispettivo per la creazione di un sito web, rigettando le sue lamentele. La Corte ha qualificato il rapporto come contratto d'opera, sottolineando che l'eccezione di inadempimento del cliente era generica e contraria a buona fede, dato che il sito risultava funzionante e che lo stesso consulente tecnico del cliente ne aveva inizialmente attestato la qualità. È stato ribadito che non si può rifiutare il pagamento sulla base di contestazioni pretestuose e sollevate solo in sede giudiziale.
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