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L. 228/2012, art. 1, commi 17-18

5 provvedimenti

Incentivo all’esodo: email aziendale non è offerta
La Corte d'Appello di Torino ha stabilito che un'email inviata da un'azienda per illustrare un piano di incentivazione all'esodo non costituisce una proposta contrattuale irrevocabile. Un lavoratore, dopo aver ricevuto tale comunicazione e trovato un nuovo impiego, si è visto negare l'accesso al piano. Ha quindi rassegnato le dimissioni per giusta causa, ma la Corte ha respinto il suo appello. La decisione si fonda sul carattere meramente informativo della comunicazione e sulle clausole degli accordi sindacali, che subordinavano l'adesione alle esigenze tecniche e organizzative aziendali, escludendo un diritto automatico per il dipendente.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: il caso
La Corte d'Appello di Genova conferma l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Nonostante il datore di lavoro avesse addotto un calo dell'attività, i giudici hanno ritenuto il motivo pretestuoso. L'azienda, infatti, mostrava dati economici in miglioramento, aveva assunto un'altra dipendente subito dopo e non aveva ruotato la lavoratrice licenziata in CIG con le colleghe. La decisione sottolinea che l'onere della prova di una reale crisi aziendale spetta interamente al datore di lavoro.
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Notifica PEC indirizzo non pubblico: quando è valida?
La Corte d'Appello ha stabilito che una notifica PEC è valida anche se proveniente da un indirizzo non presente nei pubblici registri. Citando la giurisprudenza della Cassazione, i giudici hanno confermato che se l'atto ha raggiunto il suo scopo, ovvero ha permesso al destinatario di difendersi, l'irregolarità formale è sanata. Questo principio, noto come raggiungimento dello scopo, si applica anche agli atti presupposti. Di conseguenza, l'appello del contribuente, basato sulla presunta nullità della notifica, è stato respinto.
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Contributo solidarietà pensione: illegittimo se imposto
La Corte d'Appello di Genova ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà pensione imposto da un ente previdenziale privatizzato a un proprio iscritto. In linea con la giurisprudenza della Cassazione, i giudici hanno stabilito che tale prelievo, incidendo su un trattamento pensionistico già definito, costituisce una prestazione patrimoniale che può essere introdotta solo dalla legge statale (art. 23 Cost.) e non da un atto autonomo dell'ente. È stato inoltre confermato il diritto del pensionato alla restituzione delle somme trattenute, con l'applicazione della prescrizione ordinaria decennale e non di quella quinquennale.
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Imputazione pagamento TFR: la busta paga prevale
Un lavoratore, dopo il fallimento del datore di lavoro, ha chiesto al Fondo di Garanzia il pagamento integrale del TFR. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, stabilendo che un precedente pagamento, indicato in busta paga come acconto TFR, costituisce una valida e vincolante imputazione pagamento TFR. La normativa speciale del diritto del lavoro prevale sulle regole civilistiche generali, impedendo al lavoratore di richiedere nuovamente la stessa somma al Fondo.
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