LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

L. 2/2009

0 provvedimenti

Liquidazione giudiziale impresa minore: come revocarla
La Corte d'Appello ha revocato l'apertura della liquidazione giudiziale impresa minore nei confronti di una società di Lucca. Nonostante la validità della notifica via PEC d'ufficio, l'analisi dei bilanci degli esercizi 2020-2022 ha dimostrato che l'impresa rientrava nelle soglie dimensionali ridotte previste dal Codice della Crisi, escludendo così l'assoggettabilità alla procedura concorsuale.
Continua »
Fideiussione omnibus: ricorso inammissibile e tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società e dei suoi fideiussori contro un istituto di credito. Il caso riguardava un'opposizione a un decreto ingiuntivo per un debito su conto corrente. La Suprema Corte ha respinto tutte le censure, inclusa quella sulla nullità della fideiussione omnibus, a causa di motivi procedurali come la tardività delle eccezioni, la genericità delle contestazioni e la mancata allegazione di prove decisive nei tempi corretti.
Continua »
Servitù per destinazione del padre di famiglia e COSAP
Una società è stata ritenuta debitrice del canone per l'occupazione di suolo pubblico (COSAP) per la presenza di manufatti. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, affermando il principio della servitù per destinazione del padre di famiglia. Se le opere erano visibili e permanenti prima della cessione dell'area al Comune, la servitù sorge automaticamente, esonerando dal pagamento del canone, anche in assenza di una specifica menzione nell'atto di trasferimento.
Continua »
Domanda riconvenzionale: quando è ammissibile?
Una società e i suoi garanti si opponevano a un decreto ingiuntivo di una banca. Nel corso della causa, la società presentava una domanda riconvenzionale per danni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5484/2024, ha stabilito un principio chiave: la domanda riconvenzionale è ammissibile quando esiste un collegamento oggettivo con la domanda principale, tale da rendere opportuno un unico processo, anche se non condividono lo stesso titolo giuridico. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile tale domanda, rinviando la causa per un nuovo esame.
Continua »
Valutazione quota socio: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio contro la sentenza che determinava il valore della quota spettante a un altro socio escluso. Il caso verteva sulla corretta valutazione quota socio, contestata riguardo alla stima di un immobile, al calcolo di un'imposta ipotetica e alla quantificazione dell'avviamento. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito, ma serve solo a verificare la presenza di vizi di legittimità, come una motivazione totalmente assente o incomprensibile, vizi non riscontrati nel caso di specie.
Continua »
Notifica liquidazione giudiziale: PEC e sede legale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26370/2025, ha rigettato il ricorso dell'ex liquidatore di una S.r.l. avverso la dichiarazione di liquidazione giudiziale. La Corte ha confermato due principi fondamentali: primo, per richiedere la liquidazione non serve un credito accertato con sentenza definitiva, ma è sufficiente una valutazione sommaria del giudice; secondo, la notifica liquidazione giudiziale è valida se eseguita all'indirizzo PEC della società, anche se cancellata dal registro imprese, poiché l'imprenditore ha l'obbligo di mantenerlo attivo per un anno.
Continua »
Azione revocatoria: cessione quote e frode creditore
Un creditore ha ottenuto la dichiarazione di inefficacia per la vendita di quote societarie tramite un'azione revocatoria. La società debitrice, in grave difficoltà finanziaria, aveva ceduto partecipazioni di valore al proprio amministratore unico. Il Tribunale di Milano ha stabilito che l'atto era pregiudizievole per le ragioni del creditore (eventus damni) e che sia il debitore sia l'acquirente (che coincidevano nella stessa persona fisica) erano consapevoli del danno (scientia damni e participatio fraudis), integrando i presupposti dell'art. 2901 c.c.
Continua »