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L. 124/2017

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Responsabilità medica odontoiatrica e danno morale
La Corte d'Appello di Campobasso ha riformato parzialmente una sentenza di primo grado in materia di responsabilità medica odontoiatrica. Il Collegio ha riconosciuto il diritto della paziente alla restituzione dei compensi per interventi errati e, soprattutto, ha liquidato autonomamente il danno morale, evidenziando come la sofferenza interiore patita durante un intervento di implantologia durato oltre due ore debba essere risarcita separatamente dal danno biologico.
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Fideiussione schema ABI: validità della garanzia
La Corte d'Appello di Milano ha confermato la validità di una fideiussione schema ABI sottoscritta nel 2006, legata a un contratto di leasing. I giudici hanno chiarito che, per i contratti stipulati dopo il 2005, la nullità delle clausole anticoncorrenziali non è automatica. Spetta infatti al garante l'onere di provare che l'intesa tra le banche fosse ancora persistente al momento della firma della garanzia.
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Leasing traslativo e risoluzione: restituzione rate o penale?
Una società di leasing ha impugnato la sentenza che la condannava a restituire oltre 120.000 euro a una curatela fallimentare. La disputa riguardava un contratto di leasing traslativo e risoluzione avvenuta prima della legge del 2017. La banca sosteneva di poter trattenere i canoni in base a una penale contrattuale. Tuttavia, la Corte d'Appello ha applicato l'articolo 1526 del Codice Civile, riducendo la penale perché eccessiva. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la nuova legge sul leasing non è retroattiva. Pertanto, per i contratti risolti prima del 2017, resta valida la distinzione tra leasing di godimento e traslativo, con l'obbligo di restituire le rate riscosse per evitare arricchimenti ingiustificati del concedente.
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Notifica a mezzo posta privata: quando l’appello è nullo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a un contribuente effettuando la notifica a mezzo posta privata nel febbraio 2017. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato l'appello inammissibile per inesistenza della notifica. La Cassazione, pur correggendo la qualificazione del vizio da inesistenza a nullità, ha confermato il rigetto del ricorso. Poiché il contribuente è rimasto contumace, la nullità non è stata sanata. Inoltre, l'operatore privato dell'epoca non possedeva poteri certificativi, rendendo impossibile attestare con certezza legale la data di consegna dell'atto. Tale mancanza di certezza impedisce di verificare la tempestività dell'impugnazione, rendendo inutile anche l'ordine di rinnovazione della notifica. La Suprema Corte ha quindi sancito l'inammissibilità definitiva dell'appello per tardività.
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Leasing traslativo: nullità della clausola sui canoni
Una società finanziaria ha impugnato una decisione che annullava una clausola in un contratto di leasing traslativo. Tale clausola imponeva all'utilizzatore il pagamento di tutti i canoni non saldati al momento della risoluzione del contratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che, in base all'art. 1526 c.c., una simile clausola è nulla poiché genera un indebito arricchimento per il concedente. Quest'ultimo ha diritto solo a un equo compenso per l'uso del bene e al risarcimento del danno, non all'intero importo dei canoni non pagati.
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Leasing traslativo: riduzione penale anche se non chiesta
In una causa relativa a un contratto di leasing traslativo, una società utilizzatrice, poi fallita, aveva chiesto la restituzione dei canoni versati. Il Tribunale aveva ridotto la penale contrattuale, ma la Corte d'Appello aveva annullato la decisione per ultrapetizione, non essendo stata chiesta esplicitamente la riduzione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la sentenza d'appello, stabilendo che la richiesta di applicazione dell'art. 1526 c.c. include implicitamente il potere del giudice di ridurre una penale manifestamente eccessiva, senza necessità di una domanda specifica.
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Sanzione disciplinare notaio: la Cassazione decide
Un notaio ha ricevuto una sanzione disciplinare di €40.000 per aver emesso fatture irregolari e praticato concorrenza sleale tra il 2014 e il 2017. La Corte di Cassazione ha confermato l'illecito, ma ha dichiarato prescritta la violazione del 2014, riducendo la sanzione finale a €30.000. La sentenza chiarisce importanti principi sulla tempestività del procedimento disciplinare, sul calcolo delle sanzioni per violazioni ripetute e sull'irrilevanza di errori formali nell'inquadramento giuridico della condotta.
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