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Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005, art. 6

5 provvedimenti

Riduzione compenso medico: illegittima senza accordo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4521/2023, ha stabilito l'illegittimità della riduzione unilaterale del compenso di un medico di medicina generale da parte di un'Azienda Sanitaria Locale. Anche in presenza di piani di rientro per il disavanzo sanitario, la modifica dei compensi previsti dalla contrattazione integrativa regionale non può essere imposta, ma deve essere rinegoziata con le organizzazioni sindacali. Il rapporto tra medico e SSN è di natura privatistica e non autorizza l'ente pubblico a esercitare poteri autoritativi.
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Indennità di rischio: nullità se generalizzata
Un medico ha contestato la riduzione unilaterale dei suoi compensi da parte di un'azienda sanitaria locale, motivata da un piano di rientro economico. Il medico ha anche richiesto il pagamento di una specifica indennità di rischio. La Corte di Cassazione ha respinto sia il ricorso dell'azienda sanitaria, confermando che i compensi non possono essere ridotti unilateralmente, sia quello del medico. L'indennità di rischio è stata dichiarata nulla perché l'accordo regionale la concedeva in modo generalizzato a tutti i medici del servizio, violando l'accordo nazionale che la limita a condizioni di disagio specifiche e particolari.
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Compenso medico: no a tagli unilaterali dell’ASL
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3703/2023, ha stabilito che un'Azienda Sanitaria Locale non può ridurre unilateralmente il compenso medico previsto dagli accordi collettivi, neanche se giustificato da un piano di rientro dal deficit. La Corte ha però confermato la nullità di un'indennità di rischio generalizzata, concessa a tutti i medici di continuità assistenziale da un accordo regionale, perché non legata a specifiche e particolari condizioni di disagio come richiesto dalla normativa nazionale.
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Contrattazione Collettiva Sanità: limiti regionali
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante le indennità per un medico convenzionato. Ha stabilito che nella contrattazione collettiva sanità, gli accordi regionali non possono introdurre indennità generalizzate se l'accordo nazionale richiede condizioni specifiche e particolari. Inoltre, ha ribadito che una Pubblica Amministrazione non può ridurre unilateralmente un compenso pattuito, anche in presenza di piani di rientro economico, ma deve seguire le vie della negoziazione.
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Compenso medico convenzionato: no alla riduzione unilaterale
La Corte di Cassazione ha stabilito che una Azienda Sanitaria Locale non può ridurre unilateralmente il compenso di un medico convenzionato, anche se motivata da esigenze di contenimento della spesa pubblica. La Suprema Corte ha chiarito che il rapporto tra medico e Servizio Sanitario Nazionale è di natura privatistica e regolato dalla contrattazione collettiva. Pertanto, qualsiasi modifica al compenso medico convenzionato deve avvenire tramite negoziazione tra le parti e non per decisione unilaterale dell'ente pubblico, che non agisce con potestà autoritativa ma come una parte contrattuale.
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