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DPR n. 633/72

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Operazioni inesistenti e conciliazione fiscale
Una società operante nel settore sanitario ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'anno d'imposta 2013, con cui l'amministrazione finanziaria contestava l'utilizzo di operazioni inesistenti. Secondo l'accusa, alcuni contratti di appalto mascheravano in realtà una somministrazione irregolare di manodopera, portando al disconoscimento di costi e detrazioni IVA. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la causa è approdata in Cassazione. Tuttavia, durante l'udienza, le parti hanno manifestato la volontà di procedere verso una conciliazione giudiziale, richiedendo un rinvio della trattazione che la Corte ha prontamente concesso.
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Inammissibilità ricorso tributario: effetti della rottamazione
Una società impugnava un avviso di accertamento per costi non deducibili. Dopo aver perso in appello, ricorreva in Cassazione. Durante il giudizio, aderiva alla "rottamazione quater", definendo la controversia. La Corte ha quindi dichiarato l'inammissibilità ricorso tributario per sopravvenuta carenza di interesse, estinguendo il processo.
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Culpa in vigilando: responsabilità del contribuente
Una società è stata ritenuta responsabile per un ingente debito fiscale derivante da omessi versamenti, nonostante avesse affidato la contabilità a un professionista esterno risultato poi infedele. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, sottolineando il principio della 'culpa in vigilando', ovvero il dovere del contribuente di sorvegliare l'operato del professionista incaricato. La semplice denuncia penale contro quest'ultimo non è sufficiente a escludere la responsabilità e le relative sanzioni.
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Conferimento fittizio: Cassazione su vendite occulte
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che aveva effettuato un conferimento fittizio di un ramo d'azienda per mascherare vendite di merci non dichiarate. La Corte ha confermato la legittimità della ripresa fiscale ai fini IVA, basando la decisione sulla continuità dell'attività da parte della società conferente e su gravi incongruenze contabili, che provavano la natura simulata dell'operazione.
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Obbligo di regolarizzazione fatture: i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32252/2024, ha chiarito i contorni dell'obbligo di regolarizzazione fatture a carico del committente. Nel caso specifico, una società era stata sanzionata per non aver corretto delle fatture ricevute con IVA agevolata per la costruzione di un centro commerciale, opera non rientrante nel beneficio. La Corte ha stabilito che, sebbene il committente non debba svolgere complesse indagini fiscali, è tenuto a un controllo di coerenza sostanziale quando possiede documenti, come il permesso di costruire, che rendono palese l'errata applicazione dell'aliquota IVA. Il ricorso della società è stato quindi respinto, confermando la sanzione.
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