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D.P.R. 761/1979

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58 provvedimenti

Indennità di perequazione: no a retribuzione di posizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di perequazione per i dipendenti universitari in servizio presso aziende ospedaliere non include automaticamente la retribuzione di posizione. Tale emolumento è legato all'effettivo svolgimento di un incarico dirigenziale, che i ricorrenti non ricoprivano. La Corte ha così confermato un orientamento consolidato, distinguendo tra trattamento economico fondamentale e componenti accessorie legate a specifiche funzioni.
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Interruzione prescrizione: la domanda giudiziale basta?
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto il riconoscimento del diritto all'equiparazione economica con sentenza passata in giudicato, ha agito per ottenere le successive differenze retributive. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la domanda giudiziale iniziale aveva causato l'interruzione prescrizione per tutti i diritti conseguenti, con effetto protratto fino al passaggio in giudicato della prima sentenza. Di conseguenza, il diritto alle ulteriori differenze retributive non era prescritto.
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Trattamento perequativo: sì anche senza accordo
La Cassazione conferma il diritto al trattamento perequativo per dipendenti universitari che svolgono attività assistenziale in ospedale, anche per il periodo precedente a un accordo formale del 2006. Decisiva la mancata contestazione specifica delle mansioni svolte da parte dell'Università e dell'Azienda Ospedaliera.
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Trattamento perequativo: sì se l’attività è svolta
La Cassazione conferma il diritto al trattamento perequativo per due dipendenti universitarie che svolgevano attività assistenziale in un'azienda ospedaliera. La Corte ha stabilito che la prova dell'effettivo svolgimento delle mansioni prevale sulla formalizzazione di accordi, respingendo i ricorsi dell'Università e dell'Azienda Ospedaliera.
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Indennità De Maria e retribuzione di posizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5126/2024, ha rigettato il ricorso di un dipendente universitario che chiedeva l'inclusione della retribuzione di posizione nel calcolo della cosiddetta Indennità De Maria. La Corte ha ribadito il principio secondo cui tale indennità, finalizzata a equiparare il trattamento economico del personale universitario a quello del personale sanitario, non può estendersi automaticamente a emolumenti, come la retribuzione di posizione, che sono strettamente legati all'effettivo conferimento e svolgimento di un incarico dirigenziale, la cui prova spetta al lavoratore.
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Indennità posizione organizzativa: serve atto formale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti universitari in servizio presso un'azienda ospedaliera, i quali richiedevano il pagamento dell'indennità posizione organizzativa. La Corte ha stabilito che tale indennità non è dovuta in assenza di un formale provvedimento scritto e motivato di istituzione della posizione e di conferimento dell'incarico da parte dell'amministrazione. Gli atti meramente preparatori non sono sufficienti a far sorgere il diritto, né è configurabile un risarcimento per perdita di chance se le posizioni non sono mai state formalmente create.
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Danno da demansionamento: onere della prova e risarcimento
Un medico subisce una riduzione dell'attività chirurgica dal suo superiore. La Cassazione conferma la condanna dell'Azienda Sanitaria per danno da demansionamento, chiarendo l'onere della prova a carico del lavoratore e la possibilità di liquidazione equitativa del danno patrimoniale alla professionalità.
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Indennità di mensa nel TFR: la Cassazione decide
Una lavoratrice del settore sanitario ha contestato il calcolo del suo TFR, sostenendo la mancata inclusione di diverse voci retributive, tra cui l'indennità di mensa. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito che la natura retributiva dell'indennità di mensa, e quindi la sua inclusione nel TFR, dipende dalla contrattazione collettiva applicabile nel tempo. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando il caso per un nuovo calcolo che tenga conto di questo principio, sottolineando l'importanza di verificare gli accordi sindacali vigenti prima delle riforme legislative.
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Accordo transattivo: chi paga i contributi del datore?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un accordo transattivo, la dicitura 'somma lorda' si riferisce all'importo al lordo delle sole trattenute fiscali e previdenziali a carico del lavoratore. I contributi a carico del datore di lavoro rimangono un suo onere, a meno che non sia esplicitamente pattuito il contrario. Il caso riguardava un'opposizione a precetto in cui un'università aveva detratto anche la quota contributiva datoriale dalla somma pattuita con una dipendente in sede di conciliazione, pratica ritenuta illegittima dalla Corte.
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Rimborso costi ospedali: no a pagamenti extra-tariffa
Una società finanziaria, cessionaria di un credito da un ospedale classificato, ha richiesto a una Regione e a un'ASL il rimborso dei costi del personale eccedenti le tariffe standard. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo che l'equiparazione funzionale degli ospedali classificati a quelli pubblici non conferisce un diritto automatico al rimborso costi per tutte le spese di gestione. La remunerazione è definita dalle tariffe e dai tetti di spesa, e i costi aggiuntivi rientrano nel rischio d'impresa della struttura sanitaria.
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Trattamento economico docenti: no parità con i medici
Un docente universitario ha richiesto un trattamento economico pari a quello dei dirigenti medici del Servizio Sanitario Nazionale per l'attività assistenziale svolta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il trattamento economico dei docenti universitari non deve essere identico, ma 'congruo e proporzionato', tenendo conto dell'esistenza di fondi finanziari distinti e autonomi. La finalità della legge è quella di un'equiparazione complessiva, non di una sovrapposizione voce per voce delle retribuzioni.
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Legittimazione passiva solidale: Università e Ospedale
La Corte di Cassazione ha confermato il principio della legittimazione passiva solidale tra Università e Azienda Ospedaliera Universitaria per i crediti retributivi del personale. In un caso riguardante una richiesta di equiparazione stipendiale, il ricorso dell'Università è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali, in particolare per non aver impugnato tutte le 'rationes decidendi' della sentenza d'appello e per la mancata specificità dei motivi. La Corte ha ribadito che il dipendente può agire contro una sola delle amministrazioni per l'intero credito.
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Giudicato esterno: Cassazione rinvia a pubblica udienza
In una controversia relativa al diritto di un dipendente a un'indennità perequativa, la Corte di Cassazione ha esaminato la questione del giudicato esterno. La Corte d'Appello aveva basato la sua decisione su una precedente sentenza definitiva tra le stesse parti. Tuttavia, l'azienda datrice di lavoro ha eccepito che un'altra causa, ancora più vecchia e riguardante lo stesso tema, era ancora pendente. Riconoscendo la complessità della nozione di giudicato esterno in presenza di obbligazioni di durata e di una pluralità di sentenze, la Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando il caso a una pubblica udienza per un esame approfondito.
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Ricorso inammissibile: effetti sul ricorso incidentale
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per vizi formali, determinando l'inefficacia del ricorso incidentale tardivo. Il caso riguardava una richiesta di indennità da parte di alcuni dipendenti universitari e la successiva azione di manleva dell'ateneo nei confronti di un Policlinico e della Regione. La decisione sottolinea come un errore procedurale nell'impugnazione principale possa precludere l'esame delle doglianze sollevate dalle altre parti, anche se potenzialmente fondate.
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Obbligo di manleva: chi paga il dipendente?
Un dipendente universitario in servizio presso un'azienda ospedaliera ha citato in giudizio l'università per il mancato pagamento di un'indennità. L'università ha chiamato in causa l'ospedale chiedendo di essere tenuta indenne. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di manleva a carico dell'ospedale, stabilendo che l'ente che beneficia concretamente della prestazione lavorativa deve sostenerne i costi, respingendo il ricorso dell'azienda sanitaria.
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Incarico dirigenziale: non è un diritto automatico
Una professoressa universitaria ha citato in giudizio un policlinico per non averle conferito un incarico dirigenziale apicale, chiedendo un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'assegnazione di un incarico dirigenziale a un professore universitario non è un diritto automatico derivante dal solo titolo accademico. Tale conferimento è condizionato dalla disponibilità di posti nell'atto aziendale, dalla copertura finanziaria e dal superamento delle procedure di selezione, elementi che la ricorrente non ha provato.
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Indennità di perequazione: no alla retribuzione manageriale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16817/2025, ha chiarito i limiti dell'indennità di perequazione per il personale universitario che opera in ambito sanitario. Un dipendente universitario aveva richiesto l'inclusione della retribuzione di posizione, tipica dei dirigenti sanitari, nel calcolo della sua indennità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che tale emolumento è strettamente legato all'effettivo svolgimento di un incarico dirigenziale, che nel caso di specie non era mai stato conferito. La decisione conferma un orientamento consolidato, distinguendo tra l'equiparazione del trattamento economico generale e le voci retributive specifiche legate a funzioni superiori non ricoperte. È stata inoltre confermata la responsabilità solidale dell'Università e del Policlinico.
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Indennità perequativa: Cassazione su medici universitari
Un gruppo di medici universitari ha richiesto l'adeguamento della loro indennità perequativa, basata su una normativa datata, per allinearla a quella dei dirigenti medici del Servizio Sanitario Nazionale. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, sostenendo che una nuova legge avesse superato la precedente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei medici, stabilendo un principio fondamentale: la vecchia normativa resta valida (principio di ultrattività) fino a quando la nuova disciplina non viene completamente e concretamente attuata dall'Azienda Ospedaliera. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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