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D.P.R. 357/1997

8 provvedimenti

Sponde del lago: serve lo studio di compatibilità idraulica?
Alcuni proprietari di immobili adiacenti a un lago hanno impugnato i progetti comunali di consolidamento delle sponde e riduzione del rischio idrogeologico. I privati lamentavano l'occupazione indebita dei terreni, danni alle strutture di sostegno e la mancata redazione dello studio di compatibilità idraulica. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha respinto i ricorsi. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha confermato la decisione, stabilendo che le opere di mero consolidamento delle sponde non modificano il regime delle acque. Pertanto, l'approvazione del progetto non richiede il preventivo studio di compatibilità idraulica né una nuova valutazione ambientale per varianti non sostanziali. I proprietari perdono il giudizio e le opere pubbliche restano pienamente legittime.
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Impianti da fonti rinnovabili: stop ai divieti dei Comuni
Un Comune ha impugnato l'autorizzazione concessa dalla Regione a una Società per realizzare due piccoli impianti idroelettrici. Secondo il Comune, l'area era protetta e contigua a un parco nazionale, rendendola assolutamente non idonea a ospitare impianti da fonti rinnovabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune. I giudici hanno chiarito che non esistono divieti assoluti e generalizzati di installazione basati solo sulla tipologia di area. La valutazione di idoneità deve avvenire caso per caso attraverso un procedimento unico e una specifica valutazione di incidenza ambientale. Poiché l'istruttoria regionale aveva escluso impatti negativi sull'ambiente, l'autorizzazione è stata ritenuta pienamente legittima. Il Comune è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Sequestro preventivo per reati edilizi: industria contro ambiente
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per reati edilizi ai danni di una società e dei suoi amministratori. Gli indagati erano accusati di aver realizzato un complesso industriale in un'area protetta (S.I.C.) senza la necessaria Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA), inducendo in errore la pubblica amministrazione tramite atti falsi. La difesa contestava la competenza territoriale e la proporzionalità del sequestro, sostenendo che l'opera fosse sanabile e che il valore del bene sequestrato fosse eccessivo rispetto al reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che in sede di legittimità non è possibile riesaminare il merito dei fatti o la valutazione delle prove, ma solo verificare la correttezza giuridica della motivazione, che in questo caso è risultata solida e coerente.
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Regolamento di giurisdizione: quando è inammissibile?
Un ente agrario ha proposto un regolamento di giurisdizione per confermare la competenza del Commissario per gli usi civici in una causa contro una società elettrica per l'occupazione di terreni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse ad agire, poiché non vi era una reale contestazione sulla giurisdizione. Il ricorso mascherava una richiesta di pronuncia sul merito, relativa all'applicazione di una nuova legge, questione che spetta al giudice della causa e non alla Cassazione in sede di giurisdizione.
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Consumo di suolo: abuso d’ufficio e reato edilizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata, condannata per reato edilizio e abuso d'ufficio. La vicenda riguarda la costruzione di un immobile in un'area agricola e protetta (S.I.C.), realizzata sulla base di un permesso a costruire illegittimo. La Corte ha confermato che l'errata classificazione del terreno e la mancata valutazione di incidenza ambientale integrano il concetto di consumo di suolo, giustificando la condanna per entrambi i reati.
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Valutazione d’incidenza: quando è obbligatoria?
Una società è stata multata da un'autorità regionale per aver creato percorsi per mountain bike in un'area protetta senza la necessaria valutazione d'incidenza. I ricorsi della società sono stati respinti a tutti i livelli, compresa la Corte di Cassazione. La Corte ha confermato che tali lavori richiedono una valutazione ambientale preventiva e che la violazione è di natura permanente, continuando fino al ripristino dei luoghi.
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Principio precauzione ambientale: stop a impianto idro
Una società energetica si è vista negare l'autorizzazione per un impianto idroelettrico a causa di rischi ambientali. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che il principio di precauzione ambientale e la tutela dei corsi d'acqua prevalgono, specialmente quando non vengono proposte alternative progettuali idonee a scongiurare il rischio di deterioramento. La decisione sottolinea la legittimità del provvedimento amministrativo basato su criticità idrogeologiche concrete e non su mere supposizioni.
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Principio di non deterioramento: stop a centrale idroelettrica
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di autorizzazione per la costruzione di una centrale idroelettrica, stabilendo la prevalenza del principio di non deterioramento dei corpi idrici. La decisione si fonda sulla valutazione negativa di impatto ambientale, che aveva evidenziato gravi rischi geologici e idrici. La Corte ha ribadito che la tutela ambientale, sancita dalla normativa europea e nazionale, rappresenta un limite invalicabile anche per progetti di energia rinnovabile, a meno che non sussistano le specifiche condizioni per una deroga, in questo caso assenti.
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