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D.P.R. 218/2000

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Cassa integrazione e obbligo di rotazione: infermiera vince
Una lavoratrice, assunta formalmente come infermiera, viene collocata in Cassa integrazione guadagni straordinaria dall'azienda. La dipendente contesta la decisione lamentando la violazione dell'obbligo di rotazione tra i dipendenti fungibili. Il Tribunale le dà ragione, ma la Corte d'Appello ribalta la decisione ritenendo non provata l'intercambiabilità delle mansioni. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della lavoratrice: i giudici di secondo grado hanno totalmente ignorato una lettera del responsabile delle risorse umane che elogiava l'attività della donna in quel reparto, dimostrando la concreta fungibilità con i colleghi non sospesi. La Suprema Corte stabilisce che, in tema di cassa integrazione e obbligo di rotazione, spetta al lavoratore dimostrare la fungibilità delle mansioni, ma il giudice deve valutare tutte le prove documentali prodotte. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria: criteri
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del collocamento in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria di un dipendente a causa della genericità dei criteri di scelta. L'azienda aveva indicato criteri vaghi basati su generiche esigenze tecnico-produttive, impedendo ai sindacati e ai lavoratori di verificare la correttezza della selezione. La Suprema Corte ha stabilito che la comunicazione iniziale deve essere specifica ex ante e non può essere sanata da successivi incontri sindacali se i dati di partenza sono insufficienti. Il lavoratore ha dunque diritto al pagamento delle differenze retributive tra lo stipendio pieno e l'indennità percepita.
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Cassa Integrazione: criteri di scelta e trasparenza
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del provvedimento di collocazione in Cassa Integrazione di un dipendente a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. La società aveva utilizzato espressioni vaghe negli accordi sindacali, come il riferimento a esigenze tecnico-organizzative e alla fungibilità dei lavoratori, senza specificare i parametri concreti per l'individuazione del personale da sospendere. La Suprema Corte ha ribadito che la mancanza di trasparenza e specificità rende nullo il provvedimento, obbligando il datore di lavoro al pagamento delle differenze retributive.
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Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria: i criteri
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della collocazione di un dipendente in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria a causa della genericità dei criteri di scelta. L'azienda aveva indicato vaghe esigenze tecnico-organizzative senza specificare le posizioni lavorative coinvolte. La Suprema Corte ha ribadito che la comunicazione iniziale ai sindacati deve essere specifica e verificabile ex ante, non potendo essere sanata da accordi successivi privi di dati concreti. Tale carenza informativa impedisce ai lavoratori e ai sindacati di controllare la correttezza della selezione.
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Criteri di scelta CIGS: l’accordo deve essere chiaro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32725/2023, ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta previsti nell'accordo sindacale. La Suprema Corte ha sottolineato che l'accordo deve definire con precisione e chiarezza le modalità di rotazione e i parametri di selezione, non potendo basarsi su concetti vaghi come la 'fungibilità' non meglio specificata. Il ricorso dell'azienda è stato respinto poiché non aveva contestato in modo specifico le statuizioni dei giudici di merito su tale indeterminatezza.
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Obbligo comunicazione CIGS: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8285/2024, ha stabilito che l'obbligo di comunicazione CIGS per il datore di lavoro sussiste anche in caso di cessazione di attività di una singola unità produttiva. L'azienda deve specificare i criteri di scelta dei lavoratori da sospendere e le ragioni della mancata rotazione, anche se l'attività viene trasferita. La genericità della comunicazione rende la procedura illegittima e comporta il diritto al risarcimento del danno per i lavoratori.
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Comunicazione CIGS: gli obblighi per l’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7642/2024, ha confermato l'illegittimità della collocazione in Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS) di alcuni dipendenti a seguito della chiusura di un'unità produttiva. La Corte ha stabilito che la comunicazione CIGS iniziale inviata ai sindacati era generica e non specificava adeguatamente i criteri di scelta dei lavoratori da sospendere, né le ragioni della mancata rotazione con il personale di altre sedi. Secondo i giudici, l'obbligo di informazione dettagliata sussiste sempre, anche in caso di cessazione totale dell'attività di una sede, per garantire la trasparenza e la verificabilità delle decisioni aziendali.
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Criteri di scelta CIGS: obblighi di comunicazione
La Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori, ribadendo che l'azienda deve sempre comunicare i Criteri di scelta CIGS e le ragioni della mancata rotazione, anche in caso di cessazione di attività di una singola unità produttiva. La comunicazione generica è stata ritenuta una violazione procedurale.
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Criteri Cassa Integrazione: obblighi di comunicazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2686/2024, ha stabilito l'illegittimità di una procedura di Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS) avviata da un'azienda per la chiusura di un'unità produttiva. La Corte ha ribadito che l'obbligo di comunicare in modo trasparente i criteri di scelta dei lavoratori da sospendere e le ragioni della mancata applicazione della rotazione è inderogabile. La genericità della comunicazione iniziale, che non motivava l'infungibilità delle mansioni, vizia la procedura, rendendo la sospensione illegittima e dando diritto ai lavoratori al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione piena e l'integrazione salariale percepita. La sentenza sottolinea che questi obblighi procedurali servono a garantire la trasparenza e la verificabilità delle scelte aziendali, anche in caso di cessazione di attività.
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