Durante un controllo doganale, i funzionari scoprivano l'importazione di due orologi preziosi non dichiarati, spacciati per manometri. L'Agenzia delle Dogane contestava il tentato contrabbando e disponeva la confisca dei beni. Il Contribuente pagava un terzo della sanzione tramite definizione agevolata, ritenendo che questo pagamento cancellasse anche la confisca degli orologi. L'amministrazione negava la restituzione, tesi confermata nei primi gradi di giudizio. Il Contribuente ricorreva quindi in Cassazione. La Suprema Corte, data la complessità e la rilevanza della questione riguardante l'effetto della definizione agevolata sulla confisca doganale, ha deciso di non deliberare in camera di consiglio e ha rinviato la causa alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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