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D.Lgs. 385/1993

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817 provvedimenti

Termine accertamento Consob: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello, chiarendo il principio fondamentale sul termine accertamento Consob. Il caso riguardava una sanzione inflitta a un amministratore di un istituto di credito per violazioni informative. La Cassazione ha stabilito che il termine di 180 giorni per la contestazione non decorre dalla mera ricezione di informazioni preliminari, ma dal momento in cui l'Autorità di Vigilanza completa l'attività istruttoria e ha un quadro conoscitivo pieno e sufficiente per formulare l'addebito. Questo processo, data la complessità della materia finanziaria, richiede una valutazione approfondita che non può essere affrettata.
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Cessione in blocco: onere della prova del cessionario
La richiesta di ammissione al passivo di una società di gestione crediti, basata su un credito acquisito tramite cessione in blocco, è stata respinta. La Cassazione ha confermato che la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente. Sul cessionario grava l'onere della prova di dimostrare che lo specifico credito rientra nel perimetro della cessione.
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Sanzioni Banca d’Italia: il giudicato penale non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'assoluzione in sede penale "perché il fatto non sussiste" non comporta l'annullamento automatico delle sanzioni Banca d'Italia irrogate per i medesimi eventi. La Corte ha chiarito che l'illecito amministrativo, legato alla violazione di norme di vigilanza, e il reato penale sono fattispecie distinte. Pertanto, la validità delle sanzioni amministrative deve essere valutata autonomamente. Il ricorso di un ex dirigente bancario, sanzionato per gravi irregolarità gestionali, è stato respinto.
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Frazionamento ipoteca: obblighi del notaio chiarisce la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di permuta immobiliare, in cui un costruttore non ha cancellato un'ipoteca su unità immobiliari cedute a un privato. La sentenza analizza la responsabilità del costruttore per inadempimento, la quantificazione del danno e, soprattutto, gli obblighi del notaio rogante. Viene affermato il principio che la tutela prevista dal D.Lgs. 122/2005, che impone il frazionamento dell'ipoteca prima del rogito, si applica anche ai contratti di permuta aventi ad oggetto immobili ancora da costruire, annullando la decisione precedente e chiarendo la portata della responsabilità professionale notarile.
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Responsabilità amministratori: dovere di informarsi
La Corte di Cassazione conferma la sanzione irrogata da un'autorità di vigilanza a un amministratore privo di deleghe di un istituto di credito per omissioni informative in un prospetto. L'ordinanza chiarisce l'estensione della responsabilità amministratori, sottolineando il loro dovere di agire informati e di attivarsi proattivamente per vigilare sulla gestione, specialmente in presenza di segnali di allarme. Viene ribadito che, in questo contesto, la negligenza è sufficiente per configurare l'illecito e non si applica il principio della legge più favorevole (favor rei).
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Clausola fideiussione consumatore: nullità e tutele
La Corte di Cassazione conferma la nullità della clausola di deroga all'art. 1957 c.c. in una fideiussione stipulata da un consumatore. Tale clausola fideiussione consumatore è ritenuta vessatoria perché crea un significativo squilibrio a danno del garante. La pronuncia estingue la garanzia e, di conseguenza, determina il rigetto di un'azione revocatoria basata sul medesimo credito, ormai dichiarato inesistente con efficacia di giudicato.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non impugnata
Una società chimica ricorre in Cassazione contro una decisione che ha ridotto il suo credito in un fallimento. La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché la società non ha contestato una delle due autonome ragioni giuridiche (ratio decidendi) su cui si fondava la sentenza d'appello. Il caso evidenzia come un'impugnazione debba affrontare tutte le motivazioni autosufficienti della decisione che contesta per evitare l'inammissibilità.
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Cessione del credito: Gazzetta Ufficiale non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione del credito in blocco. Se il debitore contesta l'avvenuta cessione, la sola pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale non costituisce prova sufficiente della titolarità del credito in capo al cessionario. Quest'ultimo deve fornire prove più concrete, come il contratto di cessione. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile l'intervento nel processo d'appello del nuovo creditore avvenuto dopo la precisazione delle conclusioni, cassando con rinvio la sentenza impugnata.
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Cessione in blocco: prova della titolarità del credito
Una società di cartolarizzazione agiva in revocatoria contro la vendita di un immobile effettuata da un garante. L'acquirente, nipote del garante, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la titolarità del credito in capo alla società (derivante da una cessione in blocco) e la propria consapevolezza del danno ai creditori. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la prova della titolarità del credito è una questione di merito e che la pubblicazione della cessione in Gazzetta Ufficiale è sufficiente. Inoltre, ha confermato che la Cassazione non può riesaminare le valutazioni di fatto, come la scientia damni, compiute dai giudici di merito.
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Liquidazione Coatta: stop alle azioni individuali
Una risparmiatrice ha citato in giudizio una banca in liquidazione coatta amministrativa per far dichiarare inesistente un debito. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali azioni sono inammissibili. Il principio della liquidazione coatta amministrativa impone che tutte le pretese, incluse quelle di accertamento negativo, siano gestite esclusivamente all'interno della procedura concorsuale per tutelare la parità di trattamento tra i creditori. Qualsiasi causa individuale presso un tribunale ordinario è quindi preclusa.
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Oneri condominiali pignoramento: no prededuzione
Un condominio ha richiesto che i suoi crediti per oneri condominiali, maturati dopo il pignoramento di un'unità immobiliare, fossero pagati in prededuzione, ovvero prima del credito ipotecario di una banca. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che l'istituto della prededuzione è applicabile solo alle procedure concorsuali (come il fallimento) e non alle esecuzioni forzate individuali. In quest'ultimo caso, gli oneri condominiali pignoramento possono essere considerati spese di giustizia con privilegio solo se indispensabili per la conservazione materiale del bene, a vantaggio di tutti i creditori.
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Responsabilità della banca: onere della prova negato
La Corte di Appello ha rigettato la richiesta di risarcimento di una società contro un istituto di credito, confermando che non sussiste la responsabilità della banca se il cliente non prova che la falsità della firma sull'assegno era riconoscibile a prima vista. La sentenza ha anche chiarito che, in caso di cancellazione della società attrice, l'ex socio che interviene nel processo deve dimostrare di essere succeduto nel diritto di credito, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Prova titolarità credito: basta la Gazzetta Ufficiale?
Una sentenza della Corte di Appello analizza la questione della prova della titolarità del credito in caso di cessione in blocco. La Corte ha stabilito che la pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale, se sufficientemente dettagliata, è una prova adeguata, senza necessità di produrre il contratto di cessione. L'appello, basato sulla presunta mancanza di prova della titolarità del credito e sull'inefficacia dell'interruzione della prescrizione, è stato respinto. La Corte ha chiarito che l'appellante era un coobbligato solidale e non un garante autonomo, rendendo l'atto interruttivo valido anche nei suoi confronti.
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Cessione crediti in blocco: prova e legittimazione
Una società finanziaria, acquirente di un pacchetto di crediti tramite una cessione crediti in blocco, ha agito contro i garanti di un debito. La Corte d'Appello di Torino, riformando la decisione di primo grado, ha stabilito che la pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale, unita ad altri elementi indiziari, costituisce prova sufficiente della titolarità del credito in capo al cessionario. La Corte ha inoltre respinto la contestazione sulla validità delle fidejussioni, ritenendola coperta da un precedente giudicato.
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Ammortamento alla francese: l’eccezione è tardiva
La Corte d'Appello di Torino ha respinto l'appello di un mutuatario contro una banca, chiarendo un punto cruciale sulla contestazione del piano di ammortamento alla francese. La Corte ha stabilito che, sebbene la nullità di un contratto possa essere rilevata d'ufficio dal giudice, tale potere non permette di introdurre per la prima volta in fase avanzata del processo contestazioni basate su nuovi fatti, come l'illegittimità del metodo di calcolo. L'eccezione è stata quindi giudicata tardiva e l'appello respinto, confermando la decisione di primo grado.
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Cessione in blocco: prova e legittimazione del credito
Una società si è opposta a un'ingiunzione di pagamento ottenuta dal cessionario di un credito bancario, contestando la legittimazione del nuovo creditore in una cessione in blocco. Il Tribunale ha confermato la legittimazione del cessionario, ritenendo sufficiente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale unita all'elenco dei crediti. Tuttavia, ha accolto parzialmente l'opposizione nel merito, revocando l'ingiunzione e riducendo drasticamente il debito da oltre 450.000 € a circa 84.000 € a seguito di una perizia tecnica che ha accertato l'applicazione di oneri e interessi illegittimi.
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Responsabilità intermediari finanziari: la sentenza
La Corte d'Appello di Roma ha confermato le sanzioni pecuniarie emesse da un'Autorità di Vigilanza nei confronti di una società finanziaria e del suo amministratore delegato. Il caso verte sulla responsabilità degli intermediari finanziari per gravi carenze nella governance, nella gestione dei rischi (in particolare liquidità e rischi operativi) e per perdite patrimoniali che hanno portato i fondi propri a un valore negativo. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, inclusa l'eccezione sulla scadenza dei termini del procedimento, affermando la piena legittimità dell'azione dell'Autorità e la proporzionalità delle sanzioni inflitte.
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Commissione di massimo scoperto: quando è illegittima?
Una società ha contestato gli addebiti sul proprio conto corrente, inclusa la commissione di massimo scoperto (CMS). La Corte d'Appello ha stabilito che la CMS era illegittima perché il contratto, pur indicando l'aliquota, non specificava le modalità di calcolo. Questa indeterminatezza ha reso la clausola nulla. Di conseguenza, la Corte ha ordinato il ricalcolo del saldo del conto escludendo la CMS, trasformando un debito del cliente in un credito e condannando la banca alla restituzione delle somme e alla rettifica della segnalazione in Centrale Rischi.
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Obbligo consegna documenti bancari: il limite decennale
Una società, agendo per conto di un fideiussore, ha richiesto a un istituto di credito la consegna di contratti e documentazione bancaria. La Corte d'Appello, riformando parzialmente la sentenza di primo grado, ha confermato l'esistenza del diritto ma ha precisato un aspetto fondamentale: l'obbligo di consegna dei documenti bancari da parte della banca è limitato agli ultimi dieci anni. La Corte ha stabilito che la richiesta di documenti anteriori al decennio non può essere accolta, applicando i principi derivanti dall'art. 119 del Testo Unico Bancario e dall'art. 2220 del codice civile.
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Anatocismo bancario: onere della prova e nullità
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per pratiche di usura e anatocismo bancario su due conti correnti. La Corte di Appello di Firenze, riformando parzialmente la sentenza di primo grado, ha respinto la domanda di usura per un errore nel calcolo dei tassi di interesse. Tuttavia, ha accolto la domanda relativa all'anatocismo bancario, dichiarando nulle le clausole di capitalizzazione trimestrale antecedenti al 2000. La Corte ha stabilito che la semplice pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a sanare tale nullità, essendo necessaria una nuova pattuizione scritta. Di conseguenza, ha disposto una CTU per ricalcolare i saldi dei conti senza l'applicazione dell'anatocismo.
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