LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 368/2001

Pagina 21 di 25

486 provvedimenti

Stabilizzazione precari: non basta la precedenza
Una lavoratrice, dopo una serie di contratti a termine con un ente pubblico, veniva assunta a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha chiarito che questa stabilizzazione precari non elimina automaticamente il diritto al risarcimento per l'abuso passato. Per la Corte, l'assunzione a tempo indeterminato costituisce una misura riparatoria adeguata solo se è conseguenza diretta e immediata dell'abuso, e non quando è semplicemente agevolata da un generico diritto di precedenza in una procedura di assunzione ordinaria. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione del danno.
Continua »
Danno da precariato: la stabilizzazione non basta
Una lavoratrice del settore pubblico, dopo una serie di contratti a termine ritenuti illegittimi, veniva assunta a tempo indeterminato. L'azienda sanitaria sosteneva che la stabilizzazione estinguesse qualsiasi pretesa risarcitoria. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'assunzione ottenuta tramite il mero esercizio del diritto di precedenza non costituisce una misura riparatoria adeguata per il pregresso abuso. Per escludere il danno da precariato, deve esistere un nesso causale diretto e immediato tra l'abuso e la stabilizzazione, che deve avvenire tramite procedure specificamente volte a sanare il precariato, e non attraverso ordinarie procedure di reclutamento.
Continua »
Incarichi dirigenziali a termine: limiti e tutele
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un dirigente pubblico con una serie di contratti a tempo determinato. La Corte ha stabilito che gli incarichi dirigenziali a termine non possono essere rinnovati all'infinito per coprire esigenze stabili dell'amministrazione, riconoscendo il diritto al risarcimento del danno in caso di abuso. Ha tuttavia escluso che un dirigente esterno possa partecipare a selezioni interne riservate al personale di ruolo e che lo svolgimento di fatto di mansioni superiori dia automaticamente diritto a una retribuzione maggiore.
Continua »
Incarichi dirigenziali a termine: limiti e tutele
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27189/2025, si è pronunciata sul tema degli incarichi dirigenziali a termine nel pubblico impiego. Il caso riguardava alcuni dirigenti assunti da un ente previdenziale con contratti a tempo determinato rinnovati per oltre un decennio. La Corte ha stabilito che la disciplina speciale dell'art. 19, comma 6, del D.Lgs. 165/2001 non autorizza un uso illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze stabili e permanenti. Superati i limiti massimi di durata (triennali o quinquennali), la reiterazione dei contratti è abusiva e dà diritto al lavoratore a un risarcimento del danno, pur non comportando la conversione del rapporto a tempo indeterminato. La Corte ha invece escluso l'esistenza di una durata minima triennale per questi incarichi.
Continua »
Lavoro a termine PA: tutela anche senza contratto scritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico ha diritto al risarcimento per l'abuso di contratti a termine (il cosiddetto 'danno comunitario') anche se i contratti sono nulli per mancanza di forma scritta. La sentenza chiarisce che la tutela del lavoratore precario, derivante dal diritto europeo, non può essere annullata da un vizio formale imputabile alla stessa Pubblica Amministrazione. Il caso riguarda un lavoratore forestale siciliano il cui rapporto di lavoro a termine PA era stato reiterato abusivamente senza contratti scritti.
Continua »
Tutela lavoratore precario: Danno anche senza contratto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2992/2024, ha stabilito un principio fondamentale per la tutela del lavoratore precario nel settore pubblico. Un lavoratore, impiegato per anni da un'amministrazione regionale con una serie di contratti a termine, si è visto negare il risarcimento per l'abusiva reiterazione dei rapporti perché i contratti erano nulli per mancanza di forma scritta. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la nullità del contratto, imputabile al datore di lavoro pubblico, non esclude, ma anzi rafforza, il diritto del lavoratore alla tutela risarcitoria prevista dalla normativa europea contro l'abuso dei contratti a termine. La mancanza di un contratto scritto valido non può tradursi in un indebolimento della protezione del lavoratore.
Continua »
Danno comunitario contratto nullo: tutela garantita
Un lavoratore, impiegato per anni da un'amministrazione regionale con contratti a termine reiterati, ha richiesto il risarcimento del danno per l'abuso subito. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, considerando i contratti nulli per mancanza di forma scritta. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la tutela contro l'abuso, nota come danno comunitario, spetta al lavoratore anche in caso di contratto nullo. La nullità formale, infatti, rappresenta un'ulteriore colpa del datore di lavoro pubblico e non può vanificare la protezione imposta dal diritto dell'Unione Europea.
Continua »
Attività stagionali e CCNL: la Cassazione decide
Un lavoratore, impiegato per anni con contratti a tempo determinato per la manutenzione di impianti irrigui, ha chiesto la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato, sostenendo il superamento del limite massimo di 36 mesi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la contrattazione collettiva può legittimamente individuare nuove "attività stagionali" non previste dalla legge. Tale qualificazione permette di derogare al limite dei 36 mesi, rendendo legittima la successione dei contratti a termine per le mansioni specificate dal CCNL.
Continua »
Causale sostitutiva: quando il contratto è nullo?
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un contratto a termine con causale sostitutiva. Nonostante il contratto indicasse il nome della lavoratrice assente, la nuova assunta è stata impiegata in una posizione diversa, violando il nesso causale e i principi di trasparenza. Il rapporto è stato convertito a tempo indeterminato.
Continua »
Contratto a progetto e novum in appello: la Cassazione
Una lavoratrice con contratti di collaborazione ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La sua richiesta è stata respinta in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo inammissibile il motivo relativo alla nullità del contratto a progetto per mancanza del progetto stesso, in quanto sollevato per la prima volta in appello (c.d. 'novum'). La Corte ha sottolineato l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso, che impone di formulare tutte le domande e le relative motivazioni fin dal primo atto del processo.
Continua »
Contratto a termine in società pubblica: no conversione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto a termine, anche se illegittimo per assenza di causale, stipulato con una società a controllo pubblico non può essere convertito in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Questa regola serve a non eludere l'obbligo costituzionale di accesso al pubblico impiego tramite concorso. Al lavoratore spetta unicamente un'indennità risarcitoria per il danno subito.
Continua »
Valutazione dei Rischi: Contratto a termine nullo
Un lavoratore ha impugnato il suo contratto a tempo determinato, sostenendo la sua nullità per la mancata redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) con data certa prima della sua assunzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'assenza di un DVR con data certa antecedente all'assunzione rende nullo il termine apposto al contratto, con la sua conseguente conversione in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte ha ribadito che l'onere di provare la corretta e tempestiva redazione del documento spetta interamente al datore di lavoro.
Continua »
Contratto a termine: onere della prova e nullità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una compagnia aerea, confermando la nullità della clausola di un contratto a termine stipulato con un operatore aeroportuale. La Corte ha ribadito che l'onere della prova circa la sussistenza effettiva delle ragioni giustificatrici del termine (in questo caso, esigenze sostitutive) grava interamente sul datore di lavoro. La mancata fornitura di tale prova determina l'illegittimità del termine e la conversione del rapporto in tempo indeterminato, con conseguente obbligo risarcitorio.
Continua »
Anzianità di servizio: sì al calcolo del precariato
Una ricercatrice, dopo essere stata stabilizzata da un ente di ricerca pubblico, ha chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante il precedente contratto a termine. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, confermando che, in assenza di prove su una diversità di mansioni, vige il principio di non discriminazione. L'anzianità di servizio pregressa deve quindi essere riconosciuta ai fini retributivi, e l'onere di provare ragioni oggettive per un trattamento diverso spetta al datore di lavoro.
Continua »
Anzianità di servizio: sì al riconoscimento post-concorso
La Cassazione ha stabilito che l'anzianità di servizio maturata con un contratto a termine in un ente pubblico deve essere riconosciuta anche se il lavoratore viene poi assunto a tempo indeterminato tramite concorso pubblico. La modalità di assunzione è irrilevante se le mansioni svolte sono omogenee. Annullata la decisione della Corte d'Appello che negava tale diritto.
Continua »
Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una lavoratrice aveva promosso un ricorso per cassazione contro una fondazione lirico-sinfonica in merito a una successione di contratti a termine. Prima della decisione della Corte, le parti hanno raggiunto una conciliazione, con conseguente rinuncia al ricorso da parte della lavoratrice. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi nel merito della questione.
Continua »
Contratti a termine fondazioni liriche: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza un caso cruciale sui contratti a termine nelle fondazioni liriche. Un lavoratore ha contestato la legittimità di una serie di contratti a tempo determinato, sostenendo la violazione della normativa europea volta a prevenire gli abusi. La Corte ha ritenuto la questione di tale complessità e rilevanza nomofilattica da richiedere un esame approfondito, in particolare per valutare la compatibilità della legislazione nazionale, che permette una maggiore flessibilità per tali enti, con i principi sanciti dalla Corte di Giustizia dell'UE.
Continua »
Difesa P.A. in giudizio: non vale per il lavoro in carcere
Un detenuto ha citato in giudizio il Ministero della Giustizia per differenze retributive relative al lavoro svolto in carcere. Il Ministero si è difeso tramite propri funzionari, eccependo la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che la facoltà di difesa P.A. in giudizio con proprio personale è limitata alle cause di pubblico impiego e non si applica al lavoro carcerario, che ha natura privatistica. Di conseguenza, la costituzione del Ministero e la relativa eccezione di prescrizione sono state dichiarate invalide, con la condanna dell'amministrazione al pagamento dell'intera somma richiesta.
Continua »
Lavoro carcerario: difesa del Ministero non valida
Un ex detenuto ha citato in giudizio il Ministero della Giustizia per differenze retributive relative al lavoro carcerario svolto. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la difesa del Ministero nel primo grado di giudizio era proceduralmente nulla. Il Ministero si era costituito tramite un proprio funzionario, ma la Corte ha chiarito che il lavoro carcerario configura un rapporto di diritto privato, per il quale è necessaria la difesa dell'Avvocatura dello Stato. Di conseguenza, l'eccezione di prescrizione sollevata dal Ministero è stata invalidata, portando alla condanna al pagamento delle somme richieste.
Continua »
Divieto di conversione: No a ruolo fisso nel pubblico
La Cassazione conferma il divieto di conversione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato nel pubblico impiego. Un lavoratore forestale, assunto per anni con contratti precari, si è visto negare la stabilizzazione a causa del principio del concorso pubblico. La Corte ha ribadito che, nonostante l'abuso, la sanzione non è l'assunzione ma il risarcimento del danno, se richiesto correttamente.
Continua »