Un'imprenditrice, titolare di un'agenzia di assistenza domiciliare, è stata condannata nei primi gradi di giudizio per il reato di intermediazione illecita di lavoro. L'imputata svolgeva attività di selezione e abbinamento di badanti per le famiglie senza la prescritta autorizzazione ministeriale, traendone profitto tramite canoni mensili versati dai clienti. La Corte di Cassazione, pur confermando la sussistenza del reato e l'infondatezza delle tesi difensive sulla natura puramente amministrativa dell'attività, ha dovuto annullare senza rinvio la sentenza di condanna. Il motivo dell'annullamento risiede nell'intervenuta prescrizione del reato, maturata prima della pronuncia della Corte d'appello. Di conseguenza, l'imprenditrice evita la condanna penale unicamente per motivi procedurali legati al decorso del tempo.
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