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D.Lgs. 231/2002 — Anno 2022

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28 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 231/2002

Interessi di mora nelle transazioni commerciali: ASL condannata
L'Azienda Sanitaria ha impugnato la decisione che la condannava a pagare gli interessi di mora nelle transazioni commerciali, calcolati secondo il d.lgs. n. 231/2002, a favore di una Società di Factoring, cessionaria dei crediti di una struttura sanitaria privata accreditata. L'Azienda sosteneva che tale disciplina non fosse applicabile ai rapporti di accreditamento sanitario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che gli interessi di mora previsti dal d.lgs. n. 231/2002 si applicano anche alle prestazioni sanitarie erogate da strutture private preaccreditate, purché sia stato stipulato un contratto scritto dopo l'8 agosto 2002. Nel caso specifico, l'accordo scritto era successivo a tale data, rendendo legittima l'applicazione del tasso maggiorato. Il controricorso della Società di Factoring è stato dichiarato inammissibile perché tardivo.
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Contratto di agenzia: sì ai servizi, no agli interessi d’oro
Una società di agenzia ha chiesto il pagamento di indennità di fine rapporto e dei relativi interessi moratori maggiorati alla compagnia assicurativa preponente. La Cassazione ha chiarito che il contratto di agenzia rientra tra le transazioni commerciali e le prestazioni di servizi. Tuttavia, ha rigettato il ricorso dell'agente poiché il contratto di agenzia originario era stato stipulato nel 1991, ossia prima dell'8 agosto 2002, data di entrata in vigore della disciplina speciale sui ritardi di pagamento. Di conseguenza, si applicano gli interessi legali ordinari e non quelli maggiorati previsti dal decreto legislativo sulle transazioni commerciali. Vince la compagnia assicurativa, ma le spese di giudizio sono compensate per la novità della questione.
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Operazione permutativa e IVA: il Comune perde contro l’impresa
Un Comune ha affidato a una società la realizzazione di opere pubbliche tramite un contratto di appalto. Come pagamento parziale, il Comune ha trasferito alla società la proprietà di alcuni beni immobili. La società ha richiesto il pagamento dell'IVA su tale trasferimento, qualificando l'atto come operazione permutativa. Il Comune si è opposto, sostenendo che il valore degli immobili fosse già comprensivo di IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, stabilendo che il trasferimento immobiliare a titolo di corrispettivo di un appalto costituisce un'operazione permutativa ai sensi del DPR 633/72. Di conseguenza, l'appaltatore ha l'obbligo di addebitare l'IVA al committente pubblico, e sono dovuti anche gli interessi moratori per il ritardato pagamento.
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Integrazione del titolo esecutivo: società perde sugli interessi
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi professionali a una società tramite decreto ingiuntivo, comprensivo di interessi commerciali. La società ha pagato il capitale ma ha proposto opposizione all'esecuzione, contestando la decorrenza degli interessi dalle parcelle pro-forma e sostenendo che dovessero decorrere solo dalla notifica del decreto. I giudici di merito hanno rigettato l'opposizione, interpretando il titolo esecutivo alla luce dei documenti del procedimento monitorio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'integrazione del titolo esecutivo tramite elementi esterni al testo, come le fatture pro-forma e la convenzione, è legittima se tali elementi sono stati trattati nel processo originario. Di conseguenza, l'opposizione è stata rigettata e la società è stata condannata alle spese.
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Interessi di mora sui compensi professionali: pagati da subito
Un avvocato ha chiesto la liquidazione giudiziale dei propri compensi professionali per l'attività svolta a favore di un ente pubblico di edilizia residenziale. Il Tribunale ha riconosciuto i compensi ma ha stabilito che gli interessi decorressero solo dalla data della propria decisione. L'avvocato ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che gli interessi di mora sui compensi professionali decorrono dal momento della formale messa in mora (domanda giudiziale o diffida stragiudiziale) e non dalla successiva liquidazione del giudice. La Cassazione ha quindi annullato la decisione precedente con rinvio al Tribunale per un nuovo calcolo.
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Deduzione interessi passivi: il bivio tra cassa e competenza
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deduzione interessi passivi effettuata negli anni 2005, 2006 e 2007. Tali interessi derivavano da una causa civile vinta da un appaltatore per lavori di ampliamento di un capannone. La Commissione Tributaria Regionale aveva ritenuto legittima la deduzione nel 2005, ritenendo che la certezza del costo fosse nata solo con la sentenza di condanna. La Corte di Cassazione ha parzialmente estinto il giudizio per gli anni 2005 e 2007 a causa di una definizione agevolata. Per l'anno 2006, ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che i giudici di merito avrebbero dovuto prima accertare la natura degli interessi (moratori o corrispettivi) per applicare il corretto criterio fiscale (cassa o competenza), cassando la sentenza con rinvio.
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Tutela del consumatore: no alle spese commerciali sui privati
Un utente ha receduto da un contratto telefonico per la propria abitazione. A causa di un ritardo nel pagamento di un saldo finale di 97,86 euro, una società di recupero crediti gli ha addebitato 14,09 euro per le spese di gestione. L'utente ha pagato la somma e ha poi citato in giudizio la compagnia telefonica per ottenerne la restituzione. Il Tribunale ha ritenuto legittimo l'addebito applicando le norme sulle transazioni commerciali tra imprese. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'utente, stabilendo che tali norme non si applicano ai contratti per uso familiare. Trattandosi di un privato, opera la specifica tutela del consumatore. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova decisione che consideri la qualità di consumatore dell'utente.
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Interessi di mora nelle transazioni commerciali: la clinica vince
L'Azienda Sanitaria ha impugnato la condanna al pagamento di oltre due milioni di euro a favore di una Struttura Sanitaria Privata per il ritardo nei pagamenti delle prestazioni erogate. La controversia riguardava l'applicabilità degli interessi di mora nelle transazioni commerciali previsti dal D.Lgs. n. 231/2002. L'Azienda Sanitaria sosteneva che il rapporto fosse iniziato prima del 2002 e che i successivi rinnovi fossero semplici proroghe. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i rinnovi annuali delle convenzioni con aggiornamento delle tariffe costituiscono nuovi contratti scritti. Di conseguenza, si applica la disciplina di tutela contro i ritardi di pagamento, confermando il diritto della clinica privata a percepire i tassi di interesse maggiorati.
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