La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico illecito di rifiuti a carico di un imprenditore che aveva spedito all'estero circa 5.000 pezzi di ricambio usati, dichiarandoli come "parti di auto" anziché come rifiuti. La Corte ha ribadito che l'onere di provare che un bene ha cessato di essere un rifiuto, attraverso specifici trattamenti di recupero e messa in sicurezza, spetta a chi ne gestisce la spedizione. In assenza di tale prova, i pezzi di ricambio usati provenienti da veicoli fuori uso devono essere considerati rifiuti speciali. È stata inoltre respinta la richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data l'ingente quantità e la potenziale pericolosità della merce.
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