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D.Lgs. 181/2015

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Ricorso per cassazione liquidazione coatta: termini e inammissibilità
Gli eredi di un creditore hanno contestato l'esclusione di somme dallo stato passivo di una banca in liquidazione coatta amministrativa. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta degli eredi. I familiari hanno quindi notificato l'impugnazione sessanta giorni dopo la ricezione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per tardività. Il ricorso per cassazione liquidazione coatta, a seguito delle riforme di settore e del regime transitorio, impone un termine abbreviato di trenta giorni dalla comunicazione o notifica della decisione. La notifica tardiva ha comportato la perdita definitiva del diritto di impugnazione e la condanna degli eredi al pagamento delle spese legali.
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Fondi rubati in banca: perdono la causa per un ricorso tardivo
Due risparmiatori avevano chiesto il risarcimento a una banca in liquidazione per somme sottratte da un dipendente. Dopo una decisione a loro sfavorevole in appello, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte, tuttavia, ha dichiarato il ricorso inammissibile senza neppure esaminare il caso nel merito. La ragione è stata un vizio procedurale: il ricorso è risultato tardivo perché presentato oltre il termine ridotto previsto dalla legge bancaria applicabile in quel momento. La sentenza sottolinea come il mancato rispetto delle scadenze processuali possa precludere la tutela di un diritto, anche se fondato.
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Domanda tardiva: termini e onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda tardiva di ammissione al passivo di una banca in liquidazione coatta. Nonostante i creditori avessero ottenuto una sentenza favorevole, la loro richiesta è stata presentata oltre il termine di decadenza previsto dalla legge. La Corte ha ribadito che il creditore ha l'onere di dimostrare che il ritardo è dipeso da una causa a lui non imputabile, e che un lungo lasso di tempo trascorso dopo il passaggio in giudicato della sentenza, senza agire, costituisce un ritardo colpevole. La sentenza sottolinea la rigidità dei termini procedurali e l'inderogabilità della procedura di accertamento del passivo.
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Domanda tardiva: termini e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18527/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni investitori che avevano presentato una domanda tardiva di insinuazione al passivo di un istituto di credito in liquidazione coatta. La Corte ha confermato che, a seguito delle modifiche introdotte dal D.Lgs. 181/2015, il creditore ha l'onere di dimostrare che il ritardo nella presentazione della domanda è dipeso da causa a lui non imputabile, anche per il periodo successivo alla cessazione dell'impedimento. Un ritardo di dieci mesi dal passaggio in giudicato della sentenza che accertava il credito è stato ritenuto ingiustificato.
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Privilegio su crediti: esteso al garante? La Cassazione
Una banca in liquidazione ha contestato l'estensione di un privilegio su crediti a sé stessa, in qualità di garante di un finanziamento pubblico. La Corte d'Appello aveva dato ragione al creditore, affermando la natura oggettiva del privilegio. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha dichiarato il ricorso della banca inammissibile perché presentato oltre il termine perentorio di 30 giorni previsto dalle norme speciali sulla liquidazione coatta amministrativa degli istituti di credito, senza entrare nel merito della questione.
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Opposizione stato passivo: termine per il deposito
Una creditrice ha impugnato l'esclusione del suo credito dallo stato passivo di una banca. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'azione, ribadendo che nell'opposizione stato passivo termine e formalità sono cruciali. Il mancato deposito del ricorso notificato almeno cinque giorni prima dell'udienza costituisce un errore procedurale insanabile, che comporta l'abbandono dell'opposizione, a prescindere dalla costituzione della controparte.
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Impugnazione stato passivo: Cassazione e nuove norme
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che le nuove norme sull'impugnazione dello stato passivo, introdotte dal D.Lgs. 181/2015, si applicano anche alle procedure di liquidazione coatta amministrativa già in corso. In particolare, una sentenza del Tribunale su un'opposizione, se pubblicata dopo l'entrata in vigore della nuova legge, non è più appellabile in secondo grado ma è impugnabile esclusivamente con ricorso per Cassazione. La Corte ha basato la sua decisione su un'interpretazione letterale della norma transitoria, respingendo l'istanza del creditore che riteneva di poter ancora beneficiare del precedente regime processuale.
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Appello inammissibile: nuove regole per le liquidazioni
Un creditore ha impugnato con appello una decisione del Tribunale in una procedura di liquidazione coatta amministrativa. La Cassazione ha confermato l'appello inammissibile, chiarendo che le sentenze emesse dopo l'entrata in vigore del D.Lgs. 181/2015 sono ricorribili solo direttamente in Cassazione, anche per le procedure già in corso.
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