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D.Lgs. 164/2007

5 provvedimenti

Inadempimento intermediario finanziario e risoluzione contrattuale
Alcuni investitori privati hanno citato in giudizio un istituto bancario chiedendo la risoluzione dei contratti di gestione patrimoniale e la restituzione del capitale. I clienti lamentavano la non rispondenza degli investimenti al loro profilo di rischio e il ritardo nell'aggiornamento della profilatura informativa secondo la direttiva comunitaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei risparmiatori, confermando che l'istituto aveva adeguatamente informato i clienti sui rischi specifici delle operazioni. I giudici hanno chiarito che un presunto inadempimento intermediario finanziario non comporta automaticamente lo scioglimento del rapporto contrattuale se la violazione riveste scarsa importanza rispetto all'economia complessiva del contratto.
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Dovere di astensione dell’intermediario: la scelta è del cliente
Due risparmiatori citano in giudizio un istituto di credito chiedendo la restituzione di circa quarantamila euro investiti in obbligazioni Lehman Brothers, poi fallite. Gli investitori lamentano la violazione degli obblighi informativi e sostengono che la banca avesse l'obbligo di non eseguire l'operazione poiché ritenuta inadeguata al loro profilo di rischio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso degli eredi dei risparmiatori. I giudici chiariscono che, secondo il Regolamento Consob del 2007, non sussiste un dovere di astensione dell'intermediario in assoluto per le operazioni inadeguate, purché il cliente sia stato correttamente profilato e informato dei rischi. L'obbligo di blocco scatta solo se il risparmiatore rifiuta di fornire le informazioni necessarie alla sua profilazione. Di conseguenza, se il cliente è informato e decide comunque di procedere, la scelta finale spetta a lui.
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Obblighi promotore: quando la firma non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31712/2023, ha chiarito gli stringenti obblighi del promotore finanziario. Un investitore aveva perso il suo capitale a causa del fallimento di una società i cui titoli gli erano stati proposti dal suo promotore. La Corte ha rigettato il ricorso del promotore, stabilendo che per avvalersi del regime di 'execution only' (mera esecuzione di ordini), non basta una generica dichiarazione del cliente. L'intermediario deve provare concretamente che l'iniziativa dell'investimento è partita esclusivamente dal cliente e di aver gestito in modo efficace e non solo formale i conflitti di interesse. La sentenza sottolinea che gli obblighi del promotore finanziario a tutela del cliente sono inderogabili senza prove specifiche.
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Termine accertamento illecito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul termine accertamento illecito in materia di sanzioni finanziarie. Annullando una decisione della Corte d'Appello, ha chiarito che il termine di 180 giorni per contestare una violazione non decorre dalla semplice conoscenza iniziale dei fatti, ma dal momento in cui l'organo di vigilanza completa l'istruttoria e acquisisce tutti gli elementi necessari per una valutazione definitiva. La sentenza rafforza l'autonomia dell'autorità nel condurre indagini complesse, limitando il sindacato del giudice alla verifica di un'inerzia ingiustificata, da valutarsi con un giudizio 'ex ante' e non con il senno di poi.
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Obblighi informativi intermediario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un risparmiatore che aveva acquistato obbligazioni argentine. A causa della violazione degli obblighi informativi dell'intermediario, i giudici di merito avevano dichiarato la risoluzione del contratto. La Cassazione ha confermato che tale violazione è grave e giustifica la risoluzione, ma ha cassato la sentenza per due aspetti: ha stabilito che l'investitore deve restituire i titoli e le cedole percepite e che gli interessi sulla somma rimborsata dalla banca decorrono dalla domanda giudiziale, non dall'investimento, salvo prova della malafede.
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